Istinti sopiti

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Istinti sopiti Finalmente è domenica! Oggi il cielo è uno spettacolo suggestivo, mi rasserena guardare il suo azzurro intenso, regala al lago una sfumatura argentea, sembra quasi brillare sotto i raggi del sole e tutto intorno vibra di vitale energia. La primavera si annuncia già prepotente e carica l’aria di calde promesse. Oggi mi sento energica, vorrei scappare da qui, andare a mangiare fuori, sull’erba, riempirmi le narici del suo odore acre e crogiolarmi al sole, riattivare il mio lato animale e istintivo e riaccendere i miei sensi che da troppo tempo ormai oziano impigriti. E mi piacerebbe condividere questo momento di risveglio con qualcuno, comincia a mancarmi una compagnia maschile accanto, sono tre anni che sono in astinenza e questa per me è veramente una novità assoluta, non sono mai stata sola per così tanto tempo. Sento una strana agitazione muoversi sottopelle, il mio corpo si sente trascurato e ha bisogno di attenzioni particolari. Le attenzioni di mani attente e forti che mi scuotano da questo torpore. Ultimamente mi capita spesso, forse troppo, di ripensare ai miei uomini e sentirne nostalgia, adesso se chiudo gli occhi ad esempio riesco persino a percepire quella deliziosa pressione che esercitavano le labbra piene di Felipe ogni volta che mi baciava e una scarica di adrenalina mi fa ribollire il sangue. L’ho davanti, bellissimo e solare come un dio greco, e il ventre langue di nostalgica inquietudine. La mia mano scivola lenta tra le gambe, mentre l’immagine della sua pelle lucida di sudore si fa strada tra i miei ricordi e mi accende di desiderio. Le mie dita si fermano e premono forte lì facendomi rabbrividire di piacere. L’altra mano impaziente si infila nella scollatura della maglia e raggiunge il seno, lo accarezza, lo strizza e quando le dita si chiudono sul capezzolo un piacere subdolo si insinua fino al basso ventre infiammandolo. Quanto vorrei averlo qui adesso, sono così tentata di chiamarlo, ma desisto, non posso dopo tutto questo tempo, dopo tutto questo silenzio, non saprei nemmeno cosa dire. Decido di spostarmi sul divano, mi spoglio e sazio questo impellente bisogno d’amore che si agita dentro le mie viscere. Nel pomeriggio ricevo una telefonata che aspettavo da un po’ di tempo, è Alessio. “Pronto!” “Ciao piccola, come stai?” “Ale, che bello sentirti! È tanto che non mi chiami!” “Potrei dirti la stessa cosa, non credi?” Sorrido perché ha ragione. “Vero, ma lo sai come sono fatta, preferisco essere cercata! Stai bene tu, celeberrimo maestro?” “Uff… sì sì, a parte qualche giramento di palle burocratico con la scuola, mio padre continua a darmi il tormento. Mi vorrebbe diverso, più attento, più concreto, più furbo… insomma più simile a lui. Ma grazie a Dio non gli somiglio per niente.” Rido di gusto perché immagino il suo volto accigliato, mi è mancato davvero tanto Alessio in questo anno. Aveva promesso che sarebbe venuto a inaugurare il mio appartamento ma poi non si è più mosso da Milano. “In effetti non ti ci vedo in mezzo alle scartoffie in un ufficio, anche se credo che in giacca e cravatta faresti la tua bella figura!” Adesso è lui che ride di gusto. “Oh piccola, ho un maledetto bisogno di abbracciarti e passare un po’ di tempo insieme a te, come ci organizziamo?” “Non sei più venuto qui, io vi aspettavo.” “Ci aspettavi? Aspettavi me e chi altri?” “Te e Morfeo naturalmente, come sta il mio gattone? Anche se in effetti penso che ormai sia più tuo che mio.” “Morfeo è e sarà sempre il NOSTRO gattone, e non vede l’ora di fare un po’ di fusa in braccio a te, come me, d’altronde!” “Sei il solito scemino, ma mi sei mancato e in effetti ho una voglia pazzesca di vederti... sai, pensavo una cosa, hai programmi per questa estate?” “Assolutamente no… la passiamo insieme?” “Pensavo di andare a Calambrone, ti va di tornare lì con me?” “Felicissimo davvero, ho proprio voglia di un po’ di pace e di sole e di mare.” “Naturalmente ho dato per scontato che tu possa essere libero ma non te l’ho chiesto, sei libero?” “Intendi sentimentalmente?” “Certo.” “Beh, sì… devo staccarmi da tutti e da tutto, te l’ho detto che ho bisogno di pace.” “Mmm ok, farò finta di non aver capito.” “Non fare la pissicologa con me, piccola!” Ride di gusto. “Ho proprio bisogno di passare un po’ di tempo con te Giulia, mi rigeneri, mi ricarichi.” “Sì, anche tu, Ale. Bene, allora è deciso, domani chiamo Giovanni e lo informo, così andrà a dare una sistemata fuori e dentro casa, sono tre anni che non ci metto piede.” “Soli tre anni, a me sembrano molti di più.” “Vero, sono successe tante cose… almeno dentro di me.” “Come stai adesso, piccola? Hai… hai più sentito qualcuno… hai qualcosa da raccontarmi? Nemmeno io te l’ho chiesto.” “Cosa?” la mia bocca si allarga in un sorriso che lui non può vedere né sentire. “Hai avuto qualcuno in questo periodo?” “No Ale, non ho sentito nessuno tranne Robert, ma quella è un’altra storia che ti racconterò un’altra volta, e no, non ho avuto nessun altro. Non ho tempo né voglia, mi sono dedicata anima e corpo al mio mestiere.” Non odo niente ma sono convinta che adesso sia lui a sorridere. “Allora torniamo a Calambrone insieme, questa estate?” “Se ti fa piacere.” “Sono strafelice, Giulia.” “Bene, anch’io.” “Io sono libero già a luglio, chiudo il 16.” “Perfetto, io mi metterò in ferie il 20 di luglio, il 21, al massimo il 22 sarò lì, potrai raggiungermi quando vorrai.” “Sarò da te il giorno seguente il tuo arrivo.” “Ok, wow, sono felice di rivederti, Ale, dopo tutto questo tempo!” “Anch’io moltissimo! Allora a presto, ma chérie. Torno al travaglio. Ti abbraccio forte… nell’attesa di poterlo fare dal vivo.” “Anch’io… buona giornata, Ale.”
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