Moti dell’anima
Spero che Alessio non fraintenda lo scopo di questo invito, voglio davvero godermi la sua compagnia, la sua sana e vivificante compagnia per ricaricare le pile. Non voglio preoccuparmi che possa aspettarsi qualcosa di più e che ci rimanga male in caso non l’ottenga, non voglio farlo soffrire ancora.
Quasi quasi mi pento di averlo invitato!
Questi pensieri mi riportano indietro e la cosa mi mette un po’ di inquietudine, ripenso a quella notte che scappai da Calambrone lasciando lui e Felipe in quella casa; erano entrambi innamorati di me e carichi di meravigliose aspettative. Ma io me la sono squagliata decidendo così le sorti di entrambi, non riuscivo più a gestire quello che sentivo per loro. Amavo tre uomini ed ero confusa. Dovevo allontanarmi per guardare questo amore da una prospettiva migliore e capire cosa fosse.
Ho dovuto fare delle scelte che mi sono costate dolore e da queste scelte sono dipese le loro.
Ripenso a Felipe quella sera che ci siamo rivisti a Firenze, alla sua passione nei miei confronti ancora viva e disarmante e mi meraviglia non aver avuto più sue notizie, ero sicurissima che mi avrebbe cercata.
“Ti amo Giulia, ti amerò sempre e questo nessuno potrà portarmelo via, né il tempo, né l’affetto che provo per la mia compagna attuale e per il figlio che porta in grembo.”
Queste sue parole mi hanno scaldato il cuore in quelle notti insonni in cui mi sono sentita particolarmente sola.
A quest’ora sarà un padre di famiglia, un amorevole, attento, bellissimo padre. Cerco di immaginarmelo nell’atto di cullare un biondissimo frugoletto e ho un flashback delle sue braccia e delle sue mani forti, decise, su di me, del suo corpo statuario, e sento improvvisamente una fitta al ventre che cerco di reprimere.
È tutta colpa della primavera, desta istinti difficili da domare, ma poi in fondo perché dovrei volerli reprimere?
Sono moti vitali!
Sarò pure più matura, più cosciente, ma sono ancora viva, perbacco!
Rido tra me e me e non mi accorgo che è entrata Francesca.
“Buon giorno dottoressa, posso entrare?”
“Buon giorno Francesca, vieni pure, accomodati, ero persa nei miei ricordi ma ti stavo aspettando.”
“Spero siano ricordi piacevoli.”
“Sì… fin troppo piacevoli, Francesca” le faccio un risolino d’intesa e lei capisce che si tratta di qualcosa di piccante.
Non sono mai stata capace di nascondere in nessun modo quello che sento, sono trasparente agli occhi del prossimo, soprattutto se sono pensieri felici.
“Ma noi siamo qui per parlare di te non dei miei ricordi piacevoli, no?”
Francesca si mette comoda e ride di gusto.
“Se ha bisogno di sfogarsi, per una volta si può fare a cambio” mi dice e le vedo una luce nuova che le accende gli occhi.
È proprio vero che spostare l’attenzione fuori da se stessi aiuta a ridimensionarsi e stare meglio. Dovrò prenderlo in considerazione come metodo di cura alternativo.