Il viaggio
“Sei pronta a tornare in quella casa? Sei sicura di poter stare con Alessio senza lasciarti coinvolgere sentimentalmente?”
Queste domande mi assillano da stamattina.
Ho paura di perdere il controllo, di sciupare tutto il lavoro che ho fatto su di me in questi tre anni.
Ho paura di perdere l’equilibrio che ho tanto faticato a raggiungere. Ma poi mi vengono in mente le parole di un saggio orientale, non ricordo il nome ma ricordo cosa diceva:
“Perdere il controllo per amore fa parte del viaggio, serve a mantenere l’equilibrio” e allora mi faccio forza e compongo il numero di Giovanni.
“Sì? Pronto.”
“Giovanni, sono Giulia, come stai?”
“Giulia, che piacere risentirti. Io sto bene e tu come stai? È tanto che non vieni a Calambrone.”
“Sì, è vero Giovanni, ma sono successe tante cose in questi anni… non ho avuto tempo, ho aperto uno studio mio e ho dovuto lavorare tanto.”
“Oh che bella notizia! Bene, sono felice per te, e Fabrizio sta bene?”
“Non stiamo più insieme… non lo sento da tre anni.”
Silenzio.
“Mi spiace, Giulia… non lo sapevo…”
“È la vita, Giovanni. Senti, ti ho chiamato perché tra qualche giorno vorrei venire a Calambrone.”
“Ma certamente, la casa è in perfette condizioni, il giardino è sempre stato in ordine… e dentro farò venire Marzia a dare una spolveratina. Sarà felice di rivederti.”
“Oh non la disturbare, Giovanni! Ci penserò io, sono giovane e forte.”
“Non se ne parla, tu non preoccuparti, anzi dicci quando vieni, così ti prepariamo da mangiare e passi da noi.”
“Non voglio disturbarvi, Giovanni, avremo tempo di vederci, voglio sistemare le mie cose quando arriverò, mangerò un panino per strada, e poi non sarò sola, verrà Alessio, ti ricordi di lui?”
Altra pausa imbarazzante.
“Sì, me lo ricordo... Va bene, allora ci vediamo quando arrivi, così ti do le chiavi.”
“Grazie Giovanni, credo che arriverò dopodomani nel pomeriggio ma ti chiamerò per strada, così sarò più precisa.”
“Va bene, allora a presto, Giulia.”
“A presto.”
E questa è fatta, adesso non mi rimane che pensare a cosa voglio portarmi, non ho idea di quanto tempo passerò lì, dipende da come mi troverò.
Per un attimo mi pare di avvertire la solita morsa allo stomaco che mi predispone male, poi respiro a fondo e penso agli occhi puliti di Alessio e all’azzurro del mio mare… e mi rilasso.
Oggi è proprio una splendida giornata per partire, l’aria è fresca e pulita e il mio umore è ottimo, mi sento frizzante e pronta ad affrontare questo viaggio in macchina che ho immaginato diverse volte in questi due mesi d’attesa.
La mia Mini è piena all’inverosimile, mi sono portata dietro il mondo, anche il lettore dvd con alcuni dei miei film più belli da gustare insieme ad Alessio e il ventilatore, perché ricordo che in alcune ore del giorno quando c’è afa non si respira.
Ho fatto anche la spesa per non restare a bocca asciutta almeno per i primi giorni, non voglio approfittare della gentilezza di Giovanni e Marzia.
Mentre sono per strada la mente vola a Fabrizio, è inevitabile, c’è sempre stato lui al posto di guida durante questo tragitto, chissà come procede la sua vita adesso, chissà se è felice?
Lo spero tanto per lui.
Naturalmente non si è fatto più sentire in questi anni ma la cosa non mi stupisce, Fabrizio è un uomo concreto che non si lascia strascichi emotivi dietro le spalle.
Questo pensiero mi rattrista un po’, mi rattrista la fine di ogni cosa, non la tollero e mi viene in mente una poesia dialettale di un vecchio poeta genovese che piaceva tanto a mia a madre, diceva più o meno così:
Niente si perde (dice il poeta)
perché tutto è fatto d’acqua e d’argilla,
l’argilla non si brucia né si scioglie,
e l’acqua divenuta vapore e nuvole
dal cielo ritorna di nuovo alla terra.
Con il fiato di Dio, che soffia sopra
ritorna l’acqua e al fango si sposa.
Così l’uomo rinasce e qui si sporca,
in questo pantano che si chiama vita.
Insomma non esiste la “fine”, tutto torna, magari sotto forme diverse ma torna e molto rimane dentro di noi.
Penso a mia madre e alla sensazione che ho, spesso, di averla accanto, di sentirla parlare nella mia testa quando ho bisogno di un consiglio, quando l’angoscia mi sorprende e mi sbarra il cammino. A volte la vedo in un arcobaleno, in un fiore appena sbocciato, negli occhi di un bambino che mi sorride. Sono sensazioni che mi riscaldano il cuore e mi confortano, sempre.
Anche l’amore di Fabrizio per me è lì, depositato in qualche anfratto buio del suo cuore. So che è così ma sento ugualmente lacrime affiorare agli angoli degli occhi e allora accendo la radio e trovo una stazione dove mandano qualche brano allegro che mi risollevi lo spirito.
Su radio 105 c’è Misfit di Amy Studt, alzo il volume e premo l’acceleratore, canto a squarciagola e mi scrollo di dosso la malinconia e i pensieri tristi.
“Forza Giulia, riprendi il controllo dei tuoi pensieri! Metti in atto i consigli che propini sempre ai tuoi pazienti! Scegli di pensare a quello che ti fa stare bene!”
Con la musica giusta poi è ancora più semplice. È strepitoso il potere che ha! Eleva lo spirito e ridà vigore ai battiti cardiaci… li accorda al ritmo delle sue note. E così, con Misfit che mi scorre nelle vene, attraverso la Toscana e mi dirigo verso la costa.
Mentre la strada scorre sotto di me mi squilla il cellulare, è Alessio:
“Non dirmi che hai cambiato idea!” gli urlo.
“Ah ah ah… no no, dove sei?”
“Ad un’oretta circa da Calambrone, quando parti tu?”
“Io sono qui che ti aspetto.”
“Cosa? Sei già lì?”
“Sì, appena arrivato all’uscio.”
“Non ci posso credere, perché non me l’hai detto?”
“E che sorpresa sarebbe stata, altrimenti? Che faccio adesso? Le chiavi le ha Giovanni, vero?”
“Sì, lo chiamo e gli dico di portartele.”
“Ok, intanto vado a rinfrescarmi, il mare è stupendo, muoviti, non vedo l’ora di sbaciucchiarti!”
Rido di cuore, Alessio mi spiazza sempre!
“Dovrei lasciarti dormire in spiaggia, stanotte!”
“Non mi dispiacerebbe, col caldo che ho patito a Milano, non vedevo l’ora di schiodare il culo da lì… ah la mia ex casa è affittata, vedo teli stesi, speriamo sia bella gente o ‘gente bella’, che è meglio!”
“Il solito maiale.”
“Muovitiiiiii!”
“Arrivo arrivo, fammi chiamare Giovanni, va. Bacio.”
Ho il cuore che sorride, Alessio mi è mancato davvero tanto.
Chiamo Giovanni e lo avverto che Alessio è arrivato poi premo l’acceleratore e brucio gli ultimi kilometri che mi separano dal calore di quell’uomo, sono felice!