Riaversi
Ho il cuore in gola quando entro nel vialetto sabbioso della mia bellissima casa sulla spiaggia.
Parcheggio accanto a un SUV nero Evoque, nuovo fiammante, deve essere la macchina di Alessio. Mi guardo attorno per vedere se arriva ad accogliermi qualcuno ma non c’è traccia né di lui né di Giovanni.
Esco portandomi dietro la borsa e lasciando il resto in macchina.
Faccio un respiro profondo e riassaporo dopo tanto tempo il profumo di quel mare e dei fiori del mio giardino che mi riempiono l’anima di serenità.
Mi affaccio in spiaggia ma non vedo nessuno, allora mi dirigo verso casa, mi fermo sulla soglia e suono il campanello. Sento i passi veloci di Alessio che scende le scale, trattengo il respiro mentre apre l’uscio e si affaccia sorridente e luminoso come sempre.
Alessio… Dio, quasi non lo riconosco!
È cresciuto!
I suoi lineamenti sono più marcati, più pieni.
Anche il suo corpo è più fermo, più solido!
“Eccoti finalmente!” mormora.
Si è tagliato i riccioloni e si è fatto crescere il pizzetto, ma gli occhi sono quelli di sempre, puliti e trasparenti e si allungano in un sorriso luminosissimo mentre mi scrutano quasi commossi.
Gli vado incontro e mi faccio avvolgere da quel corpo familiare e sconosciuto al tempo stesso… lo stringo a mia volta.
“Ciao, Ale” gli sussurro sul cuore.
“Ciao, piccola.”
Sono felice di averlo invitato, ogni dubbio, ogni timore è stato dissolto da questo contatto, da questa meravigliosa sensazione di calore che mi è mancata tanto in questi ultimi tempi.
Mi bacia le tempie e mi scosta da lui guardandomi quasi incredulo…
“Dio quanto tempo, Giulia, non mi sembra possibile che siano passati tre anni dall’ultima volta... che bello riaverti tra le braccia” e mi stringe di nuovo a sé con trasporto.
“Quasi non ti riconoscevo” borbotto io con la bocca schiacciata contro il suo petto.
Mi lascia andare e mi guarda divertito. “Sono cambiato così tanto?”
“Quel tanto che basta… sembri più uomo, ecco!”
Sbotta in una fragorosa risata che mi risolleva lo spirito.
“È il pizzetto che fa la magia, ma guardati, tu sei sempre la stessa, forse un po’ più magra mi pare.”
“Forse sì. Oddio non ci credo che sono di nuovo qui con te!”
Mi guardo intorno, la casa è sempre la stessa, ogni cosa è rimasta dove l’avevo lasciata, eppure mi sembra diversa, forse sono i miei occhi a essere cambiati.
“Io ho sistemato la mia roba nella camera degli ospiti, dove sono le tue valigie?”
“In macchina… sono ancora in macchina” gli dico mentre continuo a guardare quella casa, a riassaporare sensazioni e odori che mi scuotono dentro.
“È tutto a posto, piccola?”
Ale mi afferra dalle spalle e mi guarda dentro gli occhi.
“Va tutto bene Ale, sono felice di essere qui con te.”
Guardo il mio amico che è davanti a me, gli sorrido e gli accarezzo quel viso che è ancora morbido nonostante l’accenno di barba. I suoi occhi si fanno liquidi e grandi, mi prende la mano e la bacia con una dolcezza che mi scioglie il cuore.
L’apparizione di Morfeo ci distoglie dal questo momento d’intimità.
“Gattone? Oddio come sei cresciuto!”
Prendo in braccio quella nuvola di pelo e la stringo forte al cuore. “Scusami” gli sussurro all’orecchio ma lui non sembra risentito, solo un po’ disorientato per essersi ritrovato in un posto che ricorda a malapena.
Alessio si avvicina e lo accarezza con confidenza e affetto, non posso crederci di averglielo mollato.
“Mi spiace, Ale.”
“Per cosa?”
“Per averti lasciato anche questo onere. Dio, come ero sconvolta quella sera!”
“Non è stato un problema, Giulia. Anzi, aver avuto Morfeo con me in qualche modo mi ha consolato!”
I suoi occhi adesso sono malinconici e questo mi fa male. Ma grazie a Dio il magone non gli dura molto.
“Suvvia, prendiamo ’ste valigie e poi andiamo a scrollarci di dosso i brutti pensieri in mare!” Mi dà una pacca sul sedere ed esce.
Non si può restare tristi in compagnia di Alessio, è un vulcano d’energia positiva, è come la buona musica!
Metto giù Morfeo e lo raggiungo con un ritrovato sorriso che non voglio più abbandonare, non adesso, non oggi.
Sistemiamo le borse e la spesa alla meno peggio, poi indossiamo i costumi e facciamo il bagno in quelle acque chete che sanno sempre come rigenerarmi, fuori e dentro.
Alessio è davvero diventato più bello, ha un corpo più robusto, più scolpito… e i riccioli accorciati gli mettono in risalto gli zigomi che sono più pronunciati.
“Ma sono cambiato così tanto in questi tre anni?” mi chiede divertito, si è accorto che lo guardo.
“Sei cresciuto, bimbo!” dico scherzando, cercando di camuffare un moto d’imbarazzo che mi scalda il viso.
“Ma non ho ancora capelli bianchi, cara la mia nonnina” si avvicina e mi abbraccia.
Oddio, perché continuo a sentirmi così in imbarazzo? Sono tre anni che non ho contatti fisici così intimi, poi Ale è diventato così bello, così maschio!
Cerco di divincolarmi dalla sua stretta facendo finta di essere risentita per la “nonnina”.
Ma lui mi sente, sente il turbamento della mia carne a contatto con la sua e continua a stuzzicarmi, mi afferra per i fianchi e mi attira a sé, mi costringe a cingerlo con le gambe intorno alla vita.
Adesso non ho proprio modo di sfuggirgli, non posso sottrarmi a quegli occhi, lo fisso cercando di sembrare indifferente e divertita ma noto il languore del suo sguardo quando per un attimo si ferma sulla mia bocca schiusa e umida d’acqua di mare.
Mi sento improvvisamente invadere da una deliziosa sensazione di potere… avevo dimenticato quanto fosse gratificante sedurre un uomo, e ora sono io che lo stuzzico. Gli cingo il collo con le braccia.
“Chiamami come ti pare ma non permetterti più di darmi della nonna, ok?” Avvicino la bocca alla sua spalla e gli do un morso.
Lui ride poi mi porta giù insieme a lui, mi fa bere acqua salata, lo stronzo. Mi libero e torno in superficie imprecando.
“Sei cresciuto solo fuori, a quanto pare!” ma non lo vedo riemergere, si sta allontanando verso il largo.
La serata prosegue con una naturalezza che non mi aspetto, lui si muove in casa come se la conoscesse da sempre, traffica in cucina e prepara un’insalatona ricca e abbondante per due, io preparo la tavola e do da mangiare a Morfeo.
“Li hai visti i vicini?” mi chiede.
“No, come sono?”
“Una coppia di mezza età con due marmocchi e un cane.”
Accarezzo il nostro gattone che sta letteralmente sbranando la sua scatolina di pollo.
“Dovremo cercare di tenere il gatto in casa. Hai sentito, Morfeo, fuori c’è un canone grande e cattivo che vuol farti del male, non dovrai uscire, ok?”
Mi giro verso Alessio che è appoggiato al lavello della cucina e noto che mi sta osservando con una tenerezza che mi solleva lo spirito, gli sorrido.
“Pensavo non uscissi più dall’acqua stasera” gli dico cercando di sembrare indifferente a quegli occhi.
Riprende a cucinare.
“Avevo proprio bisogno di un po’ di movimento, in quella scuola mi sto rincoglionendo.”
“Mmm non mi pare, hai un bel corpo, sodo, allenato.”
Noto un sorriso compiaciuto sotto i baffi e sorrido anch’io.
“Si vede che hai un’attività extrascolastica mooooolto attiva!?” aggiungo per stuzzicarlo un po’.
“Diciamo che in quel senso mi mantengo in forma” e ride.
La cosa stranamente mi infastidisce e gli rispondo stizzita, forse troppo.
“Ti sei chiarito le idee o hai ancora un po’ di confusione riguardo i tuoi gusti sessuali?”
Lui si volta e mi guarda con un’espressione che mi fa arrossire, poi si gira di nuovo.
“Diciamo che da quando sei entrata nella mia… sfera sessuale, preferisco accoppiarmi con le donne, se ti somigliano meglio!”
Il tono della sua voce scherzosa ha un retrogusto d’amaro che mi ferisce.
“Quanto sei simpatico!”
Faccio finta di non aver capito il senso reale della battuta, non ho voglia di discutere di questo, non adesso, non stasera. Mi siedo a tavola e lo guardo. Sembra veramente un’altra persona, tre anni fa quando è entrato in questa casa con la scusa della cipolla era la metà, aveva un corpicino più esile, più femmineo, adesso si è irrobustito, anche se gli è rimasta una certa eleganza nei movimenti.
“E tu? Veramente hai chiuso battenti per tre anni?” sbotta facendomi tornare al presente.
Rido.
“Assolutamente. Mi sono presa il tempo necessario per me, ricordi che anche tu me l’avevi consigliato?”
Porta le pietanze in tavola e si siede di fronte a me.
“In effetti sì, hai fatto benissimo. Non so come hai retto, ma hai fatto bene!”
Mi fa l’occhiolino mentre mi serve con una certa disinvoltura.
“Che bravo omino di casa che sei diventato! Hai messo su famiglia e non me lo hai detto?”
“È un dono di natura, piccola, niente famiglia per adesso” e mi getta un’occhiata che mi fa arrossire di nuovo! Non si può andare avanti così, spero di recuperare presto la confidenza e l’intimità che avevamo una volta.
Se penso che dormivamo nello stesso letto come fratelli, mi sembra impossibile!
“Allora dimmi, come vanno le cose a casa? Sei contenta del tuo lavoro?”
“Sì Ale, molto. Mi rende felice aiutare il prossimo, mi sento indispensabile e importante per loro.”
“Lo sei, piccola” mi dice con quegli occhioni di miele che mi fanno stare bene.
“C’è voluto un bel po’ prima che lo capissi. Oggi lo vedo negli occhi di chi mi ringrazia. C’è Sandra, una ragazzina di diciassette anni, che ha instaurato con me un rapporto bellissimo, sono il suo punto di riferimento e ogni volta che mi abbraccia non puoi sapere cosa sento dentro.”
Sorride fuori e dentro, il mio Alessio.
“Sono felice per te, davvero tanto.”
Mangiamo con gusto la saporitissima insalata fatta da lui.
“Sei proprio bravo Ale, sei un uomo da sposare.”
“Dici? Beh, ricordalo!” mi dice con un’espressione così intensa da rifarmi avvampare.
Mi alzo per portare i piatti sporchi nel lavello facendo finta di non aver dato tanto peso alla sua risposta, ma lui mi afferra da un polso e mi fa sedere sulle sue gambe. Mi punta quegli occhioni addosso che mi innervosiscono.
“È bello essere di nuovo qui con te, sembra che non sia passato nemmeno un giorno.”
Abbasso lo sguardo perché non reggo più il suo, così caldo e insistente.
“Sì è vero.”
“Ma non essere così imbarazzata con me, è già due volte che arrossisci! Che succede, i tre anni di clausura ti hanno segnata?”
Grazie a Dio si è messo a scherzare, alleggerendo la tensione.
“Che scemo che sei! La verità è che sei così cambiato che mi sembra di stare con un’altra persona.”
“Allora chiudi gli occhi e senti solo le cazzate che dico, così mi ritroverai!”
Ridiamo insieme e finalmente mi rilasso. Sto veramente cercando di ritrovarlo, lo voglio disperatamente perché tra i due sono io quella che è più a disagio e la cosa non mi piace affatto.
Dopo cena ci sediamo fuori a goderci il fresco profumo della notte. Siamo troppo stanchi per uscire, e stare in casa in una notte come questa è davvero un peccato. Ale tira fuori il suo portatile e mette su un brano classico che non conosco ma che è perfetto come sottofondo a questa notte deliziosa.
“Aveva questo profumo quella notte che ti ho conosciuto!” dico io soprappensiero.
Siamo seduti sul divanetto di vimini e lui mi prende i piedi e se li porta in grembo, li accarezza. È un gesto così intimo che mi imbarazza. Ancora!
“Notte? Ma non ci siamo conosciuti di giorno, o comincio a perdere colpi?”
“La prima volta che ti ho ‘ascoltato’ era una notte come questa, aveva questo odore ed era così bella. Mi hai fatta piangere, ora che ricordo.”
“Ops, non era sicuramente mia intenzione, piccola! Facciamo così, stasera ti faccio godere, così rimedio.”
Lo guardo stranita e lui sbotta in una risata.
“Mi riferivo ai massaggi, non hai idea di quello che sono capace di fare con queste mani!”
“Sì, lo so cosa sanno fare quelle mani, sulla tastiera.”
“Ebbene, stasera proverai quello che sanno fare sui tuoi piedi.”
Non aspetta che gli dia un cenno d’assenso, vola in casa e riesce poco dopo con una bottiglietta bianca in mano.
“Olio per massaggi, è stupendo... ha un profumo particolarissimo, sa di muschio bianco, vaniglia e qualche spezia che non ho ancora identificato, è praticamente un afrodisiaco per i sensi!”
“Che intenzioni hai, stasera?” gli chiedo, divertita ma non tanto.
“Vedrai.”
Si risiede accanto e mi prende le gambe, li sistema sulle ginocchia con cura, si unge le mani e comincia a massaggiarmi. Le sue mani sono enormi rispetto ai miei piedini numero 36. Li muove in un modo che mi scuote davvero dentro, è fantastica la sensazione di benessere che pervade il mio corpo.
“Wow!” mi lascio sfuggire un gemito “è... è troppo bello!”
Lui mi guarda divertito e continua a coccolarmi.
Dai piedi sale sui polpacci ormai lucidi e profumati d’olio. È veramente deliziosa la sensazione che provo, di relax ed eccitazione insieme.
Lascio cadere il capo sul cuscino che fa da bracciolo e mi sistemo meglio per godermi appieno questo inatteso regalo.
“Sei F A N T A S T I C O, Ale!”
Il profumo di quest’olio poi è veramente come dice lui, si insinua dentro le narici e mi avvolge tutta, accarezzandomi i sensi. Sento i nervi sciogliersi sotto il tocco delle sue belle ed energiche dita, quando le sue mani salgono maliziose fino al ginocchio le mie gambe diventano di gelatina e il ventre si scioglie.
“Non ansimare così, altrimenti non rispondo più delle mie azioni, piccola!”
“Ah ah ah... scusami.”
Mi guarda divertito e compiaciuto ma ha gli occhi accesi dal desiderio di toccarmi ancora e altrove.
Mi sollevo.
“È stato meraviglioso ma adesso tocca a me, ti faccio un massaggio alle spalle, vuoi?”
Ride di gusto. Ha capito che ho paura di quello che sto provando.
Si toglie la maglietta e mi volta le spalle, si fa massaggiare e si rilassa anche lui. Gli accarezzo le braccia e le spalle che sono più ferme e definite di una volta. Le mie mani scivolano sulla sua pelle liscia e unta e il profumo che sprigiona a contatto con l’olio dà veramente alla testa.
Mi piacerebbe lasciarmi trasportare dalle sensazioni e dagli istinti che provoca. Poi penso che è solo il primo giorno di vacanza insieme a lui e mi do una regolata.
“Mmmmm sei brava piccola, sono in paradiso.”