I vicini
“Buon giorno!”
Apro gli occhi e vedo Alessio con un vassoio in mano, lo appoggia sul comò e va ad aprire le tende.
“Non dirmi che vuoi dormire dell’altro perché è già tardi, sono le 9:00.”
Io mi giro dall’altra parte borbottandogli contro.
“Ma siamo in vacanza, che vuoi a quest’ora!?”
Si fionda sul letto e mi guarda con quell’aria da bimbetto viziato.
“Leva la chiappe dal letto dai, lo sai che non mi piace mangiare da solo.”
“Oddio, non ricordavo questo dettaglio di te.”
“E cosa ricordavi di me?”
Si infila sotto le lenzuola e mi fa il solletico.
“Daaaaaaiiiii, vattene da qui, lasciami dormire.”
“Ok ok” mi risponde stizzito.
“Io vado a fare colazione in terrazza e poi vado al mare, tu fai quello che vuoi.”
Si alza e se ne va. Non ricordavo che fosse così permaloso!
“La ciccia ti ha dato al cervello?” gli urlo dietro.
Ma ormai mi ha svegliata.
Mi stiracchio e mi alzo barcollando, mi trascino fino al comò e prendo il bicchiere con la spremuta d’arancia, ne bevo un sorso, il suo sapore agrodolce mi desta e finisce di svegliarmi. Mi guardo allo specchio e mi vedo diversa dal solito, sembro più giovane, mi regalo un sorriso e mi lego i capelli, poi raggiungo quel rompiscatole che mi sta tenendo il broncio come un bambino.
“Eccomi rompipalle, ormai mi hai svegliata!”
Gli do un bacio sul capo e mi siedo davanti a lui con la spremuta in mano e una brioche.
“Stronza dormigliona” mi apostrofa con un ghigno divertito e soddisfatto.
“Hai programmi per la giornata?”
“Sì, vorrei svuotare le valigie e dare una sistemata alla casa, si vede che alla fine Marzia ha avuto i cavoli suoi da fare e non se l’è sentita di venire qui.”
“Perché, doveva pulirla lei la casa?”
“Si era offerto Giovanni... ma l’ho raccomandato di lasciar stare, non mi va che si preoccupino tanto per me.”
“Ieri Giovanni mi è sembrato un po’ scocciato, forse non gli sono tanto simpatico.”
“No, credo sia soltanto dispiaciuto per Fabrizio, andavano d’accordo.”
“Pensa che ti abbia sedotta e allontanata da lui?”
“Può darsi….” dico un po’ soprappensiero.
“Se! Magari!” dice lui e inzuppa la sua brioche nella tazza del latte.
Faccio finta di non averlo sentito e guardo il mare, penso a Felipe, al suo strano silenzio, in fondo nemmeno lui è responsabile della mia rottura con Fabrizio, nessuno lo è stato.
“Qualche giorno andremo a trovarli, così spiegherò loro come sono andate le cose.”
Alessio mi fissa divertito.
“Che c’è?” gli dico io.
“Nulla, è che sono felice di essere qui con te!”
Arrossisco.
“Anch’io, stronzetto! Ma domani svegliami più tardi.”
Ride.
“Allora raccontami, chi hai mollato a Milano?”
“Nessuno d’importante” mi dice e mi fa la linguaccia.
“Tipico di chi vuol nascondere qualcosa.”
“Cosa? La linguaccia?” mi punta gli occhi addosso e scimmiotta un’espressione seriosa. “Non fare la dottoressa con me, piccina, potresti farti del male.”
“Va bene va, quando avrai voglia di raccontarmi...” gli rispondo scocciata e prendo un’altra brioche dal pacco.
“Uff... e va bene, ho frequentato una per un po’ ma non avevamo nulla da spartire, a parte il sesso, troppo rompipalle!”
“E l’hai mollata così?”
“No, ci siamo allontanati piano piano… l’ho chiamata l’altro giorno dicendole che avrei passato l’estate con un’amica e non ha fatto una piega.”
“Quanto siete stati insieme?”
“Stare insieme è un parolone, ci vedevamo quando avevamo voglia, è durata cinque mesi, più o meno.”
“Capisco... ”
“Cosa hai capito?”
Lo guardo divertita.
“Ho capito quello che mi hai detto!”
... e perché non ti sei fatto sentire per qualche mese, ma questo lo penso e basta.
“Sveglia, la dottoressa! Beh, adesso vado a farmi un bagno, tu vieni?”
“No maestro, voglio sistemare un po’ di vestiti nell’armadio e poi ti raggiungo.”
“Sei barbosa, sei!”
Mi dice mentre si alza e mi viene incontro, mi prende dalle mani e mi fa alzare.
“Ma ti voglio bene lo stesso!” e mi dà un bacio in bocca, mi fa l’occhiolino e mi allarga un sorriso dei suoi. Io rido insieme a lui perché non posso farne a meno.
Lo raggiungo in spiaggia verso le 11:00, lui si sta rosolando al sole e i nostri vicini in acqua mi fanno un cenno di saluto. Ricambio mentre mi sistemo sotto l’ombrellone.
“Abbiamo compagnia!” gli dico.
“Mmmm!”
“Stai dormendo?”
“Mmmm.”
“E no, adesso ti svegli!”
Vado in acqua prendo una manciata d’acqua e gliela verso addosso. Si alza stravolto.
“Cazzo è fredda!! Stronza!” Si alza e mi raggiunge in acqua, mi punta minaccioso.
“Non fare l’idiota dai, ho le lenti a contatto, non posso bagnarmi il viso.”
“Non preoccuparti, il viso non te lo tocco!” Mi afferra per un braccio e mi butta addosso manate d’acqua fredda.
“Daiiiiiiiiiiii, è freddaaaaaaaaaaaa!”
“Veeero?”
“Perché non vai a giocare con quei bambini, tanto avete la stessa età celebrale.”
Non ho finito la frase che ci vediamo arrivare un pallone addosso. Lui lo afferra al volo e glielo ritira indietro sorridente.
“Scusate” ci urla la madre che si avvicina e viene verso di noi.
“Non si preoccupi” le dico cercando di tagliare corto, ma lei è intenzionata a raggiungerci. Ale esce dall’acqua e le va incontro, si presenta e attacca bottone come al suo solito. È una donna appariscente la nostra vicina, avrà una cinquantina d’anni più o meno, ma li porta bene, è chiaro che è una frequentatrice assidua della palestra, vedo l’addome scolpito da qui, ha anche un tatuaggio sul braccio, non le manca proprio nulla. Io rimango in acqua per un po’ e mi gusto la scenetta. Lei è palesemente attratta da Alessio, fa la civettuola senza ritegno e senza preoccuparsi del marito che li sta osservando da lontano come me. Alla fine decido di entrare in scena, li raggiungo e afferro Alessio per un braccio, non so perché lo faccio, credo d’essere gelosa.
“Salve” le do la mano.
“Salve io sono Anna, mi diceva Alessio che siete arrivati da poco.”
Ti diceva Alessio? Siete già così in confidenza?
“Sì, siamo arrivati ieri, io sono la proprietaria della casa, mi chiamo Giulia, da dove venite?”
“Come dicevo ad Ale, noi veniamo da Bergamo, siamo arrivati una settimana fa, è davvero un gran bel posto questo, c’è il mare e la montagna a un passo.”
Oddio, adesso è diventato Ale!
“Sì, è molto bello, spero vi troverete bene!” e le porgo un sorrisetto di circostanza.
“Oh sì sì… stiamo veramente benissimo. Perché non venite a cena da noi qualche sera di queste, così ci conosciamo meglio?”
Stavolta sta parlando solo a lui e Alessio è così tronfio che accetta immediatamente.
“Bene, allora ci vediamo, io vado a fare il bagno” mi sono stancata di questo teatrino, saluto e li lascio da soli a chiacchierare.
Non mi esalta per niente l’idea di conoscerli meglio, mi respinge a pelle quella donna, ma perché Alessio deve fare il piacione a tutti i costi!?
Mi tuffo incurante delle lenti a contatto e nuoto verso il largo. Ho bisogno di muovermi, di allontanarmi da loro e da lui soprattutto, perché sento qualcosa muoversi dentro di me, qualcosa che assomiglia tanto alla gelosia e questo mi infastidisce alquanto.
Quando torno in spiaggia Alessio è sdraiato al sole e fa finta di non vedermi ma so che sta gongolando per la recente conquista. Io mi sdraio lontano da lui e non lo considero. Guardo invece in direzione della famigliola bergamasca e noto che il marito mi sta fissando. Non ha un aspetto orrendo ma mi fa un po’ tristezza. Mi danno l’impressione di essere una di quelle coppie annoiate che cercano fuori compensazioni sessuali e non, magari si eccitano organizzando incontri a 4 e seducendo gli estranei. Spero che Alessio stia alla larga da loro.
Dopo qualche minuto mi rialzo e decido d’andar via.
“Io vado a preparare qualcosa.”
“Vengo anch’io, aspettami.”
Si alza e raccoglie il suo telo.
“Su, andiamo a preparare la pappa, cosa ti va oggi?” mi dice.
“C’è il pollo!”
“E pollo sia!”
Mi dà un pacca sul sedere e allunga il passo lasciandomi indietro.
“La faccio prima io la doccia così poi mi metto ai fornelli.”
“Non devi cucinare sempre tu.”
Si volta prima di infilarsi in casa e mi fa un sorrisone.
“Mi piace cucinare per te” e mi strizza l’occhio.
“Sei un ruffiano!” gli urlo ma lui non mi sente, è già dentro.
È un’adorabile testa di cavolo e quello che ho sentito prima mi ha un po’ spaventata, gli voglio un gran bene, forse lo amo ancora ma ho una paura fottuta di ritrovarmi come qualche anno fa, in totale balia dei miei sentimenti.
Dopo pranzo mi si chiudono gli occhi, il pollo alle olive di Alessio era davvero buono ma non proprio leggerissimo.
“Hai sonno?” mi chiede mentre si alza e mi viene incontro.
“È l’abbiocco post pranzo.”
“Su!” Mi prende in braccio e mi porta in camera da letto.
“Ma no dai, voglio darti una mano a sistemare la cucina.”
“Non importa, faccio io.”
Mi adagia sul letto e mi siede accanto per levarmi l’infradito che si è incastrato nel piede e non vuole saperne di scivolare via. Poi mi accarezza e mi guarda con tenerezza. È così maledettamente dolce quando vuole!
“Non mi piace quella gente” farfuglio io con gli occhi socchiusi.
“Chi? I vicini?”
Mi volto su un fianco e riapro gli occhi.
“Sì, lei è sfacciata e lui mi sembra viscido, non voglio andare a cena da loro” e chiudo gli occhi ormai preda al torpore.
Lo sento sorridere poi le sue mani mi accarezzano il capo e mi spostano i capelli che mi coprono la guancia, mi dà un bacio.
“Buon sonno” mi sussurra e mi lascia tra le braccia di Morfeo.