Chapter 3

572 Parole
Italia, Genova – Ponte Guglielmo - Piroscafo Europa – Mercoledì 17 maggio 1922 - “La partenza per la Merica” A differenza di molti altri che, provenienti da fuori, avevano dovuto dormire ammassati sui moli d’attracco, la famiglia Bottaro, abitante in città, era giunta qualche ora prima dell’imbarco a “Ponte Guglielmo” previsto per le 18 e, dopo le molte formalità d’uso, era salita a bordo del piroscafo “Europa”. Il piroscafo era stato costruito nel 1906 dai “Cantieri Navali Siciliani” di Palermo per conto della “Compagnia La Veloce” di Genova che l’utilizzava come “postale”. Presentava una prua verticale, due alberi, due ciminiere e stazzava complessivamente 7.870 tonnellate. La sua macchina a vapore era uscita dai cantieri dalla “Ansaldo-Armstrong & Co” di Sestri Ponente. Le due eliche fornivano una propulsione che sviluppava 16 nodi di velocità. Queste erano le caratteristiche tecniche del piroscafo “Europa” ed inizialmente vi alloggiavano 116 passeggeri in prima classe e 2.400 in terza, quella più disagiata, destinata agli emigranti. Il piroscafo “Europa” contava 15 anni di servizio da quando, il 10 marzo 1907 venne varato. Il suo viaggio inaugurale era avvenuto il 7 maggio dello stesso anno facendo servizio sulla rotta Genova - Napoli - New York. Nel 1913 la prima classe fu abolita trasformandola in seconda per aumentare il numero dei passeggeri. Continuò a percorrere la rotta del Nord America sino all’ultimo viaggio prebellico, avvenuto nell’ottobre del 1915. Al termine della prima guerra mondiale aveva ripreso i viaggi del Nord America ma nel 1922 era stato acquistato dalla “Navigazione Generale Italiana” che l’utilizzò sulle rotte per il Sud America. Il piccolo Giobatta, così era chiamato in famiglia, un poco intimorito da tutta quella folla che lo spintonava, si strinse alle gambe della mamma e, gettando lo sguardo in su, si aggrappò alla gonna di lei. «Madre, ho paura… quand’è che torniamo a casa?» chiese il bimbo. «Casa non è più qui, piccolo mio» rispose la mamma. «Come… perché non è più qui?» «Babbo ha venduto i mobili e tutto ciò che possedevamo per andare in quella nuova» «Dove si trova la nuova casa… è lontana?» «Sta alla Merica… nel nuovo mondo, dove c’è lo zio Angelo» cercò di spiegare la donna alla quale si stringeva il cuore al pensiero d’andare verso luoghi ignoti dove tutto, a partire dalla lingua parlata, era differente. Fu così che, all’età di nove anni, il piccolo Giovan Battista apprese di non avere più una casa a Genova ma non sapeva che presto non avrebbe avuto neppure una Patria ed un luogo dove ritornare. Con ordinanza del 1° dicembre 1905, il Governo Italiano a seguito di molti fatti sconvenienti ad opera dei fazendeiros brasiliani a danno dei braccianti italiani, aveva deciso di regolamentare, limitandola, l’emigrazione verso il Brasile. Venne, così, vietato il rilascio di passaporti a coloro i quali non erano in grado di pagarsi il viaggio con il proprio denaro o che non fossero forniti di un “biglietto di chiamata” prepagato ed inviato da parenti od amici già residenti in Brasile. Era stato questo il motivo che aveva spinto Luisito Bottaro a vender tutto quanto possedeva per poter pagare il passaggio proprio, quello della moglie e del figlioletto, cucendo le restanti banconote nelle fodere degli abiti di tutti. Con quel denaro pensava di aprire un’attività, una volta giunto in Brasile.
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