Frittate e grattacieli

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Frittate e grattacieli Nuovo messaggio A: Alessandro Almarai Oggetto: FRITTATE E GRATTACIELI Ciao Tesoro, sono contenta che hai già fatto l’abbonamento al teatro dell’Opera per andare a sentire i concerti. In questi anni qui ti è mancata tanto la vita musicale, vero? Non c’è niente da fare: tu sei proprio un grattacielo ed è per questo che, all’inizio, ho avuto difficoltà a calibrarmi e relazionarmi con te; ed è una difficoltà che ho incontrato anche per molto tempo a seguire dopo il nostro primo incontro. Per la verità non ti capivo: sei un uomo atipico, così diverso e distante da quelli che avevo frequentato fino ad allora. A illuminarmi fu una puntata della trasmissione radiofonica Castelli in aria del Prof. Edoardo Lombardi Vallauri dal titolo Frittate e grattacieli: ed è proprio ascoltando quella puntata che ho scoperto che tu sei un grattacielo e io una frittata… Ma chi sono i grattacieli e chi le frittate? I grattacieli sono tutte quelle persone che hanno un obiettivo ben formato da raggiungere e dedicano la loro intera esistenza al conseguimento di esso. Tipici grattacieli sono tutte le grandi personalità: te ne potrei citare a centinaia a partire dai personaggi premi Nobel per arrivare agli archistar. E queste persone sono grattacieli altissimi. Poi ci sono anche grattacieli non famosi ma pur sempre alti. Il resto dell’umanità è composto da frittate di varia forma e dimensione. A differenza del grattacielo che si sviluppa lungo una linea verticale che tende all’infinito, la frittata si spalma senza nessuna logica e predeterminazione sul piano orizzontale dell’esistenza. Io sono una frittata tipo: una vita senza particolari ambizioni né obiettivi; plurimi interessi ma nessuno di essi predominante; tante esperienze diverse tra loro e tutte concluse prima di averle sperimentate fino in fondo. Prima di te, avevo avuto solo relazioni con altre frittate. Indipendentemente dal fatto che queste relazioni fossero poi terminate, erano comunque relazioni tra due esseri simili che parlavano la stessa lingua e che si capivano tra loro. Poi arrivi tu. La sera che ci siamo conosciuti io non sapevo ancora che eri un grattacielo, però mi sei sembrato subito bellissimo e affascinante e differente. La festa di beneficenza della Croce Rossa, dove l’età media degli inviati si aggira intorno ai sessanta anni, non era certo l’occasione più appropriata all’incontro di due trentenni. In realtà a quella festa io non ci volevo neppure venire e quella sera, mentre mi truccavo e pettinavo, azzeravo anche ogni aspettativa sulla riuscita della stessa. Era stata zia Lucia a chiedermi di accompagnarla: per i saldi invernali aveva convinto mio zio a regalarle un abito da sera ed era abbastanza sicura che quella festa sarebbe stata l’unica occasione in cui avrebbe potuto indossarlo. E poi quel ballo era lo stesso al quale andava da giovane insieme a mia mamma e alle altre due sorelle: per farla breve, per lei era una tipica occasione “amarcord”. Neppure tu volevi partecipare a quella festa e, come me, ti trovavi lì per esaudire il desiderio di un’altra persona. Monica, testarda orafa cinquantenne, all’epoca appassionata tanghera, ti aveva convinto a fare un’esibizione di tango insieme a lei durante l’arco della serata. Catapultato da Bruxelles in questa città a te sconosciuta anche di nome, non eri stato capace di opporre un rifiuto a Monica, una tra le prime persone che avevi conosciuto in quei pochi iniziali mesi di permanenza, e tra quelle che avevano mostrato più affetto e premura nei tuoi confronti. Era a Bruxelles che avevi imparato a ballare (benissimo) il tango: avevi ed hai tuttora una passione profonda per questo ballo e, da grattacielo quale sei, non potevi non impararlo che alla perfezione. Guardai la vostra esibizione come si guarda la pubblicità durante un film: distrattamente. Solo più tardi, quando un’amica comune ci presentò, ricollegai che eri il ragazzo che aveva appena ballato. Ci sono voluti sei anni prima che noi due riuscissimo a fare la nostra prima esibizione di tango insieme. Una donna frittata che decide di intraprendere una relazione con un uomo grattacielo deve avere la consapevolezza che rivestirà sempre il ruolo dell’amante: l’uomo grattacielo è già sposato con la sua “passione” e mai nella vita si sognerà di porre fine a questo matrimonio. In questo tipo di legami, il problema è che la moglie richiede tante attenzioni e tanto tempo ma, per quanto sia in grado di dare indietro molte soddisfazioni materiali e immateriali, è tuttavia completamente assente nella dinamica spicciola della vita di coppia. La gestione della quotidianità è tutto appannaggio dell’amante. Ma tutto questo io, al momento del nostro incontro, lo ignoravo… Dopo le presentazioni, ci spostammo dalla sala buffet al vestibolo di ingresso e iniziammo a parlare. E abbiamo dovuto parlare a lungo perché a un certo punto intravidi con la coda dell’occhio mia zia seduta su uno dei divani laterali che mi faceva segnali inequivocabili per ricordarmi che era giunto il momento di levare le tende. “Vabbè… Senti, io adesso devo andare. Se hai il cellulare ti lascio il mio numero, così ci sentiamo.” (avevo già dato per scontato che ti facessi piacere sentirmi!) “No, non ce l’ho, però se vai sul mio sito internet puoi trovare tutti i miei contatti.” Ma chi è questo che ha addirittura un sito internet personale?,pensai tra me e me, cercando di nasconderti il fatto che mi avevi sorpresa. “Ah… sì, ok… Come è l’indirizzo?” “www.alessandroalmarai.com.” Almarai? Ma che cognome è?, pensai. E tu, come se mi avessi letto nel pensiero: “È un cognome libanese. Mio nonno paterno era libanese.” Ci siamo salutati e io sono uscita fuori con mia zia. “È un tuo amico?” “Chi?” “Il ragazzo con cui parlavi.” “No, no. Mai visto prima. L’ho conosciuto stasera.” “Parlavate fitto fitto… Sembrava che vi conosceste da una vita.” Tempo dopo ti ho chiesto che cosa ti avesse colpito di me quella sera. “Eri simpatica e poi, mentre ballavi, sciaguattavi le natiche.” In pratica mi hai detto che ero un cesso ma che avevo un bel culo. A casa non avevo il computer, pertanto, volente o nolente, fui costretta a far passare la domenica prima di poterti contattare. Ma il tuo sito internet fu la prima cosa che cercai non appena arrivai in ufficio il lunedì mattina. E lì trovai il tuo numero di cellulare. Ciao Alessandro! Questo è il mio numero di telefono. Spero di sentirti. Un abbraccio, Mina. Mi rispondesti quasi subito chiedendomi se avevo un contatto Skype. Sì, ce l’avevo. Così cominciammo a chattare e a frequentarci. Ricordo con tenerezza il nostro primo mese: è stato il mese in cui ci siamo studiati e corteggiati a vicenda. Avevi un modo discreto di corteggiarmi: ti muovevi a piccoli passi come se camminassi sulle uova e da parte tua non c’erano mai accenni o battute esplicite che potessero farmi capire che ti interessavo. Eppure io ero sicura che tu provassi un interesse per me: in altro modo non potevo spiegarmi il motivo per il quale mi contattavi così spesso in chat. L’appartamento in cui vivevi allora era ubicato nella medesima zona del centro storico in cui si trova il mio ufficio: erano, pertanto, molto vicini. A ogni tua uscita, mi inviavi un sms per invitarmi a prendere un caffè (la mattina) o un tè (il pomeriggio) o anche solo per accompagnarti a comprare il pane. E uscivamo insieme anche la sera dopo cena, in genere per andare a prendere una tisana o un passito al Tea Room. Quello era il posto più adatto per raccontarci l’uno all’altra: musica a basso volume e un leggero brusio come sottofondo. Parlavi tanto durante i nostri incontri: era una lotta contro il tempo per cercare di descrivermi tutto ciò che sei e tutto ciò che avevi fatto fino ad allora: la passione per il violino e per l’insegnamento di questo strumento, quella per le lingue straniere e per il tango, i tuoi studi all’estero… Più conoscevo te, meno volevo parlarti di me perché troppo stridente era il confronto fra di noi. In quanto grattacielo, tu avevi impostato e vissuto la tua vita in modo tale da raggiungere quanto prima il tuo obiettivo: diventare uno straordinario insegnante di violino e formare degli allievi altrettanto straordinari. In quanto frittata, io avevo praticamente impiegato la maggior parte del mio tempo con superficialità, forse anche ignavia, senza essere realmente interessata a sfruttarlo e farlo fruttare, e ottenendo come risultato finale una comunissima laurea in architettura. Noi ci vedevamo ogni giorno e ogni giorno mia zia mi chiamava per avere notizie. “Novità?” “No.” “Ancora non ti ha fatto nessuna avance?” “No… boh… forse, conoscendomi, ha capito che non gli interesso.” “Può darsi…” “È più di un mese che ci frequentiamo e ancora non mi ha dato nessun segnale. Se gli fossi interessata davvero me lo avrebbe fatto capire in qualche modo. Invece niente. Comunque stasera andiamo a una milonga con altri ragazzi del tango. Se non succede qualcosa stasera, io mollo.” “Vedi tu… Domani mi racconti come è andata.” “Ok. Ciao.” Ma quella sera non ci fu bisogno di mollare. E tutto ebbe inizio. Ogni tanto mi chiedo se tu non abbia bisogno di avere accanto un grattacielo come te piuttosto che una frittata come me. E mi tornano in mente i coniugi Curie: se Pierre non fosse morto investito da una carrozza, sarebbero entrambi morti per le radiazioni che i loro corpi avevano assorbito in tutti quegli anni trascorsi a manipolare radio e polonio nel loro laboratorio alla Sorbona. Mi chiedo se i coniugi Curie trascorressero il tempo della cena parlando di argomenti seri e pensieri profondi, proprio come vorresti che facessimo noi due. Credo che fosse la loro comune passione a consentirgli di essere sempre in sintonia e di vivere sempre sulla stessa lunghezza d’onda. E la loro complicità, a mio avviso, è racchiusa in questa domanda e nella conseguente risposta, passate alla storia. “Secondo te, Pierre, che aspetto avrà? Il radio, come te lo immagini?” “Vorrei che avesse un bel colore.” Noi non possiamo avere conversazioni così specifiche, così puntuali, perché le nostre professioni sono diverse. Non possiamo averle perché tu hai una sola profonda passione e io ho mille blandi interessi. Così è… Dormi sereno, Tesoro. Ci sentiamo domani mattina in chat. Bacini. La tua frittata.
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