CAPITOLO SETTE BALTHAZAR Sul fondo del lago senza nome di Bactria, in una camera di pietra all’interno della Casa-Dietro-Il-Velo, il daeva chiamato Victor stava morendo. Non era un processo rapido, più una morte misurata in centimetri. Victor aveva una grossa riserva di energie. Resisteva da più di una settimana ormai, e avrebbe resistito ancora, anche se nessuno sarebbe stato capace di indovinare quanto. L’antimagus Balthazar riusciva a vedere la tensione scritta sui lineamenti scolpiti del prigioniero. I capelli scuri e la fronte di Victor erano fradici di sudore. Teneva gli occhi fissi sull’angolo più distante della stanza, il più lontano possibile dal braciere ardente. Le catene che lo tenevano legato alla colonna gli tagliavano crudelmente polsi e caviglie, ma la carne si rigene

