LIBRO TERZO-14

1746 Parole

Ma il triste prigioniero pareva non credere alla libertà che gli era offerta. — Daune, hac iter est! — gli gridò il liberatore incitandolo. L'airone ruppe lo stupore, mise fuori della carcere le lunghe zampe nericce; corse per un tratto come su i trampoli; poi, ripiegando con grazia il collo tra gli omeri e confondendo le lunghe piume dell'occipite con quelle della schiena, si librò a volo nel mattino. Egli lo seguiva con lo sguardo. — Dove vai? di là dal Numico? di là dal tumulo d'Enea? verso Laurento? Scenderai su lo stagno di Ostia? Dauno! Dauno! Un'ala di malinconia gli batté su l'anima, vedendo scomparire l'ultimo dei Penati nel cielo di primavera. Tutto era nuziale. Il mare, le spiagge, le valli, i poggi, i monti erano quali Canente li guardò con i suoi occhi limpidi e li incant

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