Non che il diabolico incantesimo ci tenesse sempre fermi. Delle correnti misteriose ci trascinavano di qua e di là, con una forza furtiva resa manifesta dal mutar d’aspetto delle isole disseminate lungo la costa orientale del Golfo. E c’erano anche dei venti, incostanti e traditori. Suscitavano speranze, solo per gettarle nel più amaro disappunto, promesse di avanzata, che finivano in perdita di terreno, si spegnevano in sospiri, e morivano in una muta immobilità in cui erano le correnti a determinare la direzione, la loro direzione nemica. L’isola di Koh-ring, una grande cresta nera, sollevata fra un mucchio di isolette, stesa sull’acqua vetrosa come un tritone fra i pesciolini, sembrava essere il centro del cerchio fatale. Pareva impossibile allontanarsene. Giorno dopo giorno la si cont

