CAPITOLO V Udii il tintinnio delle forbici che gli erano sfuggite di mano, osservai il rischioso protendersi di tutta la persona oltre la sponda della cuccetta per raccoglierle, e poi, tornando al mio primo intento, ripresi la mia corsa verso il ponte. Il luccichio del mare mi riempì gli occhi. Era sgargiante e deserto, monotono e senza speranza sotto la volta vuota del cielo. Le vele pendevano immote e flosce, anche le pieghe delle loro superfici allentate non si muovevano più che se fossero scolpite nel granito. L’impetuosità del mio arrivo fece sobbalzare leggermente l’uomo che era al timone. In alto un bozzello cigolò inspiegabilmente: non c’era ragione al mondo perché lo facesse. Era una nota stridula come quella di un uccello. A lungo, molto a lungo, affrontai quel mondo vuoto, imme

