Poi verso le quattro del mattino brillava una luce a prua, in cucina. Indenne, sereno, attivo, l’immancabile Ransome dal cuore indocile preparava il primo caffè per gli uomini. Presto me ne avrebbe portato una tazza sul casseretto, ed era allora che mi concedevo un paio d’ore di vero sonno, buttandomi sulla sedia a sdraio. Sicuramente qualche breve pisolino me lo facevo quando mi appoggiavo un momento al parapetto, completamente esausto; ma, onestamente, non me ne rendevo conto, tranne che nella dolorosa forma di soprassalti convulsi che mi capitavano anche mentre camminavo. Ma dalle cinque circa fin dopo le sette mi abbandonavo apertamente al sonno sotto le stelle che si spegnevano. Dicevo al timoniere: «Chiamami se c’è bisogno», e mi lasciavo cadere sulla sedia e chiudevo gli occhi, con

