Brasile, Stato di São Paulo. Città di Campinas – Lunedì 23 maggio 2011. “Studio dello scrittore Learco Learchi”
«Andiamo bene! Cominciare la settimana “na segunda-feira” -il Lunedì, così viene chiamato in Brasile- ed apprendere che tutti, proprio tutti sanno del mio duplice ruolo al punto di parlarne liberamente, è proprio il colmo…» si disse Learco, pensando che il Lunedì è sempre un giorno difficile per lui, italiano di nascita ma brasiliano d’adozione. Poi continuò:«…i brasiliani hanno un differente concetto dell’inizio della settimana: nel loro calendario, questa inizia di Domenica, giornata di festa tanto per cambiare, tant’è vero che prosegue con il Lunedì, chiamato semplicemente “secondo giorno” e così via fino al penultimo dei sette che è il “sesto giorno” -ovvero a “sexta-feira”- quindi il ciclo si conclude con il Sabato il cui nome è quasi uguale anche in luso-brasileiro.» Dovette ammettere che iniziare la settimana in un giorno festivo, faceva vedere le cose in maniera più ottimistica. Considerando la quasi identità dei nomi, gli sovvenne che anche per le stagioni vi erano delle similitudini:«…eccetto per l’estate che si chiama “verão” le altre stagioni hanno nomi simili a quelle in lingua italiana: “outono, inverno, primavera”» considerò che molte parole di origine latina erano entrate nella lingua del Brasile, così come altre inglesi, francesi, arabe, italiane, calabresi, siciliane, genovesi, venete ed anche friulane. La lingua, dal portoghese originario della Lusitania, si è modificata ed ancora si sta modificando. Come tutte le lingue “vive” il luso-brasileiro, il portoghese del Brasile, ha preso molto dalla sua eterogenea popolazione che è una mistura di popoli e di razze differenti.» Learco dovette anche ricordare che in Brasile la nozione del tempo riveste una dimensione differente.
«Dare un appuntamento e non esserci, rientra nella normalità. Accade che si fissi luogo e data per diversi incontri nella medesima ora con altrettante persone: se qualcuna di queste giunge, lo fa con diverse mezzore di ritardo. Se è puntuale, vuol dire che la persona non è brasiliana, bensì un estrangeiro oppure s’è sbagliata nell’annotarsi l’ora. Accade, purtroppo che, dopo qualche anno, anche gli stranieri si adeguino al sistema brasiliano e gettino via l’agenda di lavoro: tanto non servirebbe a nulla scriverci sopra degli appuntamenti ai quali nessuno ci sarebbe andato puntualmente.» Gli venne da considerare che diversi sono i nomi dati ai giorni della settimana, sebbene quelli dei mesi dell’anno siano simili: «…in Italia, notoriamente abitata da un popolo di antiche tradizioni religiose, i giorni vengono titolati in onore di altrettante divinità pagane. Sembra strano ma ahimè è proprio così. In Brasile, dove invece, coesistono molte religioni e molti riti tribali come la macumba, la magia nera, il candomblé, la magia bianca ed infine il sincretismo tra la religione animistica africana e quella monoteistica europea, i giorni, eccetto per la Domenica ed il Sabato, sono semplicemente numerati per ordine crescente. È un sistema per non scontentare nessuno. Cinque secoli di storia e di cultura completamente differenti da quella italiana e da quella europea, che andrebbero approfonditi per capire di più questo immenso Brasile.»
Una cosa gli dispiaceva: non essere presente alla cena presso il ristorante dei “Quattro Satiri in Padella”. A quella rimpatriata, a Roma, avrebbe voluto partecipare anche lui.
«Pazienza!» si disse: «…la descriverò come se ci fossi veramente.» Era un fatto assodato che il suo ruolo passivo di cronista non gli permettesse di preordinare nulla, limitandosi a descrivere quello che i suoi personaggi, sfuggiti da tempo al suo controllo, facevano oramai autonomamente.