Capitolo 13-1

2010 Parole

13 CJ Strofinai la faccia sul cuscino e feci un respiro profondo. Rezzer. Aveva il suo odore, e io mi strinsi a lui in preda all’estasi. Sentii un campanello e spalancai gli occhi. All’inizio avevo pensato che si trattasse del mio cellulare, ma il suono era diverso. Rotolai, aprii gli occhi e sbattei le palpebre osservando le familiari linee sul soffitto dei nostri alloggi privati. Quando ero arrivata, la stanza era piuttosto spartana. Arredata per essere utile, non accogliente. Non calorosa. Ma da quando mi ero trasferita avevo cominciata a sistemarla, un po’ alla volta. Una coperta morbida e verde e dei cuscini dello stesso colore sul divano. Lampade dal sapore antico su due tavolini da salotto nuovi di zecca, così che non dovevamo starcene seduti sotto le spoglie luci bianche fornite

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