XIV.Ora avvenne che in uno di quei momenti battesse alla porta della scala Lindoro venuto su con le conche. Orsola gridò: — Aspetta! E raccolse da terra le vesti, in furia; se le mise addosso, in furia; andò ad aprire. Erano le sei di sera: il riverbero bianco del palazzo di Brina entrava nella stanza; tutto il paese di Pescara, grande ospizio di rondini, cantava. I due, in mezzo, ritti, parlarono del ritrovo imminente. Lindoro con la sua loquacità cercava di vincere le estreme esitazioni della pulzella; poichè egli già teneva una parte della mercede, e l'adescava il resto. L'artifizio persuasore gli avvivava le parole, gli occhi, i gesti. Egli aveva nel fiato l'odore del vino, e nella faccia, su le tempie, pe 'l passaggio recente del rasoio, piccole macchie rosee e violacee. Mentre pa

