Parti di te

1054 Parole
Mi alzo di scatto dalla sedia e mi metto le mani tra i capelli, in preda al panico, cominciando a camminare in continuazione avanti e indietro per il breve tratto accanto a dove ero seduta. «No no no no» Ripeto ancora e ancora, con gli occhi lucidi e il cuore che mi trema nel petto, mentre Damiano rimane seduto al tavolo con le labbra strette in una linea sottile e lo sguardo serio. Sono completamente in balia dell'ansia e del rimorso, mi mordicchio le unghie ricercando una lucidità che non riesco in nessun modo a recuperare. «Te fermi? Parliamo n'attimo» Mi dice lui, alzandosi in piedi e facendo qualche passo verso di me. Io non voglio sentirlo, non voglio vederlo, anzi in questo momento vorrei solo sparire. Anche lui ha un luccichio di panico nascosto dietro l'espressione seria, immagino che quello che è successo sia stato inaspettato anche per lui. Notando che non lo ascolto e continuo a fare avanti e indietro come una trottola, mi prende un polso tra le dita nel tentativo di arrestare la mia marcia disperata. Io la ritraggo immediatamente e faccio diversi passi indietro per allontanarmi da lui, terrorizzata che altra vicinanza possa far succedere di nuovo qualcosa di sbagliato. «Non puoi farmi questo» Alzo la voce, tremando, e guardando Damiano con occhi terrorizzati più che aggressivi. Lui mi osserva per qualche secondo non aspettandosi quel tipo di reazione, e se ha provato ciò che ho provato io è abbastanza comprensibile. «Lo volevamo entrambi e tu lo sai» Ribatte, categorico, stringendo in un guizzo la mandibola e incrociando le braccia al petto. «Io non lo volevo» Lo contraddico, con la voce che cerca di mantenersi alta nonostante la bocca asciutta e ma gola che brucia. «Quindi mi sono approfittato di te!» Il sarcasmo nella sua voce è palpabile, e allarga anche leggermente le braccia per evidenziare l'assurdità di ciò che dico. «Sì» Rispondo, sicura, con le lacrime agli occhi e il pavimento che trema sotto ai piedi per tutte le certezze che mi sono crollate un'altra volta. «Ti sei approfittato di me perché sai quanto mi rendi debole!» Lo accuso, poggiando un indice al suo petto e spingendolo indietro, arrabbiata forse più con me stessa che con lui. «Perché ti rendo debole?» Mi incalza lui, con il tono di voce sempre calmo, più vicino a me adesso che io gli sono andata incontro per aggredirlo. «Perché ti amo ancora, Damiano, e tu lo sai!» Cala il gelo. Lui rimane fermo a guardarmi, con gli occhi leggermente sgranati, mentre io lo guardo sconcertata da me stessa. Non realizzo cos'ho detto finché la sua reazione non me lo fa comprendere, e rimango pietrificata. «Non..lascia stare, l'ho detto in modo istintivo» «Anche io ti amo, Elisa» «Smettila» Lo supplico, a voce bassa, stringendomi nelle spalle e socchiudendo le palpebre per non vederlo più. «Ti ho sempre amata, nel mio modo malato. Ma ora sono cambiato. Sono cresciuto» «Damiano, basta» Ripeto, respirando profondamente per mantenere una calma almeno apparente. «Ho imparato a gestire tutto questo e ti giuro che sono una persona migliore ad oggi» «Ti ho detto smettila! Non parlarmi più!» Urlo, attirando l'attenzione di chiunque nel raggio di un chilometro pieno. «Tu mi hai distrutto, Damiano. Hai rotto qualsiasi equilibrio ci fosse nella mia vita, e mi hai lasciata in pezzi a ricostruirmi da zero, da sola.» Fa per ribattere ma io non voglio, perché dopo tutto questo tempo voglio essere l'unica ad averne il diritto. «Io avevo occhi solo per te, mentre tu avevi occhi per tutte tranne che per me! Come puoi non vedere quanto sia malato tutto questo?» La mia voce è alta ma Damiano non sembra esserne troppo turbato, rimane lì poco distante da me, con il capo leggermente inclinato e le sopracciglia corrugate. «Ho continuato a cercare parti di te in altre persone all'infinito, anche dopo che mi avevi fatto del male. Alla fine però rifiutavo tutti, perché nessuno ti somiglia» Gli occhi cominciano a diventarmi lucidi e posso vedere chiaramente anche i suoi perdere tutta la calma mantenuta fino ad ora. «E quando ho detto che ti amo, intendevo che ti amo. Non che ti voglio bene o che mi piaci. Tu invece prendi tutto come un gioco, ma non mi hai mai amata.» Sputo velenosa, credendo fermamente in ogni parola che dico, perché la regola è una e una sola: chi ama non tradisce. «Okay, adesso basta» Sbotta il moro, prendendomi per un polso e trascinandomi di nuovo ad una manciata di centimetri dal suo corpo. «Elisa la vita non è un film. Purtroppo nella vita reale le persone sono imperfette, fanno errori, e quando sono inesperte si fanno accecare da qualsiasi cosa possa dargli un brivido» Comincia, e quando parla le sue labbra muovendosi mi sfiorano gli zigomi, mentre mi guarda negli occhi chiedendomi chiaramente di ascoltarlo. «Io a vent'anni me so' trovato da un giorno all'altro su palchi internazionali e con migliaia di fan. Ho perso la testa, ho fatto cose di cui non vado fiero, e non solo quelle che te riguardano» Mentre mi parla continua a tenermi forte il polso tra le sue dita, ma non mi fa male, mi fa solo battere il cuore più forte. «Però credimi, Elì, che tra tutti gli sbagli che ho fatto nella vita mia, perdette è in cima alla lista. Non me lo perdonerò mai.» Sentire le sue parole non fa altro che peggiorare come mi sento, e sono costretta ad arretrare nuovamente per non cadere nella sua morsa. «Se non riesci a perdonarti tu, come pensi che potrei farlo io? Tu mi hai ucciso, Damiano, e cose così non si superano mai» Questa volta non urlo. Lo guardo soltanto, ferita, risentendo tutto il rancore accumulato negli ultimi due anni esplodermi dentro in un secondo. La sua espressione varia solo impercettibilmente, ma per me è davvero evidente che l'ho ferito. L'ho fatto, la sofferenza gli esce da tutti i pori, però è giusto che sia così. La mia sofferenza è durata anni ed è stata immeritata, mentre la sua è necessaria per preservarmi. Ma allora perché, se è giusto, mi fa così male? «Te l'ho già detto, ma lo ripeterò ancora. Io lotterò per te finché non sarai mia di nuovo» Io sarò per sempre tua, Damiano, probabilmente. Tu sei mai stato mio?
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