Se Iolanda di Foix non ci fosse stata, parecchie dee mortali avrebbero fatto esitar Paride ad assegnare il pomo d’oro; ma la sua presenza rendeva inutile ogni contesa. Nondimeno, ella non somigliava a Venere indulgente, ma piuttosto a Diana ritrosa. La giovane castellana aveva crudele la bellezza, implacabile la grazia, con una perfezione da impazzire. Il volto, lungo e delicato, non sembrava modellato nella carne, ma intagliato nell’agata o nell’onice, tanto i lineamenti erano puri, nobili e immateriali. Il collo sottile, flessibile come quello di un cigno, si saldava con una linea verginale alle spalle ancora un poco magre e al petto giovanile, bianco come neve, non sollevato dai battiti del cuore. La bocca, ondulata come l’arco della dea cacciatrice, dardeggiava il motteggio anche quand

