Dario Vergassola: Prefazione

520 Parole
Prefazione Una risata vi disseppelliràRidere della morte. È lecito assumere atteggiamenti scherzosi se non irriverenti nei confronti di un evento tanto doloroso? Sì, proprio perché il fine vita celato dietro l’angolo ci spaventa e quello che raggiunge gli altri ci fa soffrire possiamo – anzi dovremmo – alleviarne il peso mettendo in campo quanto di più efficace l’intelligenza ci mette a disposizione: l’ironia. Ironia che, con i suoi paradossi, estrae dal tragico l’elemento comico che nel primo spesso si nasconde, attenuandone il dramma: non per nulla è da millenni uno dei metodi di sopravvivenza del popolo ebraico verso le terribili avversità subite, portandolo a dissacrare persino la Shoah. Talvolta, da ragazzino che inconsciamente già voleva esorcizzare la morte, mi recavo con i compagni all’obitorio per osservare i defunti e commentarne l’aspetto per poi fuggire all’arrivo dei congiunti, altre volte al cimitero per “prove di coraggio”: il primo a fuggire veniva, tra le risate degli altri, poi preso di mira dai lazzi. Ancora oggi, alla scomparsa di un amico, ci riuniamo per ricordarlo cercando di lenire la sofferenza abbandonandoci alle freddure. A tal proposito mi vengono in mente quelle surreali e sopra le righe di Daniele Luttazzi in 101 Cose da evitare a un funerale, come “mettersi a fare braccio di ferro con la salma, e fingere di perdere” o “far squillare il cellulare nella camera ardente, rispondere, poi passarlo al cadavere dicendo: è per te”. Certo umorismo totalmente nero, che talvolta fa capolino anche al cinema: le gags che sorreggono Weekend con il morto, dove il corpo di un defunto viene portato a spasso e animato da fili a mo’ di marionetta, nella realtà costituirebbero un vilipendio di cadavere. Quentin Tarantino invece predilige un eccesso provocatorio e insieme ludico della violenza, dove spesso anche le uccisioni appaiono liberatorie – Hitler crivellato di proiettili nell’ucronico Bastardi senza gloria – o destano perlomeno il sorriso – John Travolta che fa involontariamente saltare la testa ad un ragazzo in Pulp Fiction – esempi di smoderatezza giustificata più che dal racconto dal modo di essere del regista. Perché è liberatorio esorcizzare il trapasso ridendoci sopra, tradizione antica quanto l’uomo, specie per le persone più sensibili. In questa antologia gli autori, accomunati dal desiderio di raccogliere fondi per chi alle ultime ore è vicino, raccontando fatti terribili talvolta compiono letterarie capriole da giullari per strappare ai lettori per lo meno un bel sorriso sotto i baffi. Perché affrontare la morte con un tocco ironico è necessario per liberarsi in modo catartico di un momento tristemente duro, nel rispetto e per meglio ricordare il de cuius. Ribaltiamo dunque l’urlo di Giobbe Perché la vita se c’è la morte? in Perché la morte se c’è la vita? Non reprimiamo il desiderio di tornare a sorridere, di abbracciare una persona cara, di fare l’amore perché il modo che ci è dato per rispondere alla morte è la vita e, come sostenne Friedrich Nietzsche: “Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male”. DARIO VERGASSOLA
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI