Luigi - «San Bernardino»

1044 Parole
Luigi - «San Bernardino»Si è presentata all’appuntamento semplicissima: un paio di jeans e un maglioncino di cashmere azzurro polvere; alle orecchie un paio di orecchini di perla; i capelli arruffati e un filo di eyeliner e mascara intorno agli occhi. Era piuttosto carina; semplice ma carina. Ma niente di sconvolgente in fondo. Tanto che sono rimasto un po’ deluso dal fatto che, per il nostro primo appuntamento, non avesse sfoggiato gli accessori in dotazione a tutte le donne, anche a quelle modello base: tacchi e almeno un capo aderente, o scollato, o corto. Visto l’ora tarda le ho proposto di andare a mangiare qualcosa in un pub lì vicino. Non abbiamo parlato molto durante il viaggio in auto: in fondo il tragitto era breve e Bianca ha impiegato parte del tempo a passare il gloss sulle labbra, fermandosi per qualche istante a osservare l’immagine orizzontale del suo viso nello specchietto del parasole. Sembrava perplessa e un po’ delusa da quello che vedeva riflesso. Faceva bene a esserlo: aveva decisamente sbagliato outfit. Seduti dentro il pub, siamo rimasti in silenzio per qualche minuto in attesa che la cameriera ci portasse il menù. La osservavo guardarsi intorno, incuriosita. «Eri mai stata qui?» le ho chiesto. «No, mai.» «Strano. Eppure è un pub piuttosto noto…» «Non sono una frequentatrice di pub. Vado a mangiare fuori raramente.» «Ah… E perché? Hai problemi alimentari, forse? Potevi dirmelo, però!» «No, no. Nessun problema: tranquillo! Semplicemente non ci vado perché non capita.» «E che cosa ti capita, di solito?» le ho chiesto con fare ironico. «Mi capita di andare a ballare.» Non me l’aspettavo e la notizia mi ha colto impreparato. «Il liscio?» ho continuato, sornione, cercando di mascherare un po’ la sorpresa. «Macché liscio! Vado a ballare la salsa, la bachata, il merengue e la kizomba.» «La salsa, la bachata e il merengue le ho sentite nominare. La kizomba non ho idea di cosa si tratti.» «È un ballo di origine angolane. Si balla abbracciato come il tango. È molto diffuso in Portogallo e in Francia, soprattutto a Parigi. Vuoi vedere un video?» mi ha chiesto entusiasta. «Boh… sì… Vediamo» ho risposto svogliatamente. Detesto quando la conversazione si sposta su argomenti che ignoro, su cui non ho nulla da dire: mi sento in difetto e in quei momenti sono certo di perdere parte del mio potere e del mio fascino. Ha tirato fuori lo smartphone e si è collegata a YouTube. «Guarda che bravi!» mi ha detto porgendomi il telefono. Sul piccolo schermo scorrevano le immagini di due tizi che ballavano di notte lungo il marciapiede di una grande città. Non ricordo molto di quel video, per la verità, se non che si trattava di un ballo molto sensuale e che la ballerina, mulatta, era una topa atomica con un culo stratosferico. «E tu balli questa roba?» le ho chiesto. «Non è una roba. È un tipo di danza.» «È piuttosto voluttuosa…» «Bah… È più apparenza, sai? In realtà, quando balli, è la voglia di divertirsi che prende il sopravvento. Tutto il resto ha poco valore.» «È tanto che balli?» «Che ballo in generale, o che ballo la kizomba in particolare?» «Entrambi, direi.» «Ballo da una vita. La kizomba sono solo un paio di anni.» Balla da una vita. Ho ripetuto la sua frase nella mia testa. Volevo chiederle che cosa intendesse con quel ballo da una vita, ma la cameriera è (finalmente?) arrivata a portarci i menù e il discorso è caduto nel vuoto. Bianca si è messa a sfogliarlo in silenzio. «Che prendi?» le ho chiesto, dopo qualche minuto. «Un hamburger classico.» «Birra?» «Sì, grazie.» «Una media va bene?» «Benissimo.» Mentre aspettavamo che ci portassero le ordinazioni, Bianca ha tirato fuori dalla borsa un pacco di fotocopie. «Sei tu?» mi ha chiesto porgendomele sul tavolo. Ho aperto le fotocopie e quasi mi è caduta la mascella inferiore per la sorpresa: erano le copie dell’articolo che avevo scritto per il convegno su una pala dedicata a San Bernardino. «Dove le hai trovate?» le ho chiesto, cercando di non manifestare la mia sorpresa. «Alla Nazionale» mi ha risposto come se fosse la cosa più logica del mondo. Deve essersi accorta che mi aveva disorientato, perché ha proseguito dicendomi: «Sai, ti confesso che ti ho googleato su internet per vedere se avevi un profilo f*******:; ma tu non ci sei su f*******:… Però, proseguendo nella ricerca, ho trovato il tuo nome citato negli atti di questo convegno. Sono riuscita a risalire al titolo della pubblicazione. Ho controllato online se ne era disponibile una copia alla Nazionale e poi sono andate a fare le fotocopie.» «Lo hai anche letto?» «Sì, certo!» «E?...» «E… è interessante… Certamente è rivolto agli addetti ai lavori: usa un linguaggio molto scientifico e specifico, però è interessante. Mi ha dato soddisfazione leggerlo; ho imparato delle cose nuove sui dipinti a tempera su tavola. Mi è piaciuta molto la lettura che hai fatto del verso della pittura: l’andamento della venatura del legno, la presenza o meno dei cavicchi e dei fori. Non credevo che il retro di un’opera d’arte potesse fornire così tante informazioni a sostegno della tesi che esponi sulla ricostruzione della pala originale. Bello, davvero!» «Grazie…» le ho risposto. E brava Bianca, ho pensato fra me e me. Brava ma ingenua. Sicuramente hai segnato un punto a tuo favore nell’avermi piacevolmente sorpreso, ma hai anche fatto un clamoroso autogol perché, con questa mossa, mi hai definitivamente confermato il tuo interesse per me. «Ti interessi di storia dell’arte?» ho continuato. «Mah… così… Solo per passione…» Volevo chiederle come le era nata quella passione ma la cameriera ci ha servito gli hamburger. Abbiamo mangiato in silenzio: eravamo arrivati troppo affamati dopo l’allenamento in vasca. Finiti i panini e la birra, siamo rimasti a parlare del nulla per un altro quarto d’ora. Poi Bianca mi ha chiesto se potevamo andare verso casa perché il giorno dopo avrebbe dovuto alzarsi presto. Usciti dal pub, ci siamo incamminati verso la macchina. Solo quando ha sentito il suono del car lock, Bianca si è voltata verso di me e, guardandomi negli occhi, mi ha chiesto: «E adesso che facciamo?». «Questo!» le ho risposto, afferrandola per una mano e tirandola verso di me. Ci siamo baciati; ci siamo baciati tanto e a lungo. Ho sentito il respiro di Bianca farsi più profondo mentre si abbandonava mollemente ai miei baci. Nonostante la mentina che aveva appena finito di succhiare, la sua saliva aveva ancora l’amaro e corposoretro gusto del luppolo e le sue labbra avevano la consistenza cerosa e omogenea del gloss che vi aveva steso sopra non appena usciti dal pub. «Io non sono il ragazzo per te…» le ho sussurrato vicino a un orecchio mentre le mordicchiavo un lobo. «Stai sereno» mi ha risposto lei, mentre mi lasciava un leggero bacio sul collo. «Io ho relazioni serie soltanto con uomini più grandi di me.» «Stronza!» ho pensato.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI