Nella vigna c’erano anche un paio di piante di pesco, piccole, con radi rami spiritati che talvolta si caricavano di peschine pelose, verdastri, dalla polpa bianchiccia e profumata. La nonna Chiara era particolarmente gelosa di quel tipo di frutto che, a quanto diceva, aveva delle proprietà medicamentose. Occorreva quindi procedere con prudenza, perché i frutti erano contati e il loro succo dolce-acidulo, colando su camicie e pantaloni, macchiava e quindi poteva fare la spia. Era preferibile perciò oltrepassare la vigna e andare a cercare lungo il filare di viti di uno dei campi che attestavano al fossetto. Lì, quasi all’inizio, c’era una pianta alta dal fusto sottile, la chioma leggera, che produceva delle noci dalla polpa mangiabile e dal sapore di pesca: la pesca-noce. Ascoltavo sbalo

