Clarissa è ubriaca.
Ubriaca fradicia. Sono quasi le tre, la prego di andarcene da un'ora ma lei non fa altro che continuare a ballare sui tavoli con Thomas.
Sto per addormentarmi su questi stupidi divanetti su cui qualcuno ha rovesciato della vodka, ho i capelli appiccicati alla fronte per il sudore e in questa casa ci saranno trenta gradi.
Pur di evitare Damiano come la peste ho aiutato Victoria a fare i drink e Thomas me ne ha rovesciato uno addosso per sbaglio, quindi ho la maglietta che puzza di gin e mi sta facendo venire la nausea.
Tutto fantastico, no?
Mi alzo a fatica dal divano molliccio e provo a richiamare la bionda un'ultima volta, che in tutta risposta mi invita a ballare con lei.
Sbuffo, legandomi i capelli in una cipolla disordinata, e sono tentata di chiedere al suo ragazzo di aiutarmi a portarla via.
Però sono riuscita a evitarlo tutta la sera, non vorrei fallire proprio ora.
Senza avvisare nessuno decido di uscire sul balcone alla ricerca disperata di aria, è ottobre e non è normale che faccia tutto questo caldo di notte.
Respiro profondamente riempiendomi i polmoni di aria pulita, sperando che il leggero venticello asciughi un po' la mia maglietta così almeno l'odore di alcol diventerà meno forte.
Estraggo il cellulare dalla tasca sperando di distrarmi un po' con qualche gioco demenziale, ma visto che le sfighe non camminano mai da sole, scopro che la batteria è scarica.
«Oh ma vaffanculo»
Borbotto, ricacciando il telefono da dove l'ho preso e passandomi le mani sulla faccia, disperata.
Non mi sto godendo la serata, proprio per niente.
«Sei arrabbiata con il mondo nanerottola?»
Socchiudo gli occhi maledicendo me stessa per essere uscita in un posto isolato, mentre l'inconfondibile voce di Damiano accompagnata dallo sfregare del suo accendino mi arriva alle orecchie chiara e nitida.
«Non è il momento»
Lo avviso, con i nervi a fior di pelle, non pronta per affrontare qualsiasi tipo di discussione o conversazione.
«È tutta la sera che n'è il momento, me stai a evità pe caso?»
Mi stringo nelle spalle non appena si avvicina a me di qualche passo, sentendo tutto il nervosismo scivolare via in un secondo, sostituito da una sensazione di agitazione mista a tranquillità assoluta.
Perdo in un secondo tutta la mia, già scarsa di solito, sicurezza.
«Mh?»
Mi incalza, arrivando di fronte a me e fissando i suoi occhi nei miei. Ha i capelli legati in un codino alla fine della testa, il viso illuminato dalla luce delle stelle è una sigaretta tra le labbra rosee.
«No, io..no»
«'nme dire le cazzate»
Alzo gli occhi al cielo facendolo ridere appena, imitando la sua posizione e poggiando la schiena al muro dietro di me, mettendomi proprio di fianco a lui.
«Non sto evitando nessuno sono solo...stanca»
Mi giustifico, guardandomi intorno di tanto in tanto per assicurarmi che nessuno ci stia vedendo, sentendomi colpevole senza motivo.
Lui evita di rispondere, limitandosi ad alzare un sopracciglio senza neanche guardarmi e a fare un tiro dalla sua sigaretta.
Mi piacerebbe poter dire di star gestendo bene la situazione, perché effettivamente sto riuscendo a limitare la confidenza che gli darei spontaneamente, ma non posso farlo.
Non posso semplicemente perché mentre rimango distaccata da lui con le parole e con i gesti, il mio cuore non fa che battere così forte che ho davvero paura che possa sentirlo anche lui.
Sarà il caldo, la confusione e la stanchezza di questo periodo. Basta solo ignorare il mio corpo.
«È per Clarissa?»
«Che cosa?»
«Mi ignori per Clarissa?»
Ogni volta il suo interessamento verso le mie attenzioni mi stupisce, trovo strano che si accorga anche di queste piccole cose in serate dove dovrebbe pensare solo a divertirsi con i suoi amici.
«Non penso che le farebbe piacere..questo»
«Questo cosa?»
«La nostra...amicizia?»
È un rapporto così strano che non saprei neanche come definirlo. Amicizia è allo stesso tempo esagerato e riduttivo. Non ci conosciamo abbastanza per poterci definire amici, ma allo stesso tempo parliamo di cose più profonde noi due che gente che si conosce da anni e anni.
«Lo sapevo»
Sbuffa, buttando a terra il mozzicone di sigaretta e allontanandosi da me di qualche passo.
Sembra combattuto, chissà cosa gli passa per la testa in questo momento.
«Tu ti fidi di me senza un apparente motivo, Elisa, e fin qua siamo d'accordo giusto?»
Domanda d'un tratto, lasciandomi di stucco, e io effettivamente penso che non l'avevo mai vista in questo modo.
«Sì, insomma..penso di sì»
Mi imbarazza un po' affrontare questo argomento in modo così esplicito e chiaro, mentre sembra che il ragazzo di fronte a me non sia per nulla a disagio.
«E non pensi che sia una cosa bellissima?»
Il suo modo di guardarmi negli occhi in modo così diretto senza provare neanche un velo di imbarazzo mi fa sentire sotto pressione, ma combatto contro il mio istinto per non distogliere lo sguardo.
So già che sono arrossita ma al momento me ne curo poco, mentre cerco di capire dove vuole arrivare.
«Sì, è molto bello»
Cedo, concedendomi per la prima volta di realizzare effettivamente il nostro strano rapporto.
Non sono una che si apre facilmente, e non mi piace neanche tanto parlare ed essere al centro dell'attenzione, però riflettendo mi accorgo che quando si tratta di lui potrei passare l'intera giornata a raccontargli di me.
«Anch'io mi fido di te. E mi piace stare con te, parliamo di cose importanti e non riesco a farlo con nessuno, neanche con Clarissa»
Come sempre le sue parole mi colpiscono, e vorrei pensare a qualcosa da dirgli ma la mia mente si annebbia non appena lui fa qualche passo verso di me ed arriva a starmi di fronte.
«Quindi non capisco perché dobbiamo fingere che questa intesa non ci sia e smettere di parlarci, se è qualcosa che fa stare bene entrambi»
Il suo ragionamento è terribilmente egoista. Lui per primo dovrebbe pensare al benessere della sua fidanzata e metterlo alla pari del suo, invece sembra che non la prenda neanche in considerazione in questa storia.
E poi vorrei dirgli che il suo discorso reggerebbe se il nostro rapporto si limitasse a quello, ma non penso che tachicardia e mal di stomaco siano comprese nel pacchetto "amici importanti".
Vorrei dirglielo e farmi valere, ma non ci riesco, la voce mi muore in gola per colpa della vicinanza e riesco solo a starlo a guardare, mentre i suoi occhi sono ancora incastrati nei miei e urlano qualcosa che non riesco a capire.
Poi distolgo lo sguardo verso il cielo pieno di stelle, e mi maledico per sentirmi così maledettamente bene.