Quando vedo Clarissa inizialmente sono ancora troppo turbata persino per sentirmi in colpa.
Pensavo di trovarla a deprimersi per l'abbandono di Damiano, e invece è tornata a casa ancora dopo di me, con tre buste piene di vestiti reduce da un'ora di shopping intenso.
«Dove sei stata? Mi hai lasciata sola!»
Piagnucola, poggiando i suoi acquisti sul letto e cominciando a riordinarli con precisione.
Vorrei farle notare che non saremmo comunque state insieme visto che lei doveva uscire con Damiano, ma direi che vista la situazione è meglio evitare.
«Scusami, dovevo finire un progetto»
Mi giustifico, accampando una scusa improvvisata mentre guardo dappertutto tranne che la sua faccia.
«Non è che hai un'altra amica e mi stai tradendo, vero?»
Domanda, mettendo il broncio, e io forzo una risata negando categoricamente, mentre mi sento sprofondare nella vergogna.
Grazie al cielo poi cambia argomento non appena vede l'orologio che segna già le 22.
A detta sua siamo in un ritardo clamoroso, dovevamo essere a casa di Victoria dieci minuti fa, quindi inizia istantaneamente a prepararsi senza darmi la possibilità di oppormi ai programmi della serata.
Nonostante non voglia proprio venirci, temendo ciò che potrebbe saltar fuori o semplicemente anche ciò che potrei sentire, non voglio abbandonare di nuovo la mia amica.
Sono già stata abbastanza una merda così, adesso l'unica cosa che posso fare è cambiare rotta, riprendere il controllo di me stessa ed esserci per lei.
Indosso un paio di jeans neri e un semplicissimo top bordeaux a spallina sottile, poi trucco gli occhi con del mascara e passo un po' di correttore sulle occhiaie pronunciate.
Dopo una decina di minuti sono pronta, mentre Clarissa ha bisogno di almeno una buona mezz'ora, ma posso assicurare che il risultato ne vale decisamente la pena.
Stranamente Damiano non ci viene a prendere come aveva detto prima, quindi sono costretta a guidare io con la macchina della bionda, che deve averla comprata per sport visto che non l'ho mai vista guidarla.
Alla fine arriviamo da Victoria che sono passate da un pezzo le 22.30, e lei non manca dal farvelo notare in modo ironico appena mettiamo piede in casa sua.
Devo dire che quella sensazione di disagio che provavo alle prime uscite sta cominciando a sparire lentamente, e anche se non capisco ancora perché mi invitino a tutte le uscite, sto smettendo di chiedermelo pensando che è possibile che io gli stia semplicemente simpatica.
Ethan e Damiano sono nel bel mezzo di una partita a biliardo, così sono più che felice di sgattaiolare via dal raggio di visibilità del moro sedendomi con Thomas sul divano dietro alla loro postazione di gioco.
«Allora Eli come va? Stressante la prima settimana?»
«Direi di sì, infatti non so con che forze sono venuta, potrei addormentarmi da un momento all'altro»
«Direi che non è la serata giusta»
Mi fa notare, facendo cenno con la testa verso il piano-cucina di Victoria dove una serie di alcolici sono schierati in una lunga fila.
Grazie a Dio guido io quindi non devo inventarmi qualche altra scusa per non bere, anche se ciò non mi consola più di tanto visto che vuol dire che sicuramente Clarissa si ubriacherà e torneremo a casa a qualche orario improponibile.
A proposito della bionda, la guardo avviarsi verso il suo fidanzato dopo aver scambiato qualche chiacchiera con Victoria.
Lui ha le braccia dritte poggiate sul tavolo da biliardo, con i muscoli in tensione e un'espressione così concentrata sul viso, che quando Clarissa gli si piazza davanti sembra accorgersi solo in quel momento del suo arrivo.
«Ciao amò»
La saluta, sorridendo, per poi prendersi una pausa dal gioco per darle un breve bacio sulle labbra.
Non mi sfugge l'occhiata che si da intorno per cercare forse la mia presenza, che incontra dopo aver perlustrato velocemente tutta la stanza con lo sguardo.
Gli cadono gli occhi sulle mie gambe e passa in rassegna di tutta la mia figura col volto inespressivo, facendomi battere forte il cuore per il fatto che mi stia guardando davanti alla sua ragazza.
Non capisco se stia per sorridere o per stringere le labbra dal nervosismo, visto che distolgo immediatamente gli occhi non appena incontro i suoi.
Mi sento arrossire e spero solo che nessuno lo noti, mentre riprendo a dire qualcosa a vanvera a Thomas per cercare in tutti i modi di distrarre la mia attenzione su qualcos'altro.
Il biondo davanti a me mi dà corda nonostante sembri essere abbastanza confuso dalla mia parlantina sugli argomenti più inutili come il meteo e la migliore ricetta per cucinare là cacio e pepe.
«Okay si è girato, puoi smetterla»
Taglia corto poi, nascondendo l'accenno di una risata, facendomi boccheggiare per qualche istante.
«Ma che dici!»
Mi difendo, avvampando, imbarazzatissima e allo stesso tempo sconvolta dalla sua affermazione.
«Damiano fa questo effetto alle ragazze, non c'è niente di cui vergognarse»
Mi rassicura, portandosi alle labbra una bottiglia di birra accennando un sorrisetto.
«Non dire cavolate, è il ragazzo della mia migliore amica! Ma come ti viene in mente!»
«Va bene, come vuoi»
Si discolpa, allargando le braccia, e io tiro un sospiro di sollievo al fatto che questa assurda questione si sia chiusa.
Nel frattempo la partita è finita, e Victoria dietro al bancone improvvisato sta svolgendo egregiamente il ruolo di barista cominciando a preparare i primi drink.
I primi ad attaccare gli alcolici sono Clarissa e Thomas, seguiti a ruota da Victoria, mentre Ethan sembra completamente disinteressato a questo tipo di intrattenimento.
Mi guardo intorno in cerca di Damiano, decisa a stargli lontana per tutta la sera, e proprio appena volto lo sguardo lo trovo a breve distanza che cammina verso il divano su cui sono sicura.
Vado immediatamente nel panico e non ho il tempo giusto per inventarmi qualche scusa da usare per scappare a gambe levate, visto che ancora prima che possa rendermene conto è già seduto di fianco a me.
«Manco me saluti?»
Domanda, mentre si appollaia sul divano poggiando la schiena su di esso e divaricando le gambe.
Deglutisco lentamente, grattandomi il sopracciglio, nervosa.
«Ciao?»
Rispondo, incerta, facendogli alzare gli occhi al cielo. Spero solo che se ne vada il prima possibile.
«Sei proprio simpatica oh»
«Scusa, sono solo un po' stanca»
«Non sembravi stanca, prima»
Ah ma quindi non c'è un accordo silenzioso di conservare nei nostri ricordi quelle ore insieme senza parlarne mai più? No, chiedo.
«Beh ora lo sono»
«Va bene ma 'nte incazzà, nana malefica»
«Guarda che sono alta un metro e sessantacinque!»
Gli faccio notare, supponente, anche se evidentemente non è così impressionante visto che reagisce ridendomi in faccia.
«Sei ridicola»
«Sei tu ridicolo, sbruffone!»
Mi difendo, incrociando le braccia al petto, avendo già bellamente tradito l'intento di non parlarci neanche.
Ok, piano B, proviamo a parlarci come due conoscenti normali.