Sedici

1084 Parole
Non mi sono resa conto del tempo che passava in macchina, troppo distratta dalla strada che scorreva velocemente dal finestrino e dalla voce roca di Damiano che canticchiava le canzoni che passavano per radio. Poi scendiamo, e per dieci minuti interi seguo il moro che cammina davanti a me a passo svelto per una stradina in pendenza che porta ad un bosco. Cominciano a farmi male le gambe e inizio a credere che Damiano stia cercando il punto migliore per scavare una fossa e buttarmici dentro quando, all'improvviso, si ferma. Io ovviamente mi stavo guardando i piedi quindi non me ne sono accorta in tempo, perciò finisco con la faccia spiaccicata sulla sua schiena. «Aia» Mi lamento, scollandomi dal ragazzo, per poi affiancarmi a lui e restare senza fiato. Davanti a noi c'è Roma. E intendo Roma intera. Una panchina sull'estremo più alto di questa sorta di collina tra i boschi, e la visione della città intera. Le luci delle case illuminano il paesaggio che comincia ad imbrunire, e io sento il cuore scoppiarmi nel petto davanti a tanta bellezza. E poi le stelle. Saranno un miliardo di stelle, cominciano a spuntare nel cielo blu e mi fanno tremare il cuore. Faccio qualche passo lento in avanti, con le labbra socchiuse, sentendo le mani fremere dalla voglia di dipingere ciò che sto guardando. «Ti piace?» Guardo Damiano, al mio fianco, e gli rivolgo un sorriso sincero. «È stupendo» Sussurro, e vorrei dirgli quanto gli sono grata per avermi portata qui, ma le parole mi muoiono in gola. Mi siedo sulla panchina, guardando il cielo con lo stupore di una bambina, e posso percepire su di me lo sguardo del moro che mi analizza con attenzione. Si siede al mio fianco, e io osservo solo per un istante il suo viso angelico illuminato dalla luce naturale. «Che occhi che hai. Stanno a brilla'» Mi imbarazzo appena, abbassando lo sguardo, mentre il cuore mi palpita nel petto. Mi concedo qualche minuto intero di silenzio, godendomi la pace assoluta che ci circonda e l'adrenalina di cui la sua vicinanza mi riempie le vene. Poi lo guardo, un po' più seria, pensando che per quanto giusto sembri, tutto questo è sbagliato. «Perché non ci hai portato Clarissa?» «È il mio posto» Risponde, scrollando le spalle, e io aggrotto le sopracciglia osservandolo con curiosità. «Ma ci hai portato me» «Sì, te» «E lei è la tua ragazza» «Non avrebbe guardato il cielo con gli occhi con cui lo stai facendo tu, Elì, e questo posto merita di essere apprezzato» Come lo sapevi, Damiano? Come sapevi come avrei reagito e quanto mi sarebbe piaciuto? Come fai a conoscermi? Mi scosto una ciocca di capelli dietro all'orecchio, infilando le mani sotto le cosce e dondolando i piedi nel vuoto. Lui mi sta guardando e io mi sto sentendo bene, con i suoi occhi addosso. Forse potrei restare ancora per un po', solo per oggi, e poi dimenticare tutto. Perché chiaramente, devo dimenticare tutto. «Grazie» Sussurro, rivolgendo al ragazzo al mio fianco la mia totale attenzione. Mi ritrovo a pensare che il cielo è bello, ma non così tanto. Non appena lo penso lo reprimo, ma il solo fatto che mi sia passato per la testa mi spaventa a morte. «Hai qui le tue cose?» Domanda, e io penso che non riuscirò mai a dipingere con questa misera luce, però la voglia di immortalare questo posto vince su tutto. Così mi alzo ed estraggo dal mio borsone una tela formato-quaderno e i miei colori ad olio, non avendo a disposizione molto altro. «Ti va se mi racconti di te, mentre dipingi?» Chissà cosa ci trova di interessante nella mia vita. Credo di essere la persona più banale e comune che esista al mondo, e lui a casa ha una ragazza, anzi una donna, come Clarissa. Annuisco, preparandomi a coordinare le due cose, decidendo che mi godrò questa serata e che poi la smetterò. E gli parlo. Gli parlo di mia madre, della sua corazza autoritaria e della sua anima fragile. Di mio padre, ancora, e di quanto sono cresciuta in fretta per colpa della sua assenza. Poi gli parlo dell'arte, del modo in cui la inseguo da tutta la vita, e del mio essere riuscita a prendere coraggio e viverla solo adesso. Gli parlo per quello che sembra un tempo infinito, e lui mi ascolta commentando di tanto in tanto, col viso poggiato sulla mano e gli occhi che mi osservano attenti. Allora, prima che possa rendermene conto, i suoi occhi contornati di matita nera sono già dipinti al centro del mio paesaggio, accompagnati dalla sua figura misteriosa e dal sorriso amichevole. E mi sento libera. Se ricaccio molto infondo il senso di colpa che mi divora, mi sento libera. Poi mi fermo. Mi fermo quando non vedo più neanche le mie mani, da quanto è buio, e scorgo solo Damiano grazie alla luce della luna che mi permette di intravederlo. «Ho finito» Concludo, timidamente, imbarazzandomi all'istante per tutto ciò che ho tirato fuori nonostante lui non ne sembri per niente scosso. Mi osserva dritto negli occhi, con una sincerità sfrontata e struggente, per poi indicare appena con l'indice la tela che tengo stretta nelle mani. «La posso vedere?» Mi torturo le labbra per qualche secondo, riflettendo sul da farsi, per poi porgergli il mio lavoro senza più guardarlo negli occhi. Lui lo prende e io non riesco a guardare la sua reazione, ho il cuore in gola e non capisco niente di ciò che è successo da quando siamo arrivati ad ora. Sta in silenzio per secondi che sembrano minuti, anzi ore, e poi finalmente parla. «Perché mi hai dipinto?» Sembra scosso. E lo capisco, anche io lo sarei. Sembra quasi provato, se lo conoscessi di più mi permetterei di definirlo quasi sofferente. «Non me ne sono accorta. È successo e basta» «Tu sei...credo che tu sia un essere speciale, Elisa» Le sue parole mi turbano. Non so neanche dire se in positivo o in negativo, so solo che mi turbano infinitamente. E mi trovo a guardarlo negli occhi, in un momento troppo profondo che non dovremmo star condividendo. Non noi, non due diciannovenni che si conoscono a malapena. Non io e lui, che sta con l'unica vera amica che abbia mai avuto. «Dobbiamo andare» Sussurro, distogliendo gli occhi dai suoi. Lui stringe le labbra e annuisce appena. Il tragitto fino alla macchina è silenzioso, il battito dei nostri cuori riempie ogni centimetro di questo bosco. Ma cosa diavolo è successo?
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