La prima settimana di Accademia è stata davvero più tosta di quanto pensassi, e senza volerlo sono sparita per una settimana fa qualsiasi relazione sociale per colpa del sonno che mi faceva crollare alle otto di sera.
Devo resistere solo per le ultime due ore e poi avrò un weekend intero per riposarmi, nonostante questa vita così piena e frenetica non mi dispiaccia per niente.
Clarissa ogni tanto ha provato a svegliarmi durante i miei pisolini chiedendomi di uscire con lei e i suoi nuovi amici, ma non c'è stato verso.
Guardo annoiata lo schermo del telefono mentre la professoressa di arti figurative spiega qualcosa che non ho le forze di ascoltare, e nel bel mezzo di una partita a Candy Crush vengo interrotta da una notifica che mi fa aggrottare le sopracciglia.
Da: 335 78...
Ao ma sei scomparsa?
Ma chi è?
A: 335 78...
Tu sei?
Da: 335 78...
Damiano. Clarissa mi ha dato il tuo numero.
Fisso il display per quale secondo, sbigottita, aspettando che quel messaggio sparisca e si riveli essere solo un frutto della mia immaginazione.
Eppure quello rimane lì, e io impiego un po' di tempo per capire che quel ragazzo ha davvero chiesto alla sua fidanzata il mio numero.
A: 335 78...
Hai bisogno di qualcosa?
Da: 335 78...
Perché non sei mai venuta in queste sere?
Senza volerlo mi ritrovo a sorridere alla sua preoccupazione per la mia assenza, invece che sentirmi a disagio o percepire le sue domande come inadeguate.
Sto per digitare una risposta, quando la gracchiante voce della professoressa mi interrompe, rimproverandomi di star disturbando la lezione nonostante il mio totale silenzio.
Blocco lo schermo del cellulare, ripromettendomi di rispondere più tardi.
Alla fine non c'è niente di male nel preoccuparsi se una persona sparisce per qualche giorno, e infondo è stato lui stesso a dire che siamo sulla buona strada per essere amici.
Per tutta la lezione ho la testa per aria e la strana sensazione che mi ha assillato nel weekend scorso, il che mi porta ad essere richiamata più volte dalla donna di mezza età che presiede questa stupida lezione.
Manco fossimo alle medie, mi suggerisce di allontanarmi dalla classe se non ho voglia di starla a sentire.
E io, che ne ho piene le scatole della sua voce gracchiante, esasperata dalla stanchezza settimanale e ormai irrimediabilmente distratta dalla spiegazione, mi lascio prendere da una reazione istintiva alzandomi dalla mia sedia ed andandomene effettivamente dalla classe, sotto lo sguardo sbigottito della professoressa e degli altri studenti.
Da un lato mi dispiace perché non voglio dare l'impressione di essere una lavativa o disinteressata, perché davvero questa settimana mi ha fatto capire che per quanto impegnativa questa è la mia strada, però dall'altro uscire dall'Accademia con mezz'ora di anticipo è davvero paradisiaco.
Scendo saltellando i gradini che mi separano dall'uscita, prendendo una boccata d'aria sollevata dalla fine di questa settimana infinita.
Il mio buonumore si smorza e tramuta in stupore quando scorgo, da lontano, Damiano poggiato al tronco di un albero che fuma una sigaretta con tranquillità.
Mi agito inaspettatamente, e istintivamente mi riordino i capelli chiedendomi cosa ci faccia qui. Clarissa non uscirà prima di un'ora, mi sembra un anticipo eccessivo.
Mi sono quasi decisa del tutto ad evitarlo allungando la strada per non dovergli passare davanti, quando lui alza la testa nella mia direzione notandomi.
Non ha alcuna reazione, è come se fosse quello che si aspettava. Mi fa un cenno con la mano, che è a metà tra un saluto e un modo per dirmi di raggiungerlo, e io in imbarazzo stringo la mia cartelletta al petto e respiro profondamente, per poi sorridergli in modo tirato e raggiungerlo attraversando la strada.
«Eli»
«Ciao! Che ci fai qui? Clarissa non uscirà a breve!»
Lo informo, parlando velocemente un po' per smorzare la tensione che sto accumulando senza regione apparente e un po' per curiosità sul motivo della presenza del ragazzo qui.
«Non sono qui per lei. Perché non me hai risposto al messaggio?»
Arrossisco impercettibilmente, spostando nervosamente una ciocca di ricci ribelli dietro all'orecchio.
«Ero a lezione»
«Quindi dove sei sparita in sti giorni? Me sei mancata piccoletta»
Lo dice ridendo, per poi scompigliarmi i capelli in modo amichevole. Cerco di reagire nel modo più contenuto possibile, ridacchiando a mia volta nonostante il leggero nodo allo stomaco che mi si è creato nel sentirlo rivolgersi così a me.
«Sono stata impegnatissima, ma ora in poi sono dei vostri»
Taglio corto, sperando che questo gli basti e che mi lasci andare a casa in pace.
«Ce conto lo sai?»
Lo dovrei sapere?
Nel dubbio annuisco appena, scrutando i suoi occhi per qualche istante in più cercando di distinguere l'ironia dalla realtà delle sue parole.
«Che ci fai qui quindi?»
Domando, cambiando argomento e guardandomi un po' intorno temendo che Clarissa possa arrivare da un momento all'altro ed essere infastidita dalla nostra compagnia.
«Te va di andare a fare un giro?»
Guardo Damiano negli occhi sbattendo un paio di volte le palpebre, sbigottita, con un'espressione che deve essere divertente visto l'accento di sorrisetto che spunta sul suo volto squadrato.
«Con te?»
«No, da sola. Ma sei scema? Si, co me»
«Da soli?»
«Che c'hai paura che te magno?»
Devo ammettere che la tranquillità con cui propone ogni cosa mi fa sentire più in pace, perché probabilmente significa che è tutto perfettamente normale e che sono io che esagero con l'empatia.
«E per andare dove?»
«Boh. Da qualche parte finché non esce Clarissa?»
Nel sentire il nome della bionda subito mi rilasso, e penso che forse potrebbe anche farle piacere se stringessi un rapporto di amicizia col suo ragazzo.
Lo guardo un po' indecisa, pensando che infondo la settimana è finita quindi a casa non avrei altro da fare se non dormire.
«Va bene, però poi devo tornare al dormitorio perché devo studiare»
Invento, mettendo le mani avanti per evitare che lui e la sua ragazza si facciano idee strane sul coinvolgermi in qualche piano pomeridiano.
«Se dai poi vediamo, sali in macchina»