Quando rientriamo in casa io sento addosso una strana sensazione. Non credo sia adeguato avere certi momenti di confidenza col ragazzo della propria migliore amica, eppure quando succede è così naturale che non posso pensare sia sbagliato.
In più io faccio schifo nelle relazioni sociali, quindi non so cosa sia giusto e cosa non lo sia in un rapporto di amicizia.
La cosa davvero inadeguata sta però nella mia testa, in cui continua a riproporsi lo sguardo penetrante e aggressivo di Damiano che si incontra con il mio durante l'esibizione.
Questo non dovrei sicuramente averlo notato così tanto, ma penso che finché rimane nella mia testa non creerà problemi a nessuno.
Victoria sta apparecchiando la tavola, e io la raggiungo velocemente per darle una mano, volendo sfuggire alla vista di Clarissa. Mi sento sporca senza un vero motivo, anche se lei sembra tranquillissima mentre accoglie il moro con un tenero abbraccio.
Io comincio a chiacchierare con la bassista del più e del meno, mentre gli altri si siedono a tavola e noi distribuiamo a tutti le pizze che a quanto pare hanno ordinato mentre io e Damiano eravamo fuori.
Mi mette in imbarazzo che tutti si siano accorti della nostra assenza? Sì, ovviamente, ma nessuno sembra essere troppo interessato a quello che stavamo facendo, quindi cerco di rilassarmi sulla sedia e intrattenere una conversazione tranquilla con Thomas accanto a me.
Di fronte a noi, Clarissa e Damiano chiacchierano amorevolmente. O meglio, la bionda chiacchiera amorevolmente mentre il moro mangia la sua pizza annuendo ogni tanto, e per quanto posso notare guardandoli di sfuggita lui sembra proprio non starla ascoltando.
Ha una canottiera inadatta alla stagione che gli lascia scoperte le clavicole sporgenti e parte di un tatuaggio che probabilmente attraversa tutto il petto.
Inclino la testa per leggere cosa c'è scritto, ma le uniche parole intravedibili sono "ballo della", e non mi dicono niente.
«E mi farebbe piacere se tu venissi»
Ritorno sul pianeta terra, distogliendo lo sguardo dal moro, quando capisco che Thomas sta parlando ancora con me.
Alzo le sopracciglia cercando di far notare il meno possibile il fatto che io non l'abbia minimamente ascoltato, e mentre frugo nella mia mente in cerca di una risposta che possa non far capire la mia mancanza di attenzione, il biondo cenere sembra aver già compreso da un pezzo il mio essere con la testa da un'altra parte.
«Sei seria? Ho parlato da solo per due minuti?»
Assumo un'espressione colpevole, mentre sento la mia amica ridacchiare; probabilmente si è accorta che ho completamente ignorato Thomas.
«Ce credo stai sempre a dì stronzate dopo npo' uno non te sta più dietro»
Lo sbeffeggia Damiano, intromettendosi e tirando un tovagliolo appallottolato in testa al povero ragazzo in questione che in risposta gli fa il medio.
«È colpa mia, scusa ora giuro che ti ascolto»
Prometto, evitando di guardare il ragazzo di fronte a me per non farmi distrarre un'altra volta.
Ma perché lo guardi, Elisa?
«Tra 'n paio de settimane festeggio il mio compleanno a una discoteca in centro a Roma, te chiedevo se te va de venì»
Storco le labbra nel sentire la parola "discoteca", sicuramente è molto distante dal mio habitat naturale e senza dubbio sarà ancora più noioso con Clarissa che mi abbandonerà per il suo ragazzo.
«Magari passo prima a farti gli auguri Thomas, ma davvero non è molto il mio ambiente»
Rispondo dispiaciuta, e il biondo annuisce comprensivo. Sta per dirmi qualcosa, quando viene interrotto da Damiano che interviene con una spontaneità un po' eccessiva.
«No, devi venì.»
Sembra quasi starmelo imponendo, e io sollevo le sopracciglia fino a farle arrivare a metà fronte, stupita e imbarazzata dall'interesse che dimostra di avere nella mia presenza.
Persino la mia amica lo guarda un po' confusa, e io spero soltanto che lui dica qualcosa che possa toglierci da questa situazione.
«Dai, se non vieni tu non viene manco Clarissa lo sai»
Si giustifica, facendo rilessare la ragazza al suo fianco nonostante il tono palesemente forzato e l'evidente arrampicamento sugli specchi.
Lo guardo incerta, confusa dal suo modo di fare e dall'intensità con cui mi sta osservando in cerca di una risposta.
Mi gratto la testa, a disagio, per poi voltarmi verso Thomas che invece non sembra particolarmente stupito. Forse tutto questo è strano solo nella mia testa, probabilmente sono delle piccolezze così minuscole che neanche si notano.
«Ci penso, va bene? Per Clarissa»
Chiarisco, sorridendo, e lui mi dice di stare tranquilla e di dargli la risposta con calma perché tanto ci ha avvisato con largo anticipo.
La cena riprende come se nulla fosse successo, eppure io mantengo per tutta la durata questa strana sensazione di euforia mista a disagio addosso, che mi costringe a non guardare più neanche una volta il ragazzo di fronte a me per paura che possa aumentare.
Vorrei schiaffeggiarmi e picchiarmi da sola per cercare di darmi una svegliata, probabilmente ho dormito poco e amplifico ed esagero a dismisura le cose che succedono o che sento. Non c'è altra spiegazione, o per lo meno, questa è l'unica che mi riesce a tranquillizzare almeno un po'.
«Me lo dai il tuo numero?»
Alzo lo sguardo dallo stato di trance in cui ero caduta per la decima volta nel corso della cena, rendendomi conto che Clarissa è andata in bagno mentre tutti chiacchierano tranquillamente tra di loro.
Rivolgo un'occhiata scioccata e preoccupata a Damiano, pensando di aver capito male e sperando vivamente che nessun altro abbia sentito.
«Ma stai parlando con me?»
Domando dopo qualche momento di esitazione, sgranando gli occhi quando lui annuisce e fa spallucce con indifferenza.
«Ti sei bevuto il cervello?»
«Ma come cazzo parli? E poi che è, non se pò avere amici?»
Sono troppo scioccata dalla sua spudoratezza e dal fatto che mi stia chiedendo questa cosa in mezzo a tutti, per ascoltare davvero le sue motivazioni.
«Non se ne parla»
«Eddaje! Così non devo sempre invitarte a uscì con noi tramite Clarissa!»
«Damiano, piantala»
«Smettila di chiamarmi Damiano, e poi dammi una motivazione per cui rifiutare»
«Ne avrei almeno un milione!»
Esclamo, scioccata, non capendo se faccia finta di non comprendere cosa ci sia di male o se davvero non ci arrivi.
«Sentiamo»
«Sono l'amica della tua ragazza»
«Quindi sei anche mia amica, no?»
«No.»
«'Nce credi manco tu»