«Penso che dovresti lasciare Clarissa»
Spezzo il silenzio che ci ha avvolti per minuti interi, trovando il coraggio di dire ciò che più temevo.
Il ragazzo fa con calma un tiro dalla sua sigaretta, per poi alzare gli occhi scuri verso di me e incurvare le labbra in un sorriso appena accennato.
«E perché mai?»
«Perché non la ami, e io non voglio che soffra»
Rispondo, ovvia, incrociando le braccia al petto e poggiando la schiena al muro.
Il vento mi scompiglia i capelli già arruffati di loro, e la figura di Damiano è illuminata solo dalla tiepida luce dei lampioni artificiali.
«Chi dice che non la amo?»
Alzo gli occhi al cielo, capendo che mi toccherà andare più nello specifico se voglio ottenere risposte.
Faccio un ridicolo saltino per potermi sedere sul muretto affianco all'entrata, cercando un modo per dire ciò che voglio dire senza creare fraintendimenti.
«Qual è la materia preferita di Clarissa?»
Il moro sembra inizialmente confuso dalla mia domanda, alza le sopracciglia e si gratta il mento come se stesse riflettendo.
«Boh, pittura?»
«No. È scenografia. Qual è la mia materia preferita?»
Piega le labbra in una linea sottile come se avesse capito il centro del discorso.
«Disegno»
«Già, disegno. Dovrebbe interessarti ciò che appassiona la tua ragazza. Anche a lei brillano gli occhi quando ne parla, sai?»
E so che può sembrare che io lo stia facendo per me stessa. Però giuro che in questo momento l'unica cosa che voglio è che Damiano smetta di prendere in giro la mia amica, perché la farà soffrire e lei non lo merita.
«Non esiste solo un tipo di amore Elì»
Mi corregge, buttando a terra il mozzicone di sigaretta consumata dal vento.
«Allora se pensi di amarla devi smetterla con tutto questo. Non fa bene a nessuno»
«Tutto questo cosa?»
Lo incenerisco con lo sguardo odiandolo per cercare di portarmi sempre al limite della pazienza, e devo fare un respiro profondo per riuscire ad evitare di rispondergli in malo modo.
«Portarmi nei tuoi posti segreti, voler sapere di più su di me, guardarmi. Non fa bene a me, non fa bene a te e tanto meno a Clarissa.»
Mi osserva pensieroso, come se fosse la prima volta in cui davvero riflette su questa situazione.
«Anche tu mi guardi»
Davvero? Questo è tutto ciò che riesci a dire?
«Lo so, Damiano. So che ti guardo, purtroppo»
«E perché lo fai?»
Il modo in cui improvvisamente il suo sguardo si fa serio mentre attende una risposta mi costringe ad abbassare gli occhi guardando il pavimento, non riuscendo come sempre a sostenere la pressione dei due pozzi profondi che ha al posto delle pupille.
«Non lo so, succede e basta»
«E ti piace quando mi guardi?»
«Non è questo il punto, Damiano, stiamo parlando di Clarissa adesso.»
Guardo ovunque pur di non incrociare il suo sguardo, temo che possa comunicarmi più di quello che sta dicendo a parole.
Lo vedo avvicinarsi a me fino ad arrivarmi di fronte, ad una distanza ridotta che mi spezza immediatamente il respiro.
«È esattamente questo il punto invece. E poi me puoi guardà negli occhi, cazzo?»
Sbuffo, per poi alzare a fatica la testa ritrovando il suo viso ad una manciata di centimetri dal mio. Deglutisco lentamente e vengo catapultata nell'universo che si nasconde dietro ai suoi occhi.
«Ora dimmelo, ti piace guardarmi?»
Mi sento così piccola in confronto alla sua possenza, ha una sicurezza di se stesso che lo fa sembrare tanto più grande.
«Sì»
Mi arrendo, lottando contro me stessa per non distogliere lo sguardo. Lui accenna un sorriso, poi poggia una mano calda sulla mia guancia facendomi tremare.
Socchiudo appena gli occhi, godendomi solo per un istante le palpitazioni e il nodo in gola che nascono immediatamente dopo quel contatto.
Poi li riapro e lui è ancora lì, che studia ogni movimento del mio corpo come se volesse analizzarmi.
«Anche a me, Elì. Me piace un po' troppo guardatte»
Mi sento presa in giro, non capisco quale sia il fine di queste constatazioni considerando che lui non ha intenzione di modificare la situazione.
«Dovrebbe piacerti guardare solo la tua donna»
«Ma infatti è così, Elisa, tu non capisci. Se mi impegno mi impegno, non sono uno che fa il coglione con le altre quando se fidanza»
Cerco in tutti i modi di ignorare la fitta allo stomaco che mi causa quella frase, sforzandomi di seguire per capire dove vuole andare a parare.
«'nso che c'hai te di diverso, ma te giuro che non è facile gestirlo. Capisci?»
Sono così frustrata. Tutto quello che dice per me si riconduce di continuo al fatto che non la ami.
«No, e forse non ti capirò mai»
Sbuffo, rassegnata, mentre il ragazzo ha un'espressione concentrata sul viso.
Poggia le mani sul muretto su cui sono seduta, ai lati delle mie gambe, e io immediatamente mi sento di gelatina mentre sono intrappolata dal suo corpo.
Il respiro di Damiano è forte, quasi affannato, lo sento muovere l'aria e sfiorarmi la pelle facendola vibrare.
Dimentico tutto ciò che stavamo dicendo, la mia mente si annebbia e riesco solo a percepire il suo pollice che comincia a carezzarmi la coscia al fianco della quale le sue mani sono appoggiate.
C'è una dolcezza tragica nei suoi movimenti, come in Eva che accetta la mela dal serpente, consapevole del male che porterà ma troppo coinvolto per poter resistere.
Una serie di brividi mi percorrono il corpo da cima a fondo e lui lo nota immediatamente, facendo scorrere le dita sulla pelle d'oca che è arrivata anche alle gambe.
«Forse dovrei lasciarla»
Conferma, a voce bassa, come se temesse di distruggere l'atmosfera magica che si è creata attorno a noi.
Io non capisco neanche ciò che dice, la mia mente è in stand-by e l'unica cosa che mi funziona benissimo è l'olfatto.
A questa misera distanza riesco solo a sentire il suo profumo pungente, e la mia mente rifiuta qualsiasi altro tipo di input.
Annuisco appena, mentre lui fa salire le mano fino alla mia vita, circondandola quasi interamente e arrivando a sfiorarmi il naso col suo.
Il cuore mi esplode nel petto e mi sembra di avere qualsiasi muscolo paralizzato, completamente succube del suo tocco gentile.
«Elì?»
«Sì?»
«So che non dovrei dirlo ma...ho voglia di baciarti»