LA DIVORATRICE
La Divoratrice si sollevò dal suo giaciglio regale. La stanza di Belzebù era sfarzosa, statue d’oro ne colmavano ogni angolo. Sul soffitto, il dipinto raffigurante la sua caduta, opera di decine di anime peccatrici imprigionate negli Inferi, raccontava una storia non vera.
Lucifero non era nemmeno dipinto fra gli angeli in volo. Era stato dimenticato.
«Ho bisogno che Kal mi riporti quel bastardo di Xabrax, lo voglio scorticare», le disse arrivandole da dietro. Le sfiorò le grandi e maestose ali, la parte che più era invidiata dai demoni, perché ricordava il loro passato angelico.
Le mani del grande Imperatore le si appiccicarono addosso, lascive. Non era in grado di resistere al suo fascino e questa era la sua arma per tenerlo in pugno.
Matyamavra attendeva da secoli di assaporare la sua vendetta e di spazzare via tutti i demoni dall’Inferno. Solo che le cose si erano complicate, aveva conosciuto la verità, legato con alcuni di loro in cui aveva scorto la stessa luce che aveva visto in Lucifero. I tempi per arrivare allo scopo si erano allungati. Nel frattempo però aveva sfruttato le sue abilità ed era diventata la Cacciatrice ufficiale del regno, nonché amante del suo nemico numero uno.
«Non ti deluderà, stanne certo. Ha l’Antikronon, si sposterà nel tempo con la stessa facilità di un demone e ti riporterà il fuggitivo.»
«Se è bravo anche solo la metà di te, mia cara.» La lingua nera e viscida le leccò il collo, i lunghi artigli la ghermirono, sfiorandole i capezzoli. La Divoratrice finse di provare piacere. Il Signore delle Mosche le divaricò le gambe e la prese lì, mentre nel cielo violaceo dell’Inferno imperavano tuoni e lampi, e una carovana di nuove anime varcava i cancelli.
Suoni gutturali sgorgarono dalle fauci del demone. Matyamavra non provava nulla, né piacere né tantomeno dolore. Era animata dai terribili ricordi dei tempi antichi, prima della caduta degli angeli nell’Inferno.
«Sei solo mia», le disse Belzebù, staccandosi da lei.
La Cacciatrice si voltò e gli sorrise, sebbene dentro ardesse dal desiderio di sgozzarlo. Ma era il più forte di tutti e ne aveva timore.
«Tu non hai più bisogno dell’Antikronon per muoverti», continuò il Signore delle Mosche. «Ho dato disposizione che tu possa viaggiare attraverso le voragini degli Untori, come da te richiesto.»
«Grazie, mio signore», gli rispose restando immobile sul davanzale a osservare i nuovi venuti. «Sarà ancora più facile cacciare.»