I ROGHI DI MILANO
10 Giugno 1620
Piazza Vetra era gremita. Si stava per compiere l’ultima esecuzione, Kalinger lo sapeva bene, ma se il suo fiuto non si sbagliava avrebbe trovato lì il demone.
Ignorò la sofferenza provenire dal palco. Anche se alcune volte aveva disobbedito agli ordini sapeva bene che non poteva intervenire in eventi storici rilevanti. Finse di non sentire l’angoscia, lo strazio che permeava negli occhi delle condannate. Scrutò i volti dei presenti, del boia, dei preti agghindati a festa.
Era lì, lo sapeva.
Ancora non capiva come l’uomo potesse trovare divertente una simile esecuzione, ma era arrivato a pensare che tutto fosse alimentato dalla paura, dall’ignoranza, dall’invidia. Gli umani si perdevano in guerre inutili, anche sospinte dal desio di un unico essere. Non vi era mai un fine dignitoso, solo sangue e vendetta.
Intorno a lui, gli astanti vociferavano, giustificando quel terribile atto, campavano scuse, tessevano fandonie.
Solo una cosa stonava in quel terribile quadretto. Una bimba dai boccoli dorati, dalle fattezze delicate, se ne stava in prima fila a guardare mentre preparavano le due condannate.
Il volto della madre era sconvolto. Continuava a chiedere alla ragazzina di andare via, ma la piccola restava immobile, quasi estasiata da quella terribile visione.
Il cacciatore si mise in disparte. Restò a osservarla, mentre ormai la folla dietro di lei si accalcava, impedendo alla donna di portarla lontano da lì.
Il cappio al collo era stato messo. Il pubblico si azzittì di colpo quando il boia appoggiò le mani sulla leva. Un movimento fluido, la botola si aprì di scatto e poi si avvertì solo il rumore del collo che si spezzava.
«Preparate il rogo!» si sentì urlare.
Kalinger chiuse gli occhi. Il dolore delle due giovani era svanito di colpo. Le avrebbero arse, nella convinzione di purificarle.
Seguì la bambina, accompagnata dalla madre, tra i vicoli di Milano. Le guardò fare acquisti restando a debita distanza.
Attese che entrassero in casa, poi fece il suo ingresso con irruenza. La porta divelta finì a terra. Non avrebbe voluto rischiare la vita di una persona incolpevole, ma ormai era troppo tempo che Xabrax lo teneva in scacco.
Accadde tutto in un attimo. Passò oltre la donna la quale, nel vederlo fare irruzione in casa sua, aveva fatto cadere il cesto di frutta che teneva fra le mani. Puntò dritto alla meta e prese da dietro la piccola, afferrandola per le braccia per bloccarla.
Un grido di aiutò riecheggiò fra le pareti. La ragazzina tentò invano di liberarsi dalla stretta. L’avrebbe stritolata con tutte le sue forze, impedendo al demone di mutare. Il corpo terreno sarebbe morto e Xabrax sarebbe stato in trappola, ma una risata riecheggiò dietro di lui, insinuando il dubbio di aver fatto male i conti.
«Sei sempre il solito stupido», disse una voce conosciuta. «Possibile che ancora tu non sia riuscito a capire quando mi prendo gioco di te?»
Kalinger mollò la piccola. La percezione di aver commesso un errore divenne consapevolezza dopo essersi voltato di scatto. Gli occhi del male avevano sempre la stessa profondità. La sensazione di disagio che trasmettevano non mise a freno la sua tenacia. Era un guerriero, non aveva paura. Non si perse d’animo e rapido allungò la mano, lesta, agganciandosi al collo del demone, che in una frazione di secondo mutò d’aspetto. Il volto femminile della donna lasciò il posto a un viso deforme, solcato da ferite putrescenti.
Un tentacolo sbucò da sotto le vesti del demone e si allungò verso la bambina. Si attorcigliò attorno all’esile corpo e le si infilò in bocca, fermando così l’urlo di terrore che stava per riempire l’aria. Il fragile corpo venne scosso da fremiti. Gli occhi le si colmarono di paura.
«Se non mi molli la uccido.» Xabrax lo aveva in pugno.
«Ne stai uccidendo troppi, mio caro, e a casa ti aspettano», gli disse.
«Non ci credo, piccola creatura inutile, non è da te», rispose. Rivoli di bava gli scendevano dalle fauci. «Tu e la tua mammina siete così servili con Belzebù, così remissivi.»
«Che ti devo dire», continuò Kalinger, cercando di ignorare la parte del suo cervello che gli gridava di mollare il mostro e salvare la bambina. «A furia di stare con i demoni sono diventato indifferente a queste cose.»
Si sentì un rumore sordo. Il corpo della giovane esplose nel momento in cui Kalinger chiuse gli occhi e si trasportò negli Inferi insieme al detenuto.