I Piatti satelliti erano nati (e continuavano a farlo occasionalmente, a sempre più vertiginose altezze) come copia su scala minore di quello centrale. Ospitavano nuovi quartieri residenziali, centri sportivi, commerciali, di svago e di produzione industriale. Ogni Piatto aveva la sua cupola, i suoi impianti di depurazione a norma, il suo ramo coi corridoi di collegamento (vere e proprie vene di vetro che percorrevano Arborea ad ogni altezza e direzione), e finanche un sistema di locomozione in grado di far ruotare i rami primari a seconda della decisione del Consiglio, in modo che uno o l’altro quartiere godesse più o meno della diretta esposizione solare. Si creavano così dei veri e propri microclimi all’interno dell’Albero, progettati comunque in modo che mai al Piatto centrale fosse negata la propria percentuale di luce e dominanza prospettica.
- Il Consiglio è in riunione, signor presidente – venne ad avvisarlo Booth quando Bjorn era ancora impegnato con alcuni dei punti più spinosi all’ordine del giorno. Riconsultò con un colpo d’occhio la scaletta registrata nel foglio d’apertura, e si decise a seguire il suo più prezioso collaboratore.
- L’umore, amico mio? – l’apostrofò in quel tono disteso, divenuto ormai abitudinario quando erano soli.
L’altro gli rispose con la solita flemma ufficiale, rassicurante e allo stesso tempo ricca di sottintesi.
- Il generale Nystrom siede vicino a Burnham, signor presidente. Discutono delle recenti proteste ad Electria.
- Immagino con quale esito.
- Quello delle proteste, o della loro discussione, signore? – fu la risposta del Segretario dell’Unione, abbastanza allusiva da strappare al presidente Engstrom un sorriso.
- Opinioni sulla china che prenderà il Consiglio questa sera?
- È un confronto importante. Gli equilibri dell’organico potrebbero essere sul punto di cambiare per i prossimi anni…
- Quindi? – sollecitò Bjorn, a un passo dalla doppia porta che avrebbe interrotto bruscamente la loro intimità.
- Nostra sorella è sul piede di guerra, signore. Burnham sonderà la vostra propensione all’alleanza, Beasley la fedeltà al programma originario che ancora vi tiene in testa ai sondaggi.
I soldati si misero sull’attenti mentre Owen Booth, teso e ligio al dovere come se non avesse espresso alcun commento pretenzioso nelle ultime ore, spalancò le porte annunciando l’arrivo del presidente eletto dell’Unione Cisatlantica. Bjorn si augurò che il suo volto fosse altrettanto impassibile. “E da quale parte dovrei propendere, secondo te? Chi sarebbe l’alleato più forte?”, avrebbe voluto chiedere ancora al suo Segretario. Dopo aver salutato i ministri ed essersi messo comodo a un capo del lungo tavolo del Consiglio, si diede dello stupido per non aver formulato prima una domanda così ovvia, forse quella da cui sarebbe dipeso il futuro della sua carriera, della sua famiglia, dello stesso impero che aveva giurato di servire per la vita. Poi si rese conto che, probabilmente, chiedere a Booth sarebbe stato perfettamente inutile: la sua decisione l’aveva già presa da tempo.
Era proprio come gli aveva detto il suo collaboratore: Burnham sembrava in accesa discussione col Generale del I Stato Sigfrid Nystrom, l’uomo che data la sua prestigiosa carica aveva il comando di pressoché tutte le forze armate della Cisatlantica. Anche dopo che uno degli altri segretari aveva intimato il silenzio al tavolo, i due avevano continuato a scambiarsi sussurri a mezza voce.
Come d’abitudine, il Consiglio si aggiornò in primo luogo sulla disastrosa carenza di materiale di copertura per le città degli Stati più indebitati, tramite alcune osservazioni in merito del Ministro del Ripopolamento Thekla Larsson.
- Alcune città del Decimo non hanno ancora sviluppato un’adeguata espansione in superficie. Abitanti di località dell’estremo sud, come Celestial Mine o Hades Nest, vivono ancora nel sottosuolo, e il governo non è ancora stato in grado di promettere aiuti in un prossimo futuro! - si scaldò il ministro, richiamando il tempestivo sostegno di Beasley.
- Quello che si rende obbligatorio, signor presidente, è una redistribuzione dei sostegni economici a favore degli Stati in difficoltà, in modo da garantire un adeguamento delle condizioni di vita ai più recenti standard comunitari…
- E come potremmo, a un passo dal disordine civile qui, a casa nostra? – tuonò il generale dalla parte opposta del tavolo.
- Senza contare che il Decimo Stato deve alle casse dell’Unione ancora parecchi milioni di tributi. – fu l’appoggio più contenuto di Burnham.
Il presidente incrociò il suo sguardo nero, acuto come una punta di spillo, e dopo un attimo fu costretto ad abbassare il suo:
- Il piano economico non può essere rivisto, signor Beasley. Conviene anche lei che prima di accertarci sull’infondatezza delle notizie riguardanti le tensioni militari ad Occidente…
- Queste notizie vanno avanti da anni, e nel frattempo i nostri Comuni soffrono sempre più la fame, e la povertà… - si era intanto ripresa la Larsson.
- Ministro Beasley?
- Nessuna nuova comunicazione ufficiale da Olympia, signor Presidente. Ci è giunta voce di droni spia lungo la dorsale, ma i nostri interni non sono ancora riusciti a decodificare i segnali intercettati.
Quel Beasley era un incapace, Bjorn l’aveva sempre saputo. A che pro isolare l’Unione se le loro riserve auree facevano acqua da tutte le parti, e per di più rischiavano di trovarsi intrappolati in un conflitto di portata globale? Lo dimostravano le recenti dimostrazioni di protesta anti-Perfetti ad Electria, nel cuore del Secondo Stato. Complici i media, le tensioni politiche e militari provenienti dall’altro lato del mondo si trasmettevano alle maggiori città dell’oltre-dorsale, e sempre più partiti popolari richiedevano al capo del governo una posizione più decisa riguardo alla politica estera. Il Generale Nystrom, si disse tra sé Bjorn, era l’uomo più adatto per rappresentare, al momento, gli interessi dell’Unione a livello globale.
- Invieremo nuove scorte alimentari a Hades Nest. – si trasse d’impiccio un po’ troppo frettolosamente, senza prestare ascolto alle accese rimostranze della Larsson.
Il ministro Burnham avallò, anche stavolta visibilmente soddisfatto: - Penso anch’io che sia doveroso concentrarci sulla crescente influenza dell’opinione perfetta, proprio qui ad Arborea e nei primi Stati.
- Vogliamo tutti dare un messaggio di cooperazione e sostegno ai nostri fratelli Perfetti. Anche in conseguenza della nuova ondata di violenza che ha insanguinato i territori transatlantici più periferici. – squittì quasi nascosto dietro il bordo del tavolo il ministro dello sviluppo economico e culturale Augustus Pace, il solo altro Perfetto seduto a quel tavolo, dopo Burnham.
La risposta seccata di Beasley s’insinuò prima che Engstrom riuscisse a formulare una replica diplomaticamente corretta.
- Le disavventure dei suoi colleghi d’oltre-dorsale non hanno alcuna rilevanza nel presente dibattito, signor Pace.
- Ce l’hanno eccome, ministro. Ha dimenticato il numero di Perfetti che hanno chiesto aiuto all’Unione in conseguenza dei drammatici accadimenti di qualche anno fa?
Tutti si voltarono ancora una volta verso Burnham, che non aveva perso occasione per punzecchiare il suo principale avversario. Il ministro degli Affari Unitari fece un cenno al Generale, che con un sorriso abbozzato azionò il proiettore del suo foglio elettronico. Una mappa in 3d della piana occidentale transatlantica cominciò a ruotare al centro del lungo tavolo, manifestando alla decina di uomini e donne in poltrona gli sviluppi dell’espansione invidiosa secondo gli ultimi aggiornamenti.
- I ribelli si sono spostati diversi chilometri ad est dello stabilimento di Indigo. E nonostante l’invio di ingenti truppe da Blue Thunder e New Eliopolis, il fronte di combattimento continua a essere instabile. Si direbbe che il governo centrale aspetti un appoggio più concreto dai suoi alleati storici…
- E quali sarebbero, questi alleati storici, Generale? – sospirò stancamente il ministro degli Affari Esteri.
- Osa forse ignorare l’appello di centinaia di rifugiati…
- Dimentica che i loro patrimoni li accompagnano dovunque scelgano di traslocare, Generale. E allo stesso tempo, diverse comunità di cittadini della “nostra” unione aspettano gli aiuti promessi negli scorsi aggiornamenti del piano economico…
Il presidente richiamò la Larsson, poi scelse abbastanza intelligentemente di spostare l’argomento su un terreno di comune accordo come la politica anti-invidiosa.
- Sono animali, signore. Non hanno neppure saputo tenersi quelle centrali. A causa loro, la produzione di mondiale di Cryostamen è crollata di oltre il settanta percento. – abboccò Nystrom, continuando a spostare i cursori sulla mappa.
Bjorn approvò ironico. Era ormai risaputo che quegli sbandati che invidiavano la superiore sorte degli immortali erano destinati all’auto-sterminio. L’unica cosa che non riusciva a spiegarsi era il motivo per cui il presidente dell’Unione Transatlantica non li avesse ancora polverizzati con i suoi potenti mezzi bellici. Che aspettasse davvero l’appoggio di Engstrom, una sorta di collaborazione da parte di entrambi i lati del mondo civilizzato? No, quello era solo un diversivo. L’unico intento di Lucetius era l’espansione verso l’antico oriente, e lui era stato messo al corrente di piani che a quanto pareva non erano stati comunicati neppure ai “contatti” transatlantici all’interno di Arborea.
- Il ministero chiede l’autorizzazione all’apertura di altre tre centrali di produzione di Cryostamen, per sopperire ai bisogni sempre più ingenti di iniziazione da parte di cadetti delle comunità stanziate…
Pace si zittì prima ancora che Larsson ricominciasse a insultarlo, per paura di scatenare un’altra valanga di proteste da parte dei colleghi. Stavolta Bjorn sapeva che non avrebbe potuto soprassedere: aveva già sottoscritto l’approvazione per la fondazione di due centrali su modello Indigo nel Terzo Stato. I ritmi di produzione del siero non avrebbero tuttavia raggiunto quelli della famosa centrale transatlantica prima di qualche decennio. In più, le richieste sul mercato premevano e i prezzi erano già arrivati alle stelle. A risentire della penuria di Cryostamen in commercio era l’economica globale; lo stesso valore aureo oscillava paurosamente, condizionato da quello ben più consistente della fluorite azzurra. Anche per questo, con la distruzione di tutti gli impianti della piana occidentale, l’egemonia Perfetta si era vista per la prima volta da secoli sull’orlo del collasso. Le speranze di tutti si erano volte oltre la dorsale atlantica, al di là della catena di montagne basaltiche che solo un ventennio prima segnava l’ultima frontiera prima del regresso, dell’approssimazione politica, della mediocrità tecnica orientali.
- Mi proponga i piani per le prime due centrali, Augustus. – si risolse ad affrontare le reazioni dei sottoposti.
- Ma signor presidente, le casse dell’Unione…
- Le casse dell’Unione sono già abbastanza rimpinguate dalla vendita dei titoli della prossima lotteria, signorina Larsson.
Quello della lotteria era un argomento tabù per la maggior parte dei ministri, affrontato per la prima volta dopo un’intuizione a dir poco geniale dell’inoffensivo Pace per risolvere una volta per tutte il disastroso indebitamento del governo nei confronti dei risparmiatori degli Stati maggiori. Aveva funzionato alla grande: da cinque anni la vendita dei titoli (ultimamente sostituiti dai famosissimi “cubi Wirthmann”) erano in progressivo aumento tra i Comuni. Il premio in palio, d’altra parte, giustificava quella sorta di frenesia collettiva: dieci irradiazioni gratuite per i dieci fortunati vincitori, uno per ogni Stato, e in più dieci viaggi a spese della città di Arborea nel paradiso dei Perfetti, Heaven Harbor. Diverse erano state, inizialmente, le opposizioni del Consiglio a quell’aperta p********a a favore della classe degli immortali, ma i benefici economici erano stati tali da mettere a tacere nel giro di un paio d’anni anche i più ostinati.
Gli ultimi punti affrontati dalla seduta furono i presunti squilibri ambientali che sarebbero derivati dall’apertura di nuove centrali tipo Indigo e Violet Hill. Furono liquidate dal presidente sulla base della tecnologia ancora insufficiente in Cisatlantica, per giustificare l’immissione nell’atmosfera di ingenti quantità di gas pari a quelle dei classici impianti dall’altra parte del mondo.
La classica stretta di mano di Bjorn a tutti i ministri concluse verso le ventitré la seduta del Consiglio di quella sera. Il presidente tornò a casa stremato; per fortuna gli appartamenti riservati a lui e ai suoi familiari non erano distanti. Non aveva neppure bisogno di uscire da palazzo; semplicemente avrebbe dovuto attraversare l’oasi centrale, una sorta di grande giardino climatizzato su cui affacciava il suo studio privato, e infine percorrere i lunghi portici che occultavano l’ingresso delle abitazioni del personale di servizio. L’entrata ufficiale Bjorn la riservava agli obiettivi dei giornalisti; per quel giorno, aveva già pagato il suo tributo alla fama.
Non Elina. L’aspettava ancora truccata e vestita di tutto punto, come stesse per uscire in visita ufficiale. Ad osservarla meglio, Bjorn si rese conto che quello che credeva fard era solo il vivo rossore che le soffondeva guance e zigomi. Gli le brillarono quando lo scorse all’ingresso, e non appena furono soli in soggiorno corse a buttargli le braccia al collo.
- Bentornato, amore mio. Sei stato grande stamattina, all’inaugurazione.
- Ma davvero?
In qualche modo l’entusiasmo apparentemente immotivato di sua moglie era riuscito a trapassare la corazza di stanchezza e disillusione che si trascinava dietro dopo ogni riunione ministeriale.
- L’impressione di tutti qui è che sei stato favoloso.
- Sei quasi del parere di Booth. Dovrei preoccuparmi?
- Non essere sciocco. Si tratta solo di essere obiettivi. E poi…
Lo abbandonò dopo averlo quasi obbligato a buttarsi sul divano. Bjorn si godette trenta secondi di tranquillità, poi la moglie riapparve coperta da uno sgargiante vestito rosso rubino, la gonna a balze e sbuffi e le maniche strette e spoglie, secondo gli ultimi dettami della moda perfetta d’oltre-dorsale.