- E nel mare si volava…
Petro finì per distribuire cinque o sei scappellotti a entrambi:
- Volete star zitti o no? Disturbate la guida.
La signorina all’estremità della Trireme, proprio sotto gli occhi di Sophia sconvolta per la sua privacy violata, soffiò nell’amplificatore e si presentò. Il suo nome era Voula e li avrebbe accompagnati alla scoperta del meraviglioso “mondo antico”. Proprio negli ultimi mesi quel che restava dei fondi del Decimo Stato era servito a completare un vecchio progetto di ricostruzione di alcuni antichi edifici disseppelliti, ancora in condizioni accettabili, da una rinomata compagnia di archeologi di fama internazionale.
- Le strutture sono state protette dall’erosione atmosferica sotto speciali cupole anti-smottamento. Durante la visita si consiglia di non toccare, spingere, spostare nessuno degli elementi in stucco o muratura.
Venne fuori che l’ingresso alle cupole prevedeva l’acquisto di un titolo supplementare, che nessuno dei turisti di Hades Nest era disposto a pagare. Dovettero accontentarsi del passaggio della Trireme di fronte alle cupole principali, dopo un’intera giornata di viaggio tra le pianure desertiche di un antico fondale marino.
- È qui che c’era il mare? – domandò Vasilis strattonando la manica di suo padre.
- E che ne so, io? Chiedilo alla guida.
- E i pesci, è qui che vivevano?
- Gli unici pesci vivi di cui ho sentito parlare si trovano all’aquario di Arborea, figliolo.
Finalmente arrivarono in vista delle prime cupole; le Triremi rallentarono e il percorso si mutò in una lenta processione tra meraviglie architettoniche di tutti i tipi. Greta individuò subito il “suo” castello. Non se lo era immaginato così imponente e suggestivo, soprattutto a sole poche decine di metri di distanza.
- I castelli erano strutture fortificate usate per il soggiorno di famiglie reali e Servitori. – spiegava Voula dal suo amplificatore.
- Della famiglia reale facevano anche parte le principesse. – sottolineò Nestor all’orecchio di sua figlia.
- Come Lara Grey?
- Diciamo un tantino più antiche…
- E in quel castello ci abitano ancora le principesse?
Greta indicò una delle torri più grandi, per nulla rassomigliante alla Guglia del suo libro illustrato, ma sormontata da un cono azzurro che svettava fin quasi a sfiorare la superficie della cupola.
- Non più, tesoro. Ma forse ci vive ancora qualche fata. Non si vedono perché sono invisibili, ma magari ci sono.
Attraversarono una decina di cupole con riproduzioni in scala reale di una serie di elementi edilizi recuperati dall’ultima catastrofe. C’erano palazzi, condomini, parcheggi sopraelevati, una “via commerciale” di poche centinaia di metri piena di vetrine tirate a lucido e di insegne colorate.
- Dovevano essere proprio degli imprudenti, a vivere in questi telai bucherellati, in balia del vento e del caldo. – giudicò Efimia, senza perdersi un solo dettaglio della spiegazione della guida.
- A quei tempi l’aria era respirabile. Mio padre mi diceva sempre che il nonno di suo nonno, o forse qualche suo antenato… poteva ancora respirare sotto il cielo senza farsi venire un accidente.
Petro alzò gli occhi al cielo e consigliò al fratello di non rivangare le storie del vecchio Kyriakos.
- Il posto dell’uomo è dove è nato e cresciuto. Dalla terra alla terra.
- Intendevo solo che un tempo in queste dimore ci abitavano persone come noi.
- Appunto. Vedi la fine che hanno fatto. Il mondo in superficie è insidioso e troppo instabile per preservare la vita. Ricordati questo, fratello: verrà il giorno in cui anche città splendenti e superbe come Arborea crolleranno, e i superstiti saranno costretti a scavare buche nel terreno per riuscire a tenersi in vita.
Soddisfatto per la sua profezia, che era riuscita a zittire per qualche minuto anche la guida, Petro incrociò le braccia e si guardò intorno con occhiate inquisitrici.
- Il chiosco della lotteria! Papà, scendiamo un attimo a comprare un cubo? – si mise a strillare Sophia in fondo al vagone, imitata da un altro paio di ragazzi.
Seguita dalle altre che si erano fermate intanto a raccogliere i turisti di ritorno dalle esplorazioni, la Trireme dei Dimitriou era finalmente entrata nella stazione di arrivo, quella coi punti di ristoro, gli alloggi di pernottamento, e appunto i chioschi della lotteria dell’Unione. Grandi manifesti pendevano dalle travi metalliche incrociate sul soffitto, pubblicizzando l’irrinunciabile opportunità di realizzare il sogno di una vita immortale: sullo sfondo di una città immersa nel verde, tra cupole, guglie, laghi e fontane, due modelli bellissimi, un ragazzo e una ragazza vestiti alla foggia olimpica, si tenevano per mano sorridenti, dirigendosi all’ingresso di quel paradiso.
DATTI UN’OPPORTUNITÀ, LA TUA PERFEZIONE È A PORTATA DI MANO! – scandì Mihalis, completamente rapito.
Petro neanche vi badava, intento a contrattare otto posti nelle cuccette dell’alloggio più economico, per l’unica notte che avrebbero trascorso fuori casa.
- Non perdetevi, o vi lasciamo in mezzo al deserto! – gridò dietro ai gemelli che già facevano lo slalom per il chiosco più vicino.
Avevano varcato tutti la soglia della modesta struttura ricettiva, quando Mihalis e Vasilis raggiunsero lo zio con due grossi cubi dorati che sarebbero stati a stento nel palmo della mano di un adulto. Ne avevano acquistato uno ciascuno, e il costo era stato quello delle paghette degli ultimi tre mesi.
- Zio Nestor! Guarda, il cubo Wirthmann! Ora ci proviamo noi, a diventare Perfetti!
- Sai come si gioca? Basta azzeccare la combinazione!
Benché avessero scelto Nestor come intermediario, nulla poterono per arrestare la furia di Petro. Dopo aver rifilato un unico schiaffo di volata a entrambi, li spedì tutti e due in cuccetta senza cena.
- Inaudito! Contribuire con queste sciocchezze alle finanze dei Perfetti qui, in terra di Comuni! Mi vergogno di voi due. Traditori! Razza di ignoranti…
Il fratello lo spinse da parte per cercare di farlo ragionare:
- Sono ragazzi. Vogliono solo divertirsi un po’.
- Divertirsi? Dopo che abbiamo speso un patrimonio per la gita fuori? Ma dimmi un po’, saputello. Lo sai chi c’è dietro questa storia della lotteria? Lo sai? Quel Perfetto di Burnham!
- Non vedo cosa il ministro…
- Ma chiaro che non lo sai! Perché tu non ti accorgi mai di niente, a te non importa nulla di quello a cui stiamo andando incontro… Una città perfetta in cisatlantica, ecco cosa! Un’altra Heaven Harbor proprio qui, sotto il tuo naso!
E Petro si mise a indicare le lontane pareti della cupola oltre gli ingressi della stazione, quasi si aspettasse di vedere sorgere da un momento all’altro un’intera città di Immortali nuova di zecca.
- Heaven Harbor, poi… Mi sembra esagerato.
- Aspetta e vedrai! Verrà un giorno, caro Nestor, che…
Annoiata dal vocione dello zio, Greta fece segno al papà di avvicinarsi anche loro al chiosco della lotteria. Nestor lasciò la moglie e la cognata a sorbirsi le lamentele di Petro, e portò la figlia all’espositore di cubi in bella mostra sullo scaffale di uno dei venditori.
- Posso averne uno anch’io, papà? Uno come quello di Vasilis?
- Se mi prometti che non lo dirai allo zio…
- Oh no, certo che non glielo dirò!
E fu così che, per mostrare a se stesso che lui alla teoria del complotto perfetto ordito dal ministro Burnham non credeva affatto, Nestor Dimitriou acquistò il cubo dorato che avrebbe cambiato per sempre la vita sua e dei suoi cari.
L’indomani, l’ultimo spettacolo in programma era anche quello più atteso da grandi e piccini. Già all’interno della Trireme, vennero spostati alcuni sedili per consentire una piena visione dello spettacolo dai finestrini. Una dopo l’altra, le Triremi scivolarono sul binario unico diretto a un padiglione oscurato; qui si riproduceva lo scroscio dell’acqua che sommergeva i mezzi di trasporto, dando l’illusione di un viaggio d’altri tempi in fondo all’oceano. Si accendeva qualche fioca luce, apparivano un cupo azzurro marino, un fondale di alghe ondeggianti alla corrente, la sabbia scossa dalla scia di pesci minuscoli, e infine i grandi predatori degli abissi di cui solo pochi musei al mondo conservavano i resti cartilaginei.
- Che figata! Che mostri da sballo! – esclamavano un po’ i gemelli, un po’ tutti gli altri dandosi il cambio.
Per l’ennesima volta, Greta aveva dimenticato sia il suo libro sia il cubo, perdendosi con l’immaginazione in fondo a quel mare in cui però non vedeva né le sirene né i possenti tritoni delle sue fiabe.
Finita la rappresentazione, ci si preparò alla partenza con un grosso applauso da parte di tutti i partecipanti. Si riaccesero le luci interne, l’oceano scomparve così com’era venuto su, assieme a tutte le sue creature sommerse.
- Allora, vi siete divertiti? È stata o no la gita più meravigliosa di tutte? – strillò ancora estasiata Efimia, sempre pronta a tener sollevato il morale della compagnia.
- Io però volevo vedere i Perfetti… - brontolò Vasilis, col gomito premuto contro il finestrino.
- I Perfetti li vedrai solo in proiettore, cretino. – lo rimbrottò suo padre, che di colpo sentiva tornare tutto il malumore del giorno prima.
Greta passò tutto il resto del viaggio a cercare di comprendere il segreto del meccanismo del cubo Wirthmann. Suo padre dovette rileggere le istruzioni prima di spiegargliele in modo più comprensibile:
- Guarda qui, su ogni faccia ci sono dei numeri da uno a dodici. E accanto a ogni numero c’è un apice diverso per ogni faccia del cubo. Ora… per vincere non devi disporre i numeri dal più piccolo al più grande, ma metterli in fila secondo la sequenza illustrata nella mappa, una diversa per ogni faccia del cubo…
- Devo mettere i numeri com’è nel disegno, no? – se ne uscì alla fine la piccola, sollevando Nestor da quel grattacapo.
L’ultimo tratto del viaggio fu assai più tranquillo che all’andata. La maggior parte dei turisti di Hades Nest aveva il proprio rompicapo tra le mani, e in testa una pallidissima ambizione di riuscita che li avrebbe catapultati, forse, dalle viscere della loro cittadina sotterranea all’empireo di una metropoli eterna in cima alle nuvole.
- Ci mancava anche il cubo, adesso. – sbadigliò Daphne, con Greta che non smetteva di smanettare con la testolina poggiata sul suo grembo. – Non bastavano il libro, e tutte quelle fantasie su fate e principesse?
Il marito fece una carezza sulle lisce ciocche bionde della figlia.
- Che male c’è a sognare una realtà diversa, una volta tanto? Il peggio sarebbe covar rancore verso tutti quelli che possono permettersi una vita lontana anni luce dalla nostra.
- Peggio sarebbe anche cercare di arrivare a loro, però.
- Mah, sai. – scrollò le spalle lui, - Forse bisogna provare proprio l’altra metà del mondo, per riconoscere l’inimitabilità della propria.
Daphne gli sorrise, mostrandogli la stessa fossetta che assai più spesso compariva sulle guance di Greta.
- Mi preferiresti alla Perfetta più affascinante di Olympia?
- Tu sei già la mia Perfetta. Un solo giorno con te, ne varrebbe diecimila in compagnia delle più belle.
Si baciarono di sfuggita, catturati solo dallo sguardo vigile e compiaciuto di Efimia.
***
Finalmente a casa, i Dimitriou non persero tempo in congedi o ricapitolazioni delle ultime avventure. Stanchi e bisognosi solo di rilassarsi a letto, si diressero verso le loro abitazioni private; Greta era l’unica che ancora girava e rigirava il suo cubo, come stregata da tutte quelle sue infinite combinazioni.
- Non ti pare ora di smetterla? Scommetto che ieri notte hai dormito sì e no quattro ore.
- Ci sono quasi, ti dico.
- Ok, ma se non smetti salti la cena.
- Se smetto non mi ci ritrovo più!
- Oh, per carità!
Daphne la lasciò sgattaiolare in corridoio, gettò le sacche da viaggio sul tappeto e si concesse una lunga stiracchiata sull’unico strapazzato divano di casa.
- È stato bellissimo. Grazie. – disse a Nestor che rientrava allora con gli ultimi ingombri.
Sbrigate le faccende più improcrastinabili, i due si concedevano una tisana rilassante in cucina, quando Greta arrivò di corsa dalla sua cameretta, rossa in viso e con l’espressione del giorno prima, di fronte al castello incantato. In una mano reggeva il cubo dorato, nell’altra la mappa con le combinazioni.
- Mamma, papà! Ho completato il cubo! È tutto giusto!