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2084 Parole

«Ma si figuri, signorina… Signorina?» «Irene». «Ebbene, signorina Irene, tenga pure i suoi soldi. Troverà la macchina bene oliata sotto la tettoia. Parta quando vuole. Io, adesso, devo finire le stanze, il cameriere è in licenza. Il cartellino è sul banco, lo compili, non si dimentichi, eh? La polizia è tanto intrigante, una vera peste». Simone rimase sola, la fronte fra le mani, tutta stordita dallo sforzo fatto, non per inventare, ma per frenare il fluire delle menzogne che sentiva pronte a sgorgare da non so quale orrenda piaga dello spirito, certamente riaperta dalla recente angoscia. La pioggia batteva di nuovo sui vetri, il fischio di una locomotiva in manovra lacerava l’aria col suo appello funereo, a volte prolungato come un lamento, a volte breve, imperioso, disperato, simile a

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