CAPITOLO TREDICI
«I bracciali non possono essere infranti», disse Ilyas, stringendo le mascelle. «Il legame può essere passato a un altro, questo sì. Ma non spezzato. Anche se fossero rimossi, il collegamento resterebbe. Tutti lo sanno.»
«No.» Quindi le parole uscirono dall’Alto Magus lentamente, dolorosamente. «Quando il bracciale sarà restituito al fuoco che lo ha forgiato, il legame andrà in frantumi. Il daeva sarà libero.»
Ilyas strinse il pugno. Il suo volto era rosso per la rabbia. «Perché non ci è stato detto di questa possibilità?»
«È stata tenuta segreta», disse l’Alto Magus, secco. «Per ovvie ragioni.»
«Siamo Water Dog!» grugnì Ilyas. «Legati a questi Druj. Ci è stato promesso che non ci si sarebbero mai rivoltati contro. Mai! Eppure tu permetti a due Purificati di uscire dalla porta principale con la chiave per le loro prigioni.» Camminava avanti e indietro, quindi si fermò di colpo come se le implicazioni delle parole dell’Alto Magus lo avessero colpito solo in quel momento. «Gli Immortali», mormorò Ilyas. «Ci sono cinquemila daeva legati a Persepolae. Cinquemila. Cosa accadrebbe se Victor e gli altri riuscissero a liberarli?»
Di colpo mi ricordai quel primo giorno con il magus a Tel Khalujah, le sue parole rassicuranti a una bambina spaventata. Tutti i nostri soldati daeva sono stati cresciuti nella luce. Li abbiamo addestrati per vincere la loro natura malvagia.
Ma era la verità? E se non lo era, quale sarebbe stata la rappresaglia per la loro schiavitù? Io sapevo cosa avrei fatto se fossi stata una daeva e mi fosse stata offerta la possibilità di essere libera.
«C’è un’altra cosa», continuò l’Alto Magus, con voce vuota. «Una volta liberi, è probabile che non abbiano più infermità.»
«Cosa?»
«L’infermità avviene durante il procedimento che crea il legame. Il bracciale prende un pezzo del daeva. Lo mutila. Succede in modo diverso per ciascuno. Non sappiamo mai prima quale sarà. Ma direi che dovrebbe accadere la stessa cosa al contrario. Se il legame è spezzato, il daeva tornerà integro.»
Pensai al braccio avvizzito di Darius e un’ondata di nausea mi si rovesciò addosso. «Ma la Via della Fiamma insegna che sono nati così», dissi.
L’Alto Magus serrò le labbra sottili e non rispose.
«Siete dei bugiardi», sputai. «Il Sacro Padre non li ha maledetti. Lo avete fatto voi.»
«Sono Druj!» tuonò l’Alto Magus. «Tutto ciò che facciamo qui è per necessità. Chi sei tu per dare giudizi?»
Avrei voluto colpire il vecchio all’istante, ma Ilyas si frappose tra noi. «Che altro?» domandò con un tono mortale. «Ci sono altre sorprese?»
L’Alto Magus lo fissò, l’espressione omicida quanto la mia. «Nessuna sorpresa, vi ho detto tutto. E ora dovete giurare di mantenere segreto ciò che vi ho rivelato. Se i nostri nemici sapessero che i bracciali hanno un punto debole…»
«Io non…»
«Zitta, Nazafareen», disse Ilyas, con calma. «Lo giuriamo. Adesso, ho bisogno di cavalli riposati e di tutti gli uomini che puoi darmi senza lasciare la fortezza sguarnita.»
L’Alto Magus annuì e si allontanò dalla stanza.
«Non è cambiato nulla», disse Ilyas. Sembrava stranamente distaccato. «Ci avrebbero combattuti comunque. Non possiamo portarli indietro se i bracciali sono infranti, ma possiamo ancora ucciderli. Possiamo ancora catturarli prima che raggiungano Persepolae. Dobbiamo farlo.»
«Ilyas…»
«Non sarò ricordato come l’uomo che ha fatto crollare l’impero, Nazafareen.»
Lo guardai nei suoi occhi grigi e avvertii un brivido. «Ma dobbiamo dire…»
Mi mise un dito sulle labbra. «No, non dobbiamo.» Ilyas sorrise freddamente. «Sono stato indulgente con te, ma la tua lingua si è lasciata troppo andare negli ultimi tempi. Sono stato il primo a vedere il tuo potenziale. Lo vedo ancora. Ma non spingermi oltre. Adesso siamo alla fine. Bisogna solo vedere la fine di chi.»
Diede una manata giocosa al piedistallo. Come argento vivo, pensai.
«Buoni pensieri.» Le dita andarono alla mia fronte. «Buone azioni.» Ilyas mi puntò un dito al petto. «Buone parole.» Mi toccò la bocca un’ultima volta. Avrei voluto morderlo, ma riuscii a tenere a bada il mio caratteraccio. «Ricordami a chi va la lealtà di un Water Dog, Nazafareen. Spero tu lo sappia ancora.»
«Al Sacro Padre», dissi. «Al Re e quindi al Satrapo.»
«Molto bene. I daeva non sono nella lista, giusto? Legati o meno.»
«No», risposi a bassa voce. «Ma combattono comunque per noi.»
«Perché devono farlo. E senza di loro… be’, i nostri confini non sarebbero molto di più che delle linee su una cartina.» Osservò lo spazio sopra il piedistallo, come se vedesse le fiamme. «Anche se non riuscissero a liberare gli Immortali – cosa che non sarebbe un compito facile né con un risultato certo – cosa pensi che farà Eskander con il Sacro Fuoco? Con il potere sia di forgiare i bracciali sia di spezzarli a volontà? O forse lo consegneranno a Neblis. Cosa ne pensi, Nazafareen?»
«Non porteranno il fuoco da Neblis», dissi, secca. «Non stavi ascoltando? Lei vuole quei daeva morti quanto te.»
E mi venne in mente in quel momento che il negromante non aveva detto nulla riguardo al fatto che i daeva avessero cambiato fazione nel corso della guerra. Solo che la loro Regina aveva un grosso debito nei confronti di Victor. Darius e Tommas disprezzavano i Druj non-morti più di ogni altra cosa. Lo stesso valeva per Myrri. Se i magi avevano mentito riguardo ai bracciali, su cos’altro avrebbero potuto mentire? Era successo tutto molto tempo prima. Chi viveva ancora e conosceva la verità? Neanche il magus a Tel Khalujah era così vecchio. Mi venivano in mente solo sei esseri – i daeva a cui stavamo dando la caccia – e Ilyas voleva ucciderli tutti.
Chiaramente non ero la sola a nutrire seri dubbi. La situazione era andata oltre ciò che era accaduto a Gorgon-e Gaz. Oltre qualche Water Dog ribelle. Due Purificati – appartenenti alla setta più devota e fanatica dell’impero – avevano appena tradito la loro fede e non erano neanche legati. Non c’erano dubbi che le loro azioni fossero state dettate da scelte deliberate, dal libero arbitrio.
Sentivo le fondamenta di tutto ciò che credevo cominciare a tremarmi sotto i piedi. Come facevano a sapere che Neblis fosse una daeva? E anche se lo fosse stata, avevamo il diritto di punire un’intera razza basandoci sulle sue azioni?
Odio questo. Altre volte odio te…
Forse Darius ne aveva tutto il diritto. Forse non eravamo affatto migliori di quei negromanti.
«Basta così, Nazafareen», disse Ilyas e mi domandai quanto avesse letto nel mio volto. «A ogni secondo si allontanano sempre di più.» Cominciò a dirigersi verso la porta, quindi si voltò di nuovo. «E se dirai al tuo daeva ciò che abbiamo scoperto qui, lo farò uccidere da Tommas all’istante.»
Trovammo sei destrieri ad attenderci nel cortile, insieme a due dozzine di soldati a cavallo che portavano lance. Indossavano elmetti di feltro a forma di uovo e le loro tuniche avevano sia il faravahar che il grifone.
«Capitano Ilyas?» Un uomo con una barba corta e una cicatrice biancastra che gli attraversava il mento cavalcò in avanti. «Sono il tenente Parshad. L’Alto Magus dice che dobbiamo accompagnarvi per riportare due Purificati alla fortezza.»
Ilyas annuì. «Ti ha detto a chi altri stiamo dando la caccia?»
Il tenente deglutì. «Sì, capitano.»
«Bene. Il piano è di catturarli sulla Royal Road.»
Quando le guardie videro il volto di Ilyas, spalancarono i cancelli senza dire una parola. Credo che fossero sollevati di non essere stati arrestati per tradimento.
Per quanto mi riguardava, non sapevo più a chi o in cosa credere. Ma indossavo ancora la tunica scarlatta e non avevo il minimo dubbio sul fatto che Ilyas avrebbe portato a compimento la minaccia. Il che mi lasciava molte poche opzioni, tutte brutte.
Nel momento in cui attraversammo il ponte, Ilyas richiamò il resto dei Water Dog.
«Due Purificati possono essersi uniti ai fuggitivi», disse. «L’Alto Magus mi ha gentilmente concesso alcune delle sue truppe come rinforzi, ma al Barbican è tutto a posto.»
Sapevo che Darius avvertiva il mio tumulto. Non poteva evitarlo, soprattutto perché non stavo facendo alcuno sforzo per mascherare come mi sentissi. Mi guardò con la curiosità negli occhi azzurri, ma mantenendo il volto inespressivo. Era l’unico avvertimento che potessi dargli. Sperai che fosse abbastanza.
«Non possiamo permettergli di raggiungere Persepolae», continuò Ilyas. «Perciò ecco cosa faremo.»
Quando ebbe finito di esporre il suo folle piano, nessuno parlò per un momento.
Infine Tommas annuì. «Potrebbe essere fattibile.»
«È fattibile», grugnì Ilyas. «E tu lo farai accadere. Adesso. Oppure imparerai cosa può fare il legame a un daeva che non ubbidisce al padrone.»
Darius si irrigidì, ma Tommas si limitò a sorridere. Mi meravigliai della sua calma. Non avrei saputo da dove iniziare a immaginare come dovesse essere trovarsi legato a Ilyas nel suo stato.
«Piano, capitano.» Tommas si voltò verso gli altri daeva. «Quanto siete forti con l’aria?»
Myrri mosse la mano da una parte all’altra. Così, così.
«Abbastanza forte», disse Darius.
«Potete seguire le mie indicazioni?»
«Ci proverò.»
Myrri annuì. La sua pelle era di un marrone più chiaro rispetto a quella di Tijah, dello stesso colore dei miei capelli e aveva degli occhi grandi che parevano quasi sempre fuori fuoco. Penso che vivesse nel Nesso per quanto le fosse possibile e cominciavo anche a capire il perché.
Tijah fece un segno con la mano che avevo imparato voleva dire: State attenti.
Guardai la mia sorella tra i Water Dog e mi domandai cosa avrebbe fatto se si fosse trovata alle strette. A chi sarebbe andata la sua lealtà. E seppi nel mio cuore che sarebbe andata a Myrri.
Il problema era che sapevo anche che Ilyas non aveva del tutto torto. Nessuno avrebbe potuto prevedere le azioni dei daeva, una volta liberi. Molto probabilmente, ci sarebbe stata una nuova Gorgon-e Gaz su una scala inimmaginabile. Perché, anche se non erano malvagi prima, duecento anni di servitù dovevano averli resi qualcosa di perverso e vendicativo.
Guardai mentre Tommas, Darius e Myrri camminavano sulla piana. Erano in piedi rivolti a ovest, dando le spalle al Barbican. Tommas prese un profondo respiro. Al suo fianco, Darius e Myrri fecero lo stesso. Avvertii il potere salire attraverso il legame. Le spalle del mio daeva si sollevarono. Il suo cuore accelerò fino a quando non temetti che gli potesse scoppiare nel petto. E quindi attinse altro potere. Il bracciale mi bruciava il polso, quella familiare sensazione di fuoco ghiacciato. Il respiro mi si bloccò nei polmoni mentre la consapevolezza di Darius si dissolveva nell’aria, cominciando a piegare l’elemento alla sua volontà.
I soldati si erano raccolti in un nodo stretto intorno al loro tenente. Gli occhi erano spalancati per la paura. E mi domandai se avessero mai visto un daeva prima di allora. Uno di loro indicò qualcosa. Seguì un mormorio eccitato.
Sul bordo della piana, proprio dove arrivava l’orizzonte, si stava formando qualcosa. Un muro grigio. Battei le palpebre mentre inghiottiva il sole.
Proprio mentre stavo per accorrere e urlargli di fermarsi prima di uccidersi, Tommas cadde su mani e ginocchia. «È fatta», sospirò.
Presi le briglie di uno dei cavalli freschi e lo portai da Darius.
«Ha fatto quasi tutto Tommas», disse con voce roca. «Non ho mai visto niente del…»
«Montate a cavallo!» gridò Ilyas. «Nel nome del Sacro Padre e di Re Artaxeros II, giuro di usare la mia spada per fermare l’ondata di malvagità che impregna questa terra. Chi si unirà a me?»
I soldati del Barbican ruggirono in segno di approvazione. Tijah agitò la scimitarra nell’aria. Darius chinò il capo, sussurrando una preghiera. Solo io rimasi in silenzio, ma Ilyas non se ne accorse. Stava già affondando i talloni nei fianchi del cavallo, la fine del suo qarha che volteggiava dietro di lui come una bandiera insanguinata.
Offrii la mano a Tommas. Pareva consumato.
«Ilyas», cominciai, mentre il daeva lottava per tornare in piedi. «Non è…»
Sano di mente? Affidabile? L’uomo a cui una volta volevo bene come a un fratello? Stavo ancora decidendo cosa avrei voluto dire, quando Tommas si issò sulla sella dell’ultimo cavallo. Aveva una forza silenziosa che facilmente si sottovalutava. Era la bellezza la prima cosa che notavi di lui, ma era la sua personalità che ricordavi. Immancabilmente buono con gli amici, implacabile con i nemici.
«Assicurati di avvolgere stretto il qarha, Nazafareen», disse Tommas. Quindi mi offrì il suo sorriso sbilenco.
E dopo anche lui era andato.
Mentre galoppavamo verso la tempesta di sabbia, mi guardai alle spalle solo una volta. Un crepuscolo innaturale era caduto sulla piana, ma potevo vedere un chiarore rosso in lontananza che brillava come una stella caduta.
L’Alto Magus aveva incendiato il lago.