CAPITOLO DICIASSETTE

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CAPITOLO DICIASSETTE Ilyas era lì quando ripresi i sensi. Aprii gli occhi e lo vidi seduto ai piedi del letto, come se fosse arrivato per una visita casuale. Avevo mani e piedi legati con una corda pesante che mi passava anche dietro la schiena, ma mi contorsi e mi piegai nel vano tentativo di prenderlo a calci. «Calmati, Nazafareen», disse Ilyas. Mi scrollai i capelli dal viso e mi guardai attorno. Erava­mo in una piccola stanza all’interno degli alloggi degli Immor­tali, almeno a giudicare dal suono di spade che risuonava fuori dalla finestra. Il sole lanciava lunghe ombre sul pavimento di pietra. Era tardo pomeriggio, dunque. Era passato un intero giorno. Cercai di raggiungere Darius attraverso il legame e quasi sin­ghiozzai. Era ancora lì. Era vivo. «Perché, Ilyas?» domandai, seden

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