19. L’ora di Guerra Questura di Milano, mattina Venditti accosta sul passo carraio che non è ancora giorno pieno. Qualcosa di sospeso tra nebbia e bruma inumidisce l’aria e il suo sangue romano rimpiange il preludio della primavera nella Capitale, quando gli odori cominciano a riempire le narici e si pregustano le scampagnate fuori porta, le chitarre, le ragazze, le mangiate, i panini con la mortadella, i fiaschi pieni e la magia di vederli vuoti. Rimpiange le pischelle che ha lasciato, a Roma, forse anche questa è la primavera, rimpiange quella vita senza doveri, senza padroni, senza regole che conduceva laggiù, dove l’Italia è un’altra pure se l’hanno unita, dove la gente è un’altra pure se ha lo stesso sangue e la stessa pelle, la stessa fame e la stessa paura, dei treni, delle banch

