Il telefono. Dodici ottobre, mattino Il cielo indaco faceva da corona a quel mattino in cui, nell’attesa dell’arrivo di una nave, il destino di due bande si sarebbe incrociato. Il silenzio era rotto dal sibilo del vento, la fredda tramontana che spazzava le nuvole e costringeva a coprirsi bene. Enrì, con indosso un vecchio maglione e un paio di comodi jeans, sorbiva il primo caffè della giornata. Era scalzo e pensieroso, in posa immobile sull’ardesia fredda del suo terrazzino. Nell’aria avvertiva il respiro delle antiche mura e dei selciati medievali, e il suo olfatto si confortava nel profumo della maggiorana, del basilico e del rosmarino, che crescevano rigogliosi in tre vasi al riparo dal vento sotto il parapetto, dove ricevevano il calore del sole custodito dal muro. Osservava un punt

