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Gianco amäo

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Trafiletto

Banlieue, favelas, carruggi: nei ghetti di tutto il mondo nascono, si nutrono e crescono delinquenti di ogni sorta, spesso legati da passioni comuni e vera amicizia.

In una Genova degli anni Sessanta imperversa una banda di malavitosi “vecchio stampo”, la più affiatata e meglio organizzata della città vecchia: gente dura, sempre pronta a mettersi in gioco, a rischiar del proprio per portare a casa una vittoria.

Il carismatico capo della gang è Enrico Buzzone, conosciuto nell’ambiente come “Enrì il francese”. Tutto fila liscio ma, come spesso accade ai tipi gagliardi, dal passato compare, a destabilizzare gli equilibri, una figura femminile, un “gran bel tocco di…” alla quale non si può dire di no. I ragazzi della banda si stringono intorno al capo e insieme danno vita a una serie di colpi per ammucchiare un sacco di soldi... Serviranno a mettere in ordine le cose.

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Il Francese
Il Francese Nel giro il Francese era conosciuto con... in quale giro? Ma in quello della mala, naturalmente. Il suo aspetto non era propriamente quello del malavitoso e neppure la sua indole, ma in certe situazioni non ci si ritrova per caso, ci si nasce. Banlieu, favelas, caruggi: nei ghetti di tutto il mondo nascono, si nutrono e crescono malandrini e malviventi. Enrico Bruzzone, le sue generalità all’anagrafe. Enrì il Francese, il nome con il quale era conosciuto nella città vecchia. Ottanta chili distribuiti in un fisico atletico, spalle larghe, altezza superiore alla media, camminata rapida e sguardo sveglio accentuato da due occhi scuri che sembravano scrutare nell’infinito. Enrico, genovese purosangue, nato e cresciuto in vico Vegetti, era soprannominato il Francese pur non essendo mai stato in Francia. L’appellativo gli era stato dato per una particolare sua predisposizione all’eleganza, contraddistinta dai modi sempre garbati e da gusti raffinati. In buona sostanza, non aveva nel suo appeal la rudezza dei genovesi vecchio stampo, ma la ricercatezza che si ammirava al cinematografo in certe pellicole francesi, dove il protagonista, pur essendo un gran figlio di buona donna, aveva lo sguardo pulito e il sorriso facile. Era a capo della gang che si riuniva al bar Roberto; amato dai suoi amici e rispettato dagli avversari che, per prudenza, cercavano di non farselo nemico.

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