Capitolo 3

1824 Parole
Capitolo 3 Ottobre 2006 - Come sarebbe a dire che la mamma non risponde al telefono da tre giorni? - domandò allarmato Vittorio sbraitando dentro il cellulare rivolto a sua figlia. - Sarebbe che io la chiamo e lei non risponde – spiegò Chiara – puoi dirle quando la vedi di dare a Lorenzo le mie scarpe da ginnastica, quelle fuxia? - E io quando la vedo? - Ti prego papà non te ne scordare, mi servono proprio - - Com'è che non ti risponde? - insistette lui che delle scarpe fuxia non gliele fregava una beata fava. - Oh ma sei duro, eh! Non risponde né al cellulare né a casa da tre giorni. Forse avete un guasto sulla linea fissa. Tu non la chiami mai, come fai a sapere che c'è un guasto? Comunque basta che stasera quando vai a casa le dici di dare a Lorenzo le mie scarpe. Tutto chiaro? - Oh, chiarissimo. Appena ebbe riattaccato cominciò a chiamare il cellulare di Anna. L'utente dal lei chiamato è al momento irraggiungibile... Solo che non fosse chiusa in casa a fare sesso con il futuro castrato... Guardò l'orologio erano le 10 del mattino. Probabilmente era a scuola e aveva il cellulare spento. Cercò nella rubrica il numero della scuola di Anna. - Pronto, sono Vittorio Castelli, cerco mia moglie, la maestra Anna Anceschi... come? Non lavora più lì? E da quando? Sette anni, è sicura? - Cazzo, cazzo, cazzo! Come faceva a non avere il nuovo numero! Quindi erano almeno sette anni che non chiamava sua moglie sul lavoro. Be' effettivamente con la diffusione dei cellulari non... Com'era possibile che avesse un numero vecchio di sette anni? Riprovò a chiamare il cellulare. L'utente dal lei chiamato è al momento irraggiungibile... - Ma vaffanculo! - La sua segretaria chiuse la porta. - Elvira! - ruggì un secondo dopo. Elvira fece capolino con il terrore dipinto in faccia. - Annulli tutti gli appuntamenti di oggi. Un'emergenza famigliare... - Arrivò alla macchina e poi alla scuola di Anna battendo tutti i record di velocità. Signore ti prego fa che non abbia cambiato scuola senza che io me ne sia accorto perché se no giuro che commetto un crimine! Parcheggiò la macchina in divieto di sosta, scese dall'auto e si precipitò al campanello della scuola come se fosse inseguito dal KGB. Lemme lemme una pingue bidella venne ad aprirgli. - Desidera? - gli domandò sospettosa. - Voglio vedere mia moglie – rispose lui cercando di entrare. - E sua moglie chi sarebbe, scusi? - - La maestra Anceschi. Anna Anceschi - - Non possiamo far entrare persone non autorizzate durante l'orario di lezione – recitò la pingue signora. - Se non mi fa parlare con mia moglie in meno di cinque minuti io... - Poi la vide dalla finestra dall'altra parte del corridoio. Era nel cortile interno della scuola seduta sul prato con tutti i bambini intorno. E rideva. Uno ce l'aveva in braccio e gli altri erano seduti in cerchio tutti a guardarla estasiati. Beati loro! - Mi faccia entrare – disse calmo. A quel punto la bidella non obiettò, forse aveva intuito che quel tizio non avrebbe accettato un no come risposta e così si fece da parte e lo lasciò passare. Lui ci mise un po' a capire come si faceva ad andare dal corridoio al cortile visto che c'erano tante finestra ma nessuna porta, quando però si trovò sul prato, Anna lo vide immediatamente e si alzò in piedi. C'era il sole ed era una calda giornata di metà ottobre. Lei gli andò incontro schermandosi gli occhi con la mano. - Be' che ci fai qui? - gli chiese. - Ho preso una paura del diavolo... Chiara mi ha detto poco fa che sono tre giorni che non rispondi al telefono... - - Ah sì... mi è caduto il cellulare nel lavandino mentre lavavo i piatti... devo comprarne un altro, ma non ho avuto tempo... - Lui si appoggiò al muro e cominciò a respirare affannosamente come se la paura si manifestasse a scoppio ritardato. - E' stata la mezz'ora più brutta della mia vita. Ho pensato... non te lo dico cosa ho pensato. Adesso andiamo a comprare un cellulare - - Adesso no. Ho 24 bambini da gestire – lo informò lei. - Quando stacchi? - - A mezzogiorno - - Bene, ti aspetto fuori - Nel frattempo un drappello di bambini s'era avvicinato alla maestra. - Chi è lui? - chiese una bambina con le treccine. - E' mio marito – rispose Anna. - E' molto vecchio, vero? - Anna scoppiò a ridere. Vittorio polverizzò la bambina con lo sguardo. - Non è molto vecchio. È solo un po' strano oggi - - Marito si scrive con la M – disse un altro. - E dopo la M cosa ci metti? - domandò Anna. - La A – intervenne quella con le treccine. - E dopo la A? - - La T - - Pensaci bene - - La R! - - Sì, bravissima! - Intanto erano arrivati tutti. Tutti intorno a loro due a sparare lettere a caso. - Adesso andiamo in classe – disse Anna. - Possiamo scrivere sul quaderno la parola MARITO? - - Sì, possiamo – rispose Anna. - E VECCHIO? - domandò quella con le treccine. - Quella è bocciata, promettimelo – le sussurrò Vittorio all'orecchio. - Suo padre ha 25 anni e lei ne ha sei... tu potresti essere suo nonno - - Ho subito abbastanza traumi in questo periodo – disse Vittorio alzando le mani in segno di resa. - Ti prometto che oggi vado a comprare un cellulare – lo rassicurò Anna. - Poco ma sicuro, visto che ci andremo insieme appena finisci con questi angioletti - Lei lo guardò di traverso. - Ti aspetto in macchina all'uscita della scuola - - Com'è che improvvisamente hai tutto questo tempo libero? - gli domandò lei in tono accademico dopo essere salita in auto. - Dipende dal fatto che per poco non sono morto di paura – le rispose lui con lo stesso tono. - Da quando in qua ti preoccupi se non rispondo al telefono? - - Da quando non vivi a casa e non ti trovo lì quando rientro dal lavoro... Mi è venuta fame, va bene se mangiamo qualcosa prima di andare a comprare il telefono? - - Vuoi davvero che andiamo fuori a pranzo insieme? - domandò lei incredula. - Sì, Anna, voglio uscire a pranzo con te – rispose lui come se parlasse con un bambino di sei anni. Andarono a pranzo in un bar vicino alla scuola nella piazzetta del paese. Era un edificio in sasso piuttosto antico che non c'entrava niente con il resto delle costruzioni anni '80 che sorgevano intorno alla piazza, eppure era ben piazzato lì e faceva la sua figura, soprattutto in una bella giornata di sole. - Va bene se ci sediamo fuori? - domandò lui. - Così tutto il paese andrà in paranoia – profetizzò lei. - Cosa c'entra il paese? - - Oh be' ci sono già varie versioni della nostra separazione. Se ci facciamo vedere insieme potremmo finire sulle reti nazionali, sai sarebbe un messaggio contraddittorio - - Quali versioni, scusa? - lui non capiva. - Io ho un amante, tu hai un'amante sono le più gettonate. Una corrente minore mi considera lesbica, dalla parrucchiera sotto i portici dicevano che tu mi hai cacciato di casa perché ti sei stufato di stare con una donna che non ride mai - - Non è vero che non ridi mai. Non ridi con me, ma... - Si zittirono quando arrivò il cameriere e ordinarono da mangiare. - Qualcuno considera me gay? - s'informò Vittorio incuriosito. - Non mi risulta, se ti interessa però mi informo - - No, preferisco non saperlo. Senti chiamo Chiara... magari è preoccupata... - - Non è preoccupata. Lei non sa che non sto più... - Lui le fece segno con la mano di tacere perché Chiara stava rispondendo. - Ciao Chiara, ti passo la mamma... sì è qui con me. Non siamo all'ospedale. Perché dovremmo essere all'ospedale? Siamo a pranzo fuori. Sì, insieme. No, non siamo ammattiti... te la passo, va bene? Non mi ricordo un tubo di quello che mi hai detto stamattina - Vittorio allungò il telefono ad Anna e la guardò cambiare espressione. Quando parlava con Chiara cambiava sempre espressione, diventava più bella, come se fosse possibile. - Sono senza cellulare, mi è caduto nel lavandino... lo so sono stata spesso fuori casa. No, papà non è peggiorato - Vittorio alzò gli occhi al cielo. - Le scarpe fuxia? - continuò Anna – Dove sono? Sì, oggi pomeriggio le cerco. Passa a prenderle Lorenzo? Quando? Domani ho un corso d'aggiornamento, digli che gliele metto sulla panchina del giardino... anche tu mi manchi. Tantissimo... ti chiamo appena ho ripristinato il cellulare ok? - Chiusa la comunicazione restituì il cellulare a Vittorio. Nel frattempo era arrivato il pranzo. Per un po' mangiarono in silenzio, come facevano a casa, con la differenza che lui, invece di estraniarsi completamente dal contesto, guardava sua moglie. - Se sei decisa ad andare fino in fondo bisogna che lo diciamo a Chiara – le disse dopo un po'. - Lo so. È la cosa peggiore... io non so come faremo a... - - Basta non farlo – la interruppe lui. - E' anche per lei che mi sono decisa, sai? Non voglio che abbia come modello noi - - Ha già come modello noi. Ha vissuto con noi per tutta la vita - - Ma ora possiamo darle un modello diverso. Voglio che sappia che quando qualcosa va storto si può cambiare... - - Tu fai come vuoi, ma io non le darò nessun altro modello – stava di nuovo perdendo la calma. - E' un po' tardi per la fedeltà, non credi? - - E' tardi per tutto a quanto pare - Vittorio si impose di non continuare. Finì il pranzo e poi l'accompagnò a comprare un nuovo telefono. Era abbastanza ridicolo come fatto, fino alla settimana prima non si sarebbe nemmeno sognato di accompagnarla da qualche parte e adesso era lì a comprare un cellulare, una cosa che si poteva ordinare su sss. E faceva pure un sacco di domande: durata della batteria, potenza del segnale... - Aggiunga anche una di quelle buste per la piscina – disse alla fine alla commessa. - Non mi serve una busta per la piscina – intervenne Anna. - Quando lavi i piatti ce lo metti dentro, così se ti cade nel lavandino... - Poi lui la riaccompagnò a casa. Erano passati anche a cercare le scarpe di Chiara e Anna le aveva messe sulla panchina perché Lorenzo passasse a prenderle. - Quand'è stata l'ultima volta che siamo andati a comprare qualcosa insieme? - gli domandò quando furono sotto il portone del suo condominio. - Otto anni, quattro mesi e tredici giorni – le rispose con sicurezza Vittorio. Lei spalancò gli occhi. - Cosa abbiamo comprato otto anni, quattro mesi e tredici giorni fa insieme? - gli domandò incuriosita. - Una bicicletta per Chiara - Si ricordava quel giorno, avevano riso come pazzi per via dell'intercalare che il commesso del negozio usava ogni tre parole: logicamente, anche se di logico non c'era proprio niente. - Logicamente – lo dissero insieme e scoppiarono a ridere di nuovo. Ma poi calò il silenzio. Lei doveva scendere dalla macchina e entrare in casa sua. - Ho detto a Monica di preparare le carte per la separazione – disse alla fine Vittorio – Ci vorranno altri quindici giorni credo... quando sono pronte ti chiamo, va bene? - - Sì, bene, grazie - - Io capisco sai, capisco che hai ragione che non ha più senso che noi stiamo insieme... ma sai che stronzo egoista io sia e non riesco a immaginare il cambiamento... non riesco ad abituarmi... - - Ce la farai. Quando meno te l'aspetti incontrerai una donna che... - - E' questo che è successo a te? Hai incontrato un uomo che... - - Non lo so ancora. Per ora mi basta tornare al punto zero - Poi lo salutò e sparì di nuovo nel portone del suo condominio.
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