Capitolo 4 Sempre Ottobre, sempre 2006
Non dormire di notte era la tortura peggiore.
Ogni mezz'ora Vittorio allungava una mano o un piede e si accorgeva che la parte di letto di Anna era vuoto.
E si svegliava completamente, poi si rigirava, imprecava, sbuffava, fino a che riprendeva sonno per un'altra mezz'ora e la cosa ricominciava da capo.
Di sorprendente c'era che per quei famigerati tredici anni un mese e sette giorni di guerra fredda non l'aveva mai nemmeno sfiorata a letto. E aveva dormito tutto filato. Che imbecille era stato!
Ma lei era lì. Sapeva che era lì, non c'era bisogno di controllare.
Nemmeno adesso ci sarebbe stato bisogno di controllare, sapeva che lei non era lì. Eppure sperava contro ogni logica che lei si fosse intrufolata silenziosa di notte nel letto, che avesse ripreso il suo posto.
Quando le sue occhiaie e il suo umore raggiunsero livelli da ricovero coatto, comparve Monica con le carte per la separazione. E lui fu felice.
Felice perché aveva finalmente una scusa per chiamarla.
Ma non fece in tempo a farlo perché lei chiamò lui.
Aveva cambiato suoneria, il cane rabbioso era stato sostituito da un motivetto assordante (voleva essere certo di non perdere nessuna chiamata della sua quasi ex-moglie).
- Anna! - disse più o meno col tono con cui si presume che Colombo abbia gridato “Terra!”.
- Ciao... mi ha chiamato Chiara... torna a casa questo week end... vorrebbe invitare a cena Lorenzo. Se sei d'accordo potremmo cenare da te e dirle... -
- Con l'imbecille tra i piedi? - domandò lui.
- Be' no, prima... -
- Sarà una cena entusiasmante, quindi... -
- Degna sorella di tutte le altre -
In effetti...
- Sarebbe venerdì sera in realtà, non sabato. Sei libero? -
- Mi libero -
- Venerdì pomeriggio, se per te va bene, verrei a cucinare... -
- Sì, certo. Ci vediamo venerdì -
Vittorio non era di certo un fanatico dell'introspezione.
Non sapeva nemmeno esattamente cosa volesse dire la parola introspezione, eppure non poteva fare a meno di praticarla (del tutto involontariamente) chiedendosi perché rifiutava così visceralmente di divorziare da Anna. Non c'era nessun motivo valido per detestare così profondamente quell'idea.
Si erano sposati prima di innamorarsi perché lei era rimasta incinta dopo soli due mesi che uscivano insieme. Anzi era rimasta incinta una settimana dopo che avevano cominciato a frequentarsi e se n'erano accorti un mese e mezzo dopo perché a diciannove anni Anna aveva ancora il ciclo molto irregolare.
Attrazione fisica, quella sì, quella se la ricordava bene.
Tra loro era scattato un magnetismo immediato, i loro corpi si erano riconosciuti con una prepotenza che aveva lasciato indietro anima, spirito e cervello. Soprattutto il cervello.
Nel corso degli anni l'intesa intellettuale, l'empatia non era mai decollata e quando avevano smesso di fare sesso non era rimasto niente.
Era rimasta solo Chiara da crescere e il tacito accordo che sarebbero restati insieme per lei.
Ora Chiara era adulta, lasciava il nido e loro erano abbastanza giovani per...
Però il pensiero che Anna si innamorasse di qualcuno lo gettava nella più nera disperazione. Perché non si era innamorata di lui?
Forse perché si erano trovati a gestire una neonata che non dormiva mai, perché erano senza soldi, perché Anna avrebbe voluto fare il medico e invece aveva dovuto fare la mamma e poi aveva studiato di notte per dare un concorso da maestra. E perché quando tutta quella immensa fatica era finita, erano troppo lontani e stanchi, e ormai non si erano detti troppe cose, inoltre l'anima lo spirito e il cervello erano rimasti troppo indietro e i corpi erano troppo stupidi per spiegare agli altri tre che loro avevano ragione.
Vittorio chiuse in una cartellina i fogli che Monica gli aveva consegnato e uscì un'altra volta con quasi due ore d'anticipo dall'ufficio.
Vedere le luci accese in casa gli fece quasi venire le lacrime agli occhi.
- Sono io – disse entrando.
- Sono in cucina – gli rispose Anna.
C'era un profumo delizioso in casa, patate arrosto e pollo alla cantonese.
- Mi cambio e arrivo – le disse.
Si tolse il completo grigio e indossò una tuta pulita.
Anna era in piedi su una sedia per prendere qualcosa in un pensile in alto.
Indossava un abito di jersey blu aderente: “Poco male, pensò Vittorio vedendola, tanto sarebbe stata sexy anche con una tuta da apicoltore”.
- Vuoi una mano? - le chiese.
- Sei caduto e hai battuto la testa? -
- Stai per sfracellarti sul pavimento della cucina... se posso evitarlo... -
- Prendimi quella terrina lassù, quella ovale -
- Cos'è una terrina? -
- Ecco vedi... - rispose lei seccata.
- Dai, scendi da quella sedia -
Anna obbedì e lui prese il suo posto dopo aver spostato la sedia.
- E' questa? - domandò toccando la cosa più ovale che c'era nel mobiletto.
- Sì, quella, bravo -
La prese e gliela allungò, poi si sedette a guardarla e lei cominciò a preparare una salsa al prezzemolo.
Le sue mani lavoravano sicure, i gesti erano precisi, meticolosi ma disinvolti. Anna si muoveva con sicurezza in quella stanza doveva aveva cucinato colazioni, pranzi e cene per più di dieci anni.
- Perché non resti tu a vivere qui – le propose lui – sei così a tuo agio qui, io non trovo niente. Mi sembra di essere un ospite -
- No, non me la sento. E poi ti devi solo abituare... -
- Non mi piace vivere qui - ...senza di te. Non chiedermi perché, perché non lo so!
- Non è vero, adori questa casa -
- Tu sai sempre tutto, vero... -
- Non tutto. So che adori questa casa e visto che è tua ci vivrai tu -
Come faceva a non perdere mai la calma quando lui la provocava? Era andata a scuola dal Dalai Lama?
- Ho le carte per la separazione... - deviò lui. Si aspettava che lei come minimo si tagliasse un dito e invece disse con grande naturalezza:
- Le firmo dopo, va bene? -
- Quando vuoi. Per me puoi anche non firmarle -
- Proprio non ti capisco. Perché ti ostini a opporti a questa cosa... -
- Questa cosa si chiama divorzio e in genere sfascia le famiglie. Ho una certa esperienza in materia -
- Credi che possa rovinare qualcosa il nostro divorzio? Credi davvero che potrebbe peggiorare la nostra situazione? -
- Non lo so, Anna. So solo che io non lo voglio. E non chiedermi perché, sono giorni che ci penso e non lo so! -
- Hai paura dei cambiamenti -
Non era vero perché avrebbe pagato una fortuna per cambiare le cose tra loro. Solo che non sapeva come fare e soprattutto non credeva che le cose potessero cambiare.
Ma ovviamente non lo disse.
I passi di Chiara risuonarono nell'ingresso.
- Mamma! Mamma! -
- Siamo in cucina – rispose Anna.
Chiara comparve allegra e sorridente sulla soglia e poi strabuzzò gli occhi interdetta. Suo padre a casa alle sei di sera, nella stessa stanza con sua madre per giunta. Probabilmente avevano avvelenato i pozzi in sua assenza, non c'era altra spiegazione.
- Be'? Che fate? - domandò quasi allarmata.
- Cuciniamo – rispose Vittorio, Anna lo guardò in tralice – Sarò più preciso: la mamma cucina e io la guardo -
- Il che è ancora più strano – commentò Chiara – Comunque ho una cosa importante da dirvi, speravo che tu papà non fossi a casa, ma visto che ci sei tanto vale che la dica anche a te. Lorenzo si trasferisce a Milano e andiamo a vivere insieme -
Per poco Anna non se lo tranciò lì, il dito.
- Prima passerai sul mio cadavere – rispose Vittorio senza scomporsi... oh riuscire ad avere la stessa serafica calma con Anna!
- Non puoi impedirmelo – protestò Chiara.
- Posso non pagarti l'affitto -
- Non essere meschino -
- Non ci contare, Chiara. Tu non andrai a vivere con quella specie di sottosviluppato! -
- Lorenzo non è un sottosviluppato. È un attore... e tu sai quanto sia difficile fare l'attore al giorno d'oggi... -
- No, non lo so perché io faccio l'avvocato – sbottò Vittorio. Cominciava a perdere la calma anche con lei, ma lì sarebbe arrivato fino in fondo. C'era un limite a tutto! Non poteva farsi scippare moglie e figlia nella stessa settimana!
- Ecco appunto, se non lo sai dovresti astenerti... -
- Come si manterrà il nostro Brad Pitt in attesa del primo Oscar? -
- Farà il cameriere in un ristorante -
- Che meraviglia! Chiara io non... -
- La mamma alla mia età aspettava me! - gli fece notare Chiara.
… e guarda com'è andata a finire!
Battuta d'arresto.
Anna era impietrita e Vittorio non sapeva cosa dire.
- Chiara la convivenza è molto difficile... - disse sua madre.
- Lo so, mamma, vivo con voi due da quasi vent'anni -
Altra ondata di gelo.
- Quindi ci vai a letto con coso... - sospirò Vittorio. Hai solo vent'anni...
- Immagino che anche tu facessi lo stesso con la mamma, visto che adesso io e te stiamo avendo questa edificante conversazione. Coso, però, sa usare i profilattici -
- Chiara! - la zittì sua madre.
- Oh mamma, è assurdo che abbiamo questa discussione. Sono nata dopo sei mesi che eravate sposati e pesavo quasi quattro chili! Non sto cercando di emularvi... credetemi, siete l'ultima coppia al mondo che prenderei ad esempio. Però amo Lorenzo e lo amo adesso e non ha senso che stiamo separati per tutto il tempo che io studierò all'università... -
Anna e Vittorio si guardarono come non si erano mai guardati in vita loro, e scattò la prima intesa della loro storia, prima ed ultima probabilmente, realizzò lui. Lui le fece segno di no con la testa, ma Anna lo implorò con gli occhi, allora lui abbassò lo sguardo.
Fai come credi, le disse con lo sguardo colmo di compassione.
- Chiara... - iniziò Anna – Io e papà abbiamo deciso di separarci... -
Alla faccia del girare intorno alle cose.
La ragazza trasecolò, impallidì e restò muta per un tempo imponderabile, ma quando finalmente la voce le uscì dalla gola ruggì di rabbia:
- Adesso!? Adesso!? Dopo avermi fatto passare l'infanzia più squallida e schifosa che si potesse immaginare?! -
- Chiara... - sussurrò sgomenta Anna.
- Adesso vi siete decisi!? E io che mi sono data la colpa per anni! - respirava a fatica - E poi pensate di farmi la predica perché vado a vivere con un uomo che amo? Ma voi due vi siete mai amati un pochino? -
- Chiara i figli non vedono... -
- I figli vedono tutto, mamma. Vedono la loro famiglia e vedono le famiglie degli altri. Vedono quando i genitori si ignorano, quando non litigano nemmeno più perché non sanno nemmeno se l'altro esiste, vedono gente di cinquant'anni, come i genitori di Lorenzo, che hanno premure l'uno per l'altra. Il fatto che io abbia scelto di non vedere e non sentire, non significa che non abbia davvero visto e sentito. Smetti pure di cucinare, non rimango a cena e non dormo qui -
E così com'era entrata, uscì.
Anna mollò il coltello che aveva in mano e fece per andarle dietro, ma Vittorio la bloccò afferrandola per un braccio.
- Ha diritto di fare i conti con la notizia da sola, credimi. Tu l'hai deciso mesi fa, lei lo sa da due minuti... io lo so da tre settimane e ci perdo ancora la testa... -
- Devo spiegarle... - provò a divincolarsi Anna.
- Glielo spieghi domani. Pensa al lato positivo: Coso non viene a cena -
Mangiarono in silenzio la cena che comunque ormai era mezza pronta.
Nella mestizia della serata, Vittorio era quasi euforico: non era solo, stava mangiando qualcosa cucinato da Anna e lei era lì, temporaneamente, ma lì.
Dopo cena lei lavò i piatti, il cellulare nuovo posato sul pianale del lavandino nella speranza che Chiara mandasse un messaggio o chiamasse. Vittorio lo prese e lo spostò sul tavolo, Anna lo guardò sconsolata.
- Non vorrai mica fargli fare un altro bagno, eh? -
- Credi che Chiara sia stata davvero così male con noi? - disse Anna dopo aver asciugato e messo via anche l'ultimo piatto.
- Sei una madre meravigliosa, lo sei sempre stata. Lo eri anche quando non ti faceva dormire per giorni interi -
- Ha avuto un bravo padre e una brava madre, ma due pessimi genitori... e si è sentita in colpa. Forse avremmo dovuto lasciarci anni fa... -
- Se è il nostro modello che l'ha fatta innamorare di Coso, ti do ragione... - provò a scherzare Vittorio.
- Sei fastidioso Vittorio – lo punzecchiò Anna.
- Fastidioso? -
- Improvvisamente partecipi. È agghiacciante... -
- Il più agghiacciato sono io, credimi. Vuoi dormire qui? - azzardò lui.
- No! -
- Sicura? Non ti accorgerai nemmeno di me... prometto -
- Vittorio... -
- E' che non dormo bene da solo -
- Io invece finalmente dormo benissimo. La tua presenza a letto mi svuotava. Ce ne stavamo lì soli. Soli in due è terrificante -
Sapessi quante volte avrei voluto colmare quella distanza, prenderti, toccarti, amarti. Era la sola cosa che aveva sempre funzionato alla perfezione.