1Torino, primavera 2019
«Ferma, ferma!»
L’escavatore si blocca con uno stridio sinistro e fastidioso, mentre uno degli operai vicini, con un piccone in mano, fa segno al capo cantiere poco distante di avvicinarsi. Ha il braccio alzato teso come un vigile all’incrocio.
Il geometra Manassero, giubbotto giallo fosforescente e casco indossato, si avvicina con un altro addetto al cantiere.
«Che c’è? Qualche tubatura non segnalata?»
L’operaio non risponde ma, con il manico del piccone, indica perplesso qualcosa a terra, nello scavo. Manassero si inchina per osservare meglio chiedendo a sua volta il piccone. Con calma smuove della terra nel punto indicato, sembrano vecchi stracci, poi si ferma sorpreso. Resta immobile, in una sorta di surplace. Dio solo sa a cosa stia pensando in questo momento. Poi alza lo sguardo al cielo e impreca.
«Porca puttana, questa non ci voleva proprio…»
L’operaio lo guarda di sottecchi mentre sospira.
«È veramente quello che sembra?», chiede.
«Già, si direbbe proprio di sì. Fai una cosa, chiama il 112, fai venire qualcuno. Dì che abbiamo trovato un teschio e che, probabilmente, qui sotto ci sarà pure il resto.»
Il geometra Manassero chiama il suo diretto superiore in Comune. Informa sull’accaduto dicendo che resta in attesa di disposizioni. La risposta è perentoria. Tutto si deve fermare immediatamente, imperativo.
«Di chi sarà? Magari è vecchio, starà qui da chissà quanto tempo» dice l’addetto al cantiere.
«Perché pensi questo?»
«Beh, intanto perché la superficie del terreno non era smossa, anzi, come hai visto, è piuttosto compatta. E poi, per logica direi, qui, fino a qualche giorno fa c’era un’area cani e, se non sbaglio, da almeno una decina di anni. Insomma, chi vuoi che vada a sotterrare un cadavere in un’area cani?»
La sua tesi non sembra fare una grinza. In effetti, è assai improbabile che qualcuno, seppur nottetempo, abbia interrato un cadavere proprio qui. Così come l’osservazione sulla compattezza del terreno regge. E poi ci vorrà pure del tempo affinché un cadavere si riduca a scheletro. Anni. Sì, probabilmente si tratta di roba vecchia.
«E cosa c’era prima dell’area cani, qualcuno lo sa?» chiede Manassero. Nessuno risponde. Meglio aspettare comunque l’arrivo della polizia. Una cosa è certa, queste sono sempre delle rogne, non c’è nulla da fare.
Manassero si accende una sigaretta e, mentre respira il suo fumo amico, vede arrivare una volante della polizia che si ferma in via Cipolla. Gli agenti scendono e lui, avvicinatosi, racconta quel poco che sa o che può immaginarsi possa essere successo, poi indica il teschio che riaffiora sinistro dal fondo della buca. Una rapida occhiata e uno di loro, il capo pattuglia, avvisa la centrale operativa. Poi, presa una valigetta dall’auto, la apre sul cofano e, con una cartellina in mano, esclama.
«Beh, allora, intanto che aspettiamo la cavalleria, datemi tutti i vostri dati.»
Manassero prende i documenti e sospira nervoso.
«Cosa state facendo qui?» chiede l’agente
«Un’area giochi per bimbi, il nuovo giardinetto sostituisce l’area cani che è stata trasferita in via Verolengo.»
«E, se non sono indiscreto, a che vi serve l’escavatore?»
«Perché è necessaria una base d’appoggio in cemento per altalene e quant’altro sarà installato. Cemento, rivestito poi da un materiale plastico simile alla gomma» replica Manassero.
Intorno, qualche curioso inizia a fare capolino. La voce fa in fretta a spargersi.
Sarà sufficiente a breve vedere la Scientifica indossare le tute bianche e iniziare i primi rilievi, per poter poi imbastire storie e commenti dai colori noir, così come si conviene in un quartiere popolare come quello di Lucento, periferia nord di Torino.