Per prudenza, Gina aveva mandato Fabrizio a abitare a Locarno, sulla costa svizzera del Lago Maggiore. Andava tutti i giorni a prenderlo, in barca, per fare lunghe passeggiate sul lago. Bene: una volta che le venne in mente di salire in casa sua, vide che le pareti delle stanze erano tappezzate da un'infinità di vedute di Parma che lui si era fatto venire da Milano o direttamente da Parma - da quella città che avrebbe dovuto detestare. Il salotto, trasformato in studio, era pieno di pennelli, di colori. Fabrizio stava finendo un acquarello con una veduta della Torre Farnese e della palazzina del governatore. Ne aveva già dipinti altri due, sullo stesso soggetto. «Ormai,» gli disse Gina con un'aria piuttosto seccata, «ti manca soltanto di dipingere a memoria un ritratto di quel simpaticone

