CAPITOLO QUATTORDICI-2

1938 Parole

«Zaqar, mio Signore.» Baciando le sue labbra perfette in segno di approvazione, sussurrò: «Sì, non dimenticare mai quel nome. Zaqar soltanto, non mio Signore.» La sollevò sulle rocce e si unì a lei, iniziando a scoprire len­tamente la sua carne. Muovendosi dalla bocca alla gola, al seno turgido, succhiò un capezzolo e poi l’altro, godendo del modo in cui lei ogni volta sollevava i fianchi. La baciò lungo il fianco e sul ventre piatto, e con la lingua penetrò nella fessura del suo ombelico facendola contorcere. «Sei mai stata toccata in questo modo?» le chiese, mordic­chiando l’osso che sporgeva leggermente dal fianco, men­tre cercava i suoi occhi. «N-no», balbettò. «Mai così.» Zaqar grugnì, soddisfatto della risposta. E mentre si muoveva verso il morbido ciuffo di riccioli scuri tra l

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