capitolo 9

3342 Parole
Pov Lucifero Negli ultimi tre giorni, ho mantenuto le distanze da Lilith. Limitandomi ad osservarla da lontana. Mentre libera gira per il mio regno, in dolce compagnia di Luxy. Mi fido ciecamente della mia consigliera. E poi, Lilith non potrebbe scappare ne meno se volesse. Per quanto riguarda me, non ho potuto godere della compagnia di Luxy. Ne tanto meno di altre dame. Troppo occupato con la questione Atei. Dopo la discussione con Michele, avvenuta più di venti giorni fa, ho fatto più controlli. Scoprendo che sono scomparsi 4 demoni reali. E tutto ciò, non può essere una coincidenza. Se la mia supposizione è giusta. La causa di queste sparizioni in cielo e all'inferno, e quel maledetto laboratorio. A proposito di ciò, e da giorni che i miei demoni settacciano la terra, alla ricerca di qualcosa. Ma questo fantomatico laboratorio sembra invisibile. Inesistente. Ciò mi porta a dover parlare con Lilith, per avere più informazioni. Ma non è l'unico problema che mi affligge. I sudditi, per primi i nobili, hanno notato la sua presenza. E, pultroppo, anche il suo grado sociale, inconfondibile nella sua essenza. Ho cercato di nasconderla, di evitare le domande. Ma non posso nasconderla per sempre. E i nobili pretendono una presentazione ufficiale. È usanza del mio regno, che sia io in persona a dare il titolo ai nascituri. E, essendo appena arrivata nel mio regno, e mio dovere presentarla ufficialmente, come si farebbe per i neonati. Questa cosa mi innervosisce. Non so come potrebbero reagire a lei, o come potrebbe reagire lei. In più, devo fare credere che sia una demone trasformata da me, cosa che non succede da tanti o troppi anni. Preferisco tenere la sua natura per me. Solo io e i miei consiglieri sappiamo la verità. E così deve rimanere. Il fatto che la sua essenza sia unicamente demone ora. Aiuta molto la mia falsa. E, nonostante odi che nascondi i suoi splendidi occhi, anche questa è una cosa a nostro favore. Conclusione del mio monologo. La sto aspettando per parlare di tutto ciò. Nervoso, aspiro dal mio sigaro migliore, nell'attesa del suo arrivo. Da quando lo vista baciare Michele, qualcosa è cambiato in me. E vederla girare nel mio castello, ha amplificato le sensazioni. Anche se non so cosa siano. Lo trattata con fredda. Mostrandole il mio disgusto, verso i suoi falsi occhi. Sperando segretamente che si girasse. Ma lei, maledettamente orgogliosa, non mi ha rivolto attenzione. E non la fatto né meno nei giorni a seguire. E ciò mi ha reso nervoso, bisognoso. Non lo ammetterò mai. Ma la sua presenza qui, ha amplificato il mio bisogno di toccarla. Il bisogno di incrociare i suoi occhi. Mi strofino gli occhi, stanchi per la troppa lettura di documenti. Non so più cosa mi prende. Ma una cosa è chiara. La creatura, è diventata Lilith. E ciò è pericoloso per me. Me ne sono reso conto questa mattina, durante la riunione con i miei consiglieri. Non hanno reagito bene alla notizia della sua ufficialità a status di contessa, status che si trova tra il mio e quello dei consiglieri. Pultroppo non posso darle status interiore, perché in realtà dovrei incoronarla regina. Perciò mi sono dovuto accontentare. Il punto è che, quando Baal ha detto. "Quella creatura non merita Ne meno lo status di schiava." I miei occhi sono diventati rossi, all'idea che qualcuno la insulti. Nessuno può, apparte me. E poi, come ha osato mettere in dubbio il suo status di regina? Dentro di me, è esploso un incendio. Tanto da inneriore la mia amata scrivania. "Nessuno deve mettere in dubbio lo status di Lilith. Nessuno." Baal e Samael mi guardano confusi e sorpresi. Ma è la risposta di Samael a sorprendere me. "Da quando è diventata Lilith?" La sua domanda mi ha paralizzato. Non ho mai né meno pensato al suo nome. Per me è sempre stata "la creatura". Per concludere, gli ho detto di lasciarmi solo. Ordine eseguito senza ribattere. Così, arriviamo a questo momento. A questo sigaro che è già consumato a metà. Da quando è diventata Lilith? Non lo so, o meglio, non voglio ammetterlo a me stesso. Perché lo è diventata nel momento esatto in cui la sua bocca, ha toccato quella di Michele. Cazzo, che situazione di merda. Doveva essere semplice. Doveva essere un arma, un oggetto, un nessuno. E invece, è già diventata Lilith. Lilith:" Mi cercavi?" Ed ecco entrare il motivo di tutti i miei problemi. In una tuta, completa, nera e aderente. Che mette in mostra tutta la sua maledetta bellezza. Tanta, da corrompere persino il tentatore, il diavolo. Me. Lucifero:" Esatto. Dobbiamo chiarire molte cose." Cerco di rimanere rigido e freddo. Invitandola a sedersi davanti a me. Lei, stranamente, mi ascolta. Mettendosi comoda sulla sedia davanti a me. Ma nel farlo, la pelle stringe sulle cosce sode, evidenziandole ancora di più. Maledetta tentatrice. Dillo che lo fai di proposito. Lilith:" Ti ascolto." La sua bocca richiama il mio sguardo. E mi trovo a desiderare quella lingua che passa sul labbro goffio e screpolato. Distolgo dubito lo sguardo, ringraziando la scrivania tra di noi, che nasconde il mio cazzo pronto ad esplodermi nei pantaloni. Maledizione. Basta uno sguardo, per renderla la mia più grande tentazione. Lucifero:" Domani verrai presentata ufficialmente come contessa." Lei storce il naso, portando una gamba sull'altra. Mi chiedo come sia possibile che il pantalone non si sia ancora strappato. Lilith:" Perché mai? Odio le serate di gala, e cazzate varie." Combattiva come sempre Illuso io, che la credevo più mansueta. Lucifero:" Fare una serata per una creatura come te, non entusiasma ne meno me. Ma i nobili iniziano a fare domande su di te. E non creerò malumori solo perché a te non piace." Non è vero. Non mi dispiace presentarla, al mio fianco. Ammirando l'invidia e il desiderio, in ogni uomo o donna. Lei stringe i denti, assotigliando lo sguardo. Mostrando la sua vera natura. Il fuoco. Lucifero:" Ricordati che sei mia ospite. E come tale devi sottostare alle mie decisioni." Noto i suoi denti affilarsi. I suoi occhi desiderare vedere il mio sangue. E questa sua rabbia, mi ecita in un modo assurdo. Mi alzo, fregandomene che lei possa vedere quanto sono duro. Sistemandomi proprio davanti a lei. Lei seduta davanti a me, e nell'esatta posizione, che ha nei miei sogni proibiti. E non posso non immaginare la sua bocca, sanzziare la mia voglia. Lilith:" Stai esagerando Lucifer. Sai che non diventero mai una tua suddita." Lo so bene. Perché tu sei una regina cazzo. Una creatura indomina, selvaggia e maledettamente sexy. I miei occhi rossi incrociano i suoi furiosi. Nonostante le lenti a contatto, la vedo tutta la sua rabbia. In me crea un mix di rabbia e lussuria. Che non so se riuscirò a domare. Mi avvicino a lei, appoggiando le mani sui braccioli della poltrona. Piegandomi su di lei, senza lasciare mai i suoi occhi. Lucifero:" Odio quanto te queste cazzate. Sopportare tutti quei nobili con la puzza sotto il naso. Ma non posso fare diversamente." Di nascosto, la vedo ingoiare a vuoto. So che, nonostante il suo orgoglio, non ne sono del tutto indifferente. Piacere per la mia superbia smisurata. Lucifero:" Se non lo farò, iniziarano a dubitare di me. E sì inalzera una guerra civile contro di me. E ad ora, con il casino degli atei, non possiamo permettercelo." Per tutto il tempo in cui parlo, fisso la sua bocca. Il labbro inferiore,che tortura tra i denti. E vorrei farlo io, e non mi fermerei alla sua bocca. Morderei ogni centimetro della sua pelle. Lilith:" Va bene. Faremo come dici tu." Mi sta dando ragione. Per la prima volta, mi sta dando ragione senza contradirmi. Eppure a me non frega un cazzo. Troppo concentrato sulla sua gola. Su quella vena pulsante, che vorrei mordere mentre gli do l'orgasmo. Avvicino il viso al suo collo, facendola vibrare. Tremare sotto di me. Con gli occhi chiusi, sniffo come se fosse coca pura, il suo odore delizioso. Sa di demone, di peccato, di inferno. Con una nota angelica nascosta, che la rende ancora più succulenta quanto proibita. Lucifero:" Sei una maledetta tentazione donna." Freme ancora sotto di me. Ed io sto per cadere in tentazione. Quando all'improvviso gemo di dolore, per lo scontro della schiena contro la scrivania. Spalancò gli occhi, abbassandoli sul mio petto. Dove il suo tacco 12, preme al centro del mio torace. Lilith:" Non trattarmi come una bistecca succulenta. Non lo sono." Poso la mano sulla sua caviglia, spostandola laterale. Mi infilo tra le sue cosce aperte, tenendo la gamba alzata sull'avambraccio. Il tutto così velocemente, da farla sussultare. Lucifero:" Tu non sei una bistecca. Ma il dessert dolce e delicato." Sussurro, vicinissimo alla sua bocca. Sorridendo per la sua espressione furiosa. Ma il sorriso, mi muore sulle labbra, quando mi arriva una ginocchiata nello stomaco. Mi allontano, trattenendo una smorfia di dolore. Cazzo se fa male, a volte dimenticato quanto sia forte. Lei in un secondo è in piedi davanti a me. Soddisfatta per la mia espressione dolorante. Lilith:" Lascia che ti mostri quanto posso essere dolce." Le afferro i fianchi, facendola sbattere violentamente contro la scrivania. Imprigionandola con il mio corpo. Infilo una gamba tra le sue cosce, per prevenire ogni suo colpo basso. Alza la mano pronta a colpirmi, ma io gliela afferro, girandola dietro la schiena. Lo stesso trattamento riceve l'altro braccio. Imprigionandola finalmente tra il mio corpo e il legno duro. Mai duro come me. Lei affanna sulla mia bocca, soffiando via un ciuffo rosso posato sulla sua bocca. Con la mano libera, ci gioco un po', davanti al suo sguardo sorpreso e confuso. In realtà, non so ne meno io cosa sto facendo. Ma i suoi capelli rossi fuoco, scivolano tra le mie dita con naturalezza. Crea una strane arte tra la mia pelle bianca, macchiata di nero, e il suo fuoco. Lucifero:" Per quanto mi piace litigare con te. C'è un'altra cosa di cui dobbiamo parlare." Lei smette di dimenarsi, guardandomi con la mia stessa serietà. Lascio la ciocca di capelli, spostando la mano sotto le sue cosce. Alzandola di colpo, la faccio sedere sulla scrivania, posizionandomi tra le sue cosce. E lei, sussulta per l'ennesima volta, a pochi centimetri dal mia bocca. Non posso farci niente. La voglio adosso. Deve starmi addosso. Altrimenti potrei impazzire. E vorrei prenderla così, su questa superfice dura e fredda. Ma purtroppo, ho ancora una preoccupazione. Lucifero:" Il laboratorio dove fanno esperimenti." Diventa rigida, ricominciando a muoversi come indemoniata. Il tutto scaturito da questa frase. Riesce a liberarsi una mano. E a spingermi per allontanarmi da lei. Ma mi sorprende, stringendo le cosce ai miei fianchi. Incrociando i piedi dietro la mia schiena, in modo da essere io ora prigioniero. Fisso i suoi occhi, freddi come il gelo. Sentendo lo stesso gelo sulla mia gola. Più esattamente la lama, del mio amato taglia carte, sul pomo d'Adamo. Cosa che mi fa ingoiare a vuoto. Gonfiando il punto sotto la lama. Lilith:" Non parlerò di quel posto maledetto. Scordatelo." Dice tra i denti l'ultima parola. Quasi come fosse un ringhio. Mi avvicino di pochissimo, quanto basta perché la lama grafi la mia gola. Un riviolo di sangue scivola sulla mia pelle. Attirando il suo sguardo famelico. Ciò mi permette di toglierle l'arma dalla mano. E fermala sulla superfice della scrivania. E mentre la sua mano libera, raccoglie la goccia di sangue. Io passo la mano nei la sua chioma ribelle, fino ad arrivare alla nuca, che stringo con possesso. La spingo a guardarmi in faccia. Grosso errore, perché lei si porta le dita sporche di sangue alla bocca, succhiandole con delizia. Maledetta a tentare così un povero diavolo, solo per farmi dimenticare ciò che voglio sapere. Lo so che l'ha fatto apposta, lo leggo nello sguardo furbo e soddisfatto. Perché sa che mi sta facendo impazzire. Perché sente la mia erezione premere tra le sue cosce. Ma, non sa che sono troppo testardo, per cadere nella sua trappola demoniaca. Lucifero:" Potresti metterti in ginocchio, e succhiarmelo fino allo sfinimento. Ma io non cambierò discorso." Lei sbuffa, allontanando le dita dalla bocca, dandomi finalmente solievo. Sembra che il mio sangue non gli faccia effetto. O almeno non vuole farmelo notare. Ma non riesce a resistere dal leccare ciò che resta sulle sue labbra. Maledetta donna senza pudore. Ma la vera domanda è: Perché sono io a fermarla? Perché non la sto già scopando senza pietà? Lucifero:" Sono scomparsi quattro demoni, ed io credo siano in quei laboratori. Ma di essi, nessuna traccia in tutta questa dannata terra. Quindi, essendo che ci sei stata. Dimmi dove cazzo sono." Per tutto il tempo mantengo la presa sulla sua nuca, stringendo i capelli nel pugno. Lilith:" Io non lo so." Risponde tra i denti, fissando i miei occhi ormai rossi come il fuoco. Nessuno dei due distoglie lo sguardo. E per quanto odio ammetterlo sta dicendo la verità. Rilascio un po' la presa, senza togliere la mano. Lei sospira sollevata, per il cessato dolore causato dalla mia presa. Lucifero:" Dimmi qualsiasi cosa per ritrovare e salvare la mia gente." Non so come ci ritroviamo fronte su fronte. Con gli occhi chiusi, a scambiarci i nostri stessi respiri. Lilith:" I laboratori sono sotto terra. Quello dove mi hanno rinchiuso, era sotto un vecchio autogrill, ormai in disuso." La sua voce e spezzata. Come se parlarne aprisse tutte le cicatrici che porta sulla pelle. Quando apro gli occhi, i suoi sono ancora chiusi. E tremano. Lilith:" Non mi chiedere altro. Non riesco a parlarne. Ti prego Lucifer." Una lacrima scivola fino alla sua bocca, che trema di dolore. Ne meno sotto l'effetto del veleno, lo vista soffrire così. Ne meno sotto i miei colpi, lo vista così addolorata. Ormai non sono padrone del mio corpo. Che si muove seguendo chissà quale istinto. Con due dita sotto il mento, le faccio alzare il viso verso di me. Asciugo le lacrime, partendo dal labbro tremante, fino agli occhi ancora chiusi. Lucifero:" Non so cosa ti abbiano fatto. E non voglio farti rivivere il tuo terrore. Ma degli innocenti stanno passando ciò che hai passato tu. Quindi aiutami a salvarli." Apre lentamente gli occhi arrossati e pieni di tristezza. Annuisce, riabbassando lo sguardo. Ma io non voglio. Non voglio che si sottragga a me. Così glielo rialzo di nuovo. Fissando quegli occhi, che non sono i suoi. Odio che me li nasconda, anche se capisco perché lo fa. Lucifero:" Odio non poter osservare i tuoi veri occhi. Odia che tu me li nasconda." I suoi occhi luccicano, posando piano sulla mia bocca. Come io sto fissando la sua. Siamo stretti una all'altro, fa quasi male questa avvicinanza. Eppure mi sembra di respirare dopo tanto tempo. Che cazzo mi prende? Perché mi sento così bene, ad averla adosso? Perché non riesco a vederla come un oggetto, come una qualsiasi? Ho toccato e usato migliaia di donne, nella mia eternità. Ho avuto donne bionde, brune, tonde, magre, modeste o snob. Ma mai nessuno mi ha mai dato tanto piacere, anche solo sfiorandole i fianchi. Come ci siamo finiti in questa posizione? Come ci sono finite le sue mani sul mio petto? La mia mano nei suoi capelli, e l'altra sul suo fianco? Come sono finito a respirare la sua aria? Come c'è finita a rubarmi l'ossigeno? Luxy:" Lilith. Dobbiamo andare a..." La porta si spalanca, e noi ci stacchiamo di colpo. Come se fossimo stati beccati in fragranza. A fare cosa poi? Non lo so ne meno io. Lilith:" Dove dobbiamo andare?" Cerca di tornare fredda e distaccata, lo stesso faccio anche io. Ma Luxy ormai ha visto. Ma continuo a chiedermi cosa? Cosa stava succedendo? Cosa poteva sembrare dall'esterno? Luxy continua a guardarmi scioccata. Ma si riprende subito, quando incrocia i miei occhi rossi. Che le ordinano silenziosamente di non farne parola con nessuno. Si scuote, come se l'avessi colpita fisicamente. Luxy:" O si. Baal mi ha detto della serata di domani. La sarta ci aspetta per il vestito." Poi guarda me, abbassando subito il capo. Luxy:" Se lei è d'accordo Sire." Sto per risponderle. Quando Lilith, sbuffando, la spinge fuori. Lilith:" Certo che è d'accordo. Infondo è tutta colpa sua." Ridacchia andando via, chiudendosi la porta ale spalle. Lasciandomi solo, appoggiando con la schiena alla scrivania. Fissando la porta da dove lei non riapparirà. Stringo il legno sotto le dita, spacandolo senza sforzo. Che cazzo è successo? Che cazzo mi è successo? Cosa mi ha fatto quella maledetta donna? Mi allontano, spostando malamente il mobile. Nella mente ancora l'immagine di lei che piange. Nelle orecchie ancora lei che sussura il mio nome. "Lucifer" Un nomignolo, che mi ha fatto fremere sotto pelle. In pochi dicono il mio nome Figurarsi darmi un nomignolo. Ma lei... Lei può fare del mio nome ciò che vuole. Ma che cazzo sto dicendo? Mi metto le mani nei capelli, quasi a volerli strappare. Non posso continuare così, sento di essere vicino alla pazzia. Alzo gli occhi verso il soffitto, maledetto quel vecchio pazzo, che questa volta me la combinata grossa. E colpa sua, lo sento. Tutte queste cose che sento, sono opera sua. Un suo giochetto del cazzo. Devo prendere una decisione. Quella donna mi deve stare lontano. Perché, all'inizio pensavo sarebbe stato divertente rubare la donna al pennuto. Ma ora... Ora mi rendo conto che quella donna, sarà la mia rovina. Perché so che è pericolosa. Perché so che è un danno per me. Ed io ci provo a tenerla vicina. Ma basta essere soli in una stanza, che io perdo ogni volontà. Che io non posso non tirarla a me. Perché il suo corpo è pura tentazione, ma non solo. È la sua anima a torturarmi, ad attrarmi come luce per falene. Prendo lungo respiro, cercando un po' di calma. Ma tutto qui è intriso di lei, del suo odore. Gridando esasperato, spalancò la finestra, spalancando le mie enormi ale nere. Abbasso lo sguardo verso il giardino, e chi vedo? La maledetta creatura, che corre trascinata da Luxy. Non sopporto più averla vicina. Persino il mio regno sembra troppo piccolo, per averla distante. Spicco il volo, teletrasportadomi fuori dai cancelli. A qualche kilometro di distanza da essi. Dove finalmente respiro aria, che non sia sua. Mi incammino con calma verso il tempio. Ma in realtà cammino, senza una meta precisa. Forse sto solo cercando il vecchio ne. Forse risposte ai miei dubbi. Michele:" Pensieroso fratello?" Alzo il capo, osservandolo atterra con calma. Muovendo con lentezza le sue enormi ali bianche. Ci mancava solo il pennuto. Oppure no... Forse è la risposta a tutti i miei dubbi. Lucifero:" Sei innamorato di lei, vero?" Lui spalanca gli occhi, come se lo avessi beccato a peccare. Io continuo a guardarlo, non mandando giù la sua faccia fintamente innocente. Alla fine sospira, sedendosi su una roccia sporgente. Michele:" Si. Sono innamorato di lei. E sono sicuro che anche lei mi ami." Nascondo un sorriso bastardo. Certo come no, per questo oggi tremava sotto il mio tocco. Perché ti ama tanto. Ma non voglio farlo scappare in lacrime. Ho bisogno di avere le risposte che cerco. Lucifero:" Come è potuto succedere? È meta demone, e tu sei mister purezza e castità." Lui sorride, divertito dal mio scatto nervoso. Perché la verità è che: Io stesso provo qualcosa per una metà angelo, io che sono il peccato in persona. Michele:" Io non so come sia successo. È successo e basta. Queste sono domande, di cui solo l'altissimo sa le risposte." Ed ecco che mette in mezzo il vecchiaccio. Sbuffando, alzo gli occhi al cielo. Lucifero:" Certo che lui lo sa. Questo è il suo ennesimo giochino del cazzo." Lui mi guarda con rimprovero, per la parolaccia. Poi torna a sorridermi dolce. Mi dà i nervi. Michele:" Neanche lui può controllare queste cose. Al cuore non si comanda, ne meno volendolo. Vedrai, che quando conoscerai quella giusta capirai." Spicca il volo, richiamato al dovere. Lasciandomi una strana espressione sul viso. Una espressione che può essere identificata con una sola parola. FOTTUTO...
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