Pov Lilith
I raggi del sole, che penetrano dalla finestra.
Mi risvegliano in un letto, che non è lo stesso degli ultimi 17 giorni.
Ci metto ben poco a ricordarmi di essere l'inferno.
E non solo per i ricordi che riaffiorano nella mente.
Le mura, non sono più bianche, ma blu scuro.
L'arredamento non è modesto e semplice.
Ma di lusso e bellezza.
Insomma, di angelico questo luogo non ha nulla.
Mi trovo sicuramente all'inferno.
Mi alzo pigramente, sperando di abituarmi a tutto questo...
Come posso dire?
Peccato, si forse è la parola giusta.
Perché tutto ciò che mi circonda splende di superbia, ambizione e ricchezza.
Cose molto lontani dal paradiso.
Indosso una vestaglia di seta, abbastanza aderente per i miei gusti.
Ma ieri sera, non avevo nessuna voglia di lamentarmi.
Dall'armadio tiro fuori un leggings nero e un top classico viola.
Posso dire che l'inferno ha un tono molto dark.
Comunque, prima di affrontare questa nuova avventura.
Mi serve un bagno, e anche molto lungo.
Il bagno, non è diverso da quello di Lucifero.
Tutto splende nei suoi colori scuri e freddi.
Sorrido, ripensando a quell'episodio "intimo".
Finito con la distruzione della camera.
Riempio la vasca di acqua calda e sali profumati.
Versando un po' di sapone ai frutti di bosco.
Questo un po' mi è mancato in paradiso.
Li queste "coccole", non esistono.
Forse ritenute inutili e vanitose.
Eppure penso che un po' di "coccole", facciano bene.
E bello amarsi e curarsi con profumi e morbidi saponi.
Mi immergo totalmente, lasciando fuori dall'acqua solo il viso.
Mentre intorno a me vige il silenzio, dentro la mia testa una bomba esplode.
E non so ne anche da dove cominciare a riordinare i miei pensieri.
La permanenza in paradiso è stata rilassante e serena, forse anche troppo.
Nonostante la mia aurea era totalmente angelica, la mia anima demoniaca non era scomparsa.
Semplicemente era solo nella mia mente.
Quindi, devo ammettere, che tutta quella calma a volte mi andava stretta.
Infatti spesso correvo alla arena, nella speranza di allenarmi con Gabriele.
In compenso, lui era ben felice di farmi partecipare agli allenamenti.
Dopo aver scaricato l'adrenalina, e il bisogno di combattere.
Mi occupavo della mia curiosità.
Ho scoperto che in paradiso la troppa curiosità è peccato.
Questa cosa all'inizio non la capivo.
Ma devo ringraziare Raffaele per avermelo spiegato.
In parole povere non è peccato il sapere, anche perché lui è l'angelo della filosofia quindi sarebbe un controsenso.
Ma è peccato la superbia di voler sapere tutto, togliendo la possibilità di credere alla cieca.
Il suo discorso in realtà ha un senso, ma non per me.
Che per natura amo il sapere in tutte le sue sfumature.
Nonostante fosse peccato, Raffaele e Salvatore hanno fatto uno strappo alla regola.
Il primo, aprendomi le porte della sua enorme biblioteca.
II secondo, insegnandomi la natura di ogni pianta e le sue proprietà guaritrici.
Ma il momento che preferivo in assoluto, era la sera.
Quando il mondo andava a dormire, ed io stavo ore a guardare l'immenso cielo.
Cercando di captare ogni suo segreto e bellezza.
Ma non ero sola.
Dopo aver terminato il suo lavoro, Michele mi raggiungeva.
Non facevamo nulla di che.
Stavamo ore sul tetto a chiacchierare.
Si metteva dietro di me, seduto, abbracciandomi e raccontandomi storie passate.
Di quando ancora gli umani non esistevano, e Lucifero non era caduto.
Sentivo molta malinconia e tristezza nellr sue parole.
Eppure non si fermava nel raccontare, dandomi un pezzo dei suoi pensieri.
Sospiro, ripensando a lui.
Al bacio di ieri sera, che non è stato il primo.
Penso di aver sentito un legame con lui da subito.
Da quel giorno che mi ha salvato dallo scontro con Lucifero.
Da subito ho sentito la sua anima buona e gentile, che compensa perfettamente con la mia contorta.
Michele è tutto ciò di cui ho bisogno.
Calma, serenità, sicurezza.
Mi stringo tra le braccia, ricordando le sue, che creavano uno scudo tra noi e la realtà.
Il nostro primo bacio, me l'ha dato due giorni prima della serata.
Lo ricordo ancora bene.
Eravamo abbracciati, come al solito, sul tetto.
Io pendevo dalle sue labbra, mentre mi raccontava della creazione della terra.
Osservavo quel luccichio negli occhi, osservavo la sua fede, il suo amore verso Dio.
In me, si è risvegliata la parte demoniaca, anche se in modo lieve.
Accendendo in me gelosia.
Ero gelosa di Dio, dell'amore che lui provava per lui.
Di quell'amore che non donava a me.
Perché incosciamente quell'angelo, ha creato in me quel sentimento così dolce e crudele.
Dolce, perché ti fa sfiorare il cielo con un dito.
Crudele, perché ti fa cadere metri sotto terra.
Nonostante questo sentimento sbagliato, sono rimasta ad ascoltare ogni parola.
Fissando i suoi occhi azzurri, così vicini al cielo.
Io suoi capelli, del colore del grano.
La sua bocca, sottile e così maschile.
A un certo punto, non lo ascoltavo più, fissavo quella bocca.
Chiedendomi che sapore avesse. cosa avrei provato ad assaggiarla.
Se aveva davvero il sapore del paradiso.
Credo che lui se ne sia accorto, smettendo di parlare, fissando con intensità la mia bocca.
Facendomi chiedere se anche lui avesse voglia di assaggiare le mie labbra.
Michele:" È sbagliato."
Mi aveva sussurato, senza smuovere lo sguardo.
Senza crederci davvero.
Io mi sono limitata ad annuire, stringendomi tra le sue braccia.
Assorbendo il suo calore, il suo profumo di rugiada.
Perché infondo aveva e ha ragione.
Perché un essere perfetto nella sua luce, dovrebbe sbagliare con un essere come me.
Un essere di luce quanto di oscurità.
Ma, nonostante la sua ragione, il suo sguardo ha vacillato.
E la sua mano si è fermata sulla mia guancia, Accarezzandomi.
Poi, la ragione ha lasciato il posto ai brividi, e la sua bocca finalmente ha toccato la mia.
Un bacio casto è delicato come lui.
Un bacio così sbagliato per un essere come me.
Così giusto per me.
Non ho approfondito, ho lasciato che lui mi baciasse come desiderava.
Perché lo desiderava.
Lo so, lo sentito in quei piccoli baci che ha versato sulla mia bocca.
Ci siamo limitati a questo, a piccole carezze sui visi.
A piccoli baci sulle labbra.
Ho sofferto nel trattenere il demone dentro di me.
Che avrebbe voluto passare la mano nei suoi capelli, e baciarlo rubandogli il respiro.
Ma ho resistito, accontentantomi di quello che riusciva a darmi per sua natura.
Sospiro giocando con la schiuma che si è formata sull'acqua, esattamente sul mio seno.
In realtà un po' me ne pento.
E dentro di me avrei voluto baciarlo come desideravo.
Donandogli davvero tutto il mio essere, e non solo il mio lato angelico.
E invece non lo fatto, ed ora non lo rivedrò per molto tempo.
Chiedendomi se lo rivedrò.
Se lo potrò rivedere.
Se avrò la scelta di poterlo rivedere.
Quello che ho detto a Lucifero ieri sera, è vero.
Non sono un essere con libero arbitrio.
E questo pensiero, mi porta a ieri sera.
All'inizio serata tranquillo, almeno finché non sono finita tra le braccia del diavolo.
Quel ballo, quel fuoco, quel piacere.
Lucifero sa davvero come toccare e sedurre una donna.
Sa creare in me, adrenalina e piacere.
Sbuffo, sprofondando anche con il viso.
Sprofondando nella mia confusione.
Fino a ieri sera ero certa al cento per cento su ciò che provo per Michele.
Ma poi, con quel ballo, quegli sguardi, quel tocco...
Non lo so...
Riesce a creare in me attrazione e desiderio.
Confusione e adrenalina.
Esco fuori dall'acqua, accompagnata dallo strisciare dell'acqua sul mio corpo.
Il freddo a contatto con i miei piedi caldi e bagnati, mi dà i brividi sulla schiena.
Ma, circondandomi con un asciugamano, riesco a darmi sollievo.
Mi avvicino al lavandino, togliendo l'appanno sullo specchio.
Osservo i miei occhi, quasi indentici nel loro rosso fuoco.
Rispecchiano pienamente la mia anima risvegliata.
La mia parte demone.
Ieri sera è stata la prima volta che mi trasformavo in quel modo.
Non so nemmeno come abbia fatto.
So solo che sentivo rabbia dentro di me.
Follia e distruzione.
E mentre la trasformazione è stata facile e incontrollata.
Tornare umana è stato tutt'altro.
Ho sentito le ossa piegarsi e rompersi.
Le unghie tornare nella carne centimetro dopo centimetro.
I denti spaccarmi le gengive, e esse ricucirsi.
Tanto il dolore da svenire.
Per poi risvegliarmi stretta al petto di Lucifero.
Ho capito subito che mi stava portando qui, all'inferno.
Ed io non potevo andar via così, senza salutare Michele e gli altri.
Lo baciato, e un po' me ne sono pentita.
Perché per tutto il tempo ho sentito lo sguardo di fuoco e fastidio di Lucifero.
Ho sofferto la sua freddezza durante il volo verso casa.
Che non è cambiata quando mi ha indicato una camera a casa, andando via.
Mi passo le mani nei capelli bagnati, cercando una logica nel mio cervello.
La realtà è che non so cosa voglio e di cosa ho bisogno.
Osservo ancora i miei occhi, simili a quelli di Lucifero.
Lui ha un effetto strano su di me.
Mentre Michele mi dà sollievo all'anima.
Lucifero mi fa tremare sotto pelle.
Che nervi, che sia maledetto quello stronzo di un diavolo.
Ma non gliela darò vinta, mai e poi mai.
Se lui dovesse scoprire l'effetto che ha su di me, sarebbe la mia rovina.
La porta di spalanca, attraversata da una donna elegante e sensuale.
La riconosco, e la cortigiana di Lucifero.
Nonché governatrice dei demoni di lussuria.
Lexy:" Vedo che ti stai già preparando.
Ti serve qualcosa?"
Ha il tono annoiato, ma è una falsa.
Perché i suoi occhi vagano sul mio corpo poco vestito.
Lilith:" In realtà si.
Voglio delle lenti a contatto."
Lei rimane un po' stupita dalla mia richiesta.
Ma quando si sofferma sui miei occhi, forse capisce le mie necessità.
Qui non siamo in paradiso.
Qui la gente mi guarderà male, mi giudicherà, mi riterrà qualcosa di innaturale.
Ironico dato che sono anche io creatura di Dio.
Annuisce la demone, pronta ad andare via, prima di fermarsi a pochi passi dalla porta.
Lexy:" Per quanto può valere.
Grazie di avermi salvato."
Incrocia un attimo il mio sguardo.
Aspettandosi chissà quale spiegazione.
Ma alla fine si accontenta di un mio cenno di consenso.
Non ho bisogno di spiegarle perché l'ho fatto.
Lei era in pericolo, era una mia alleata, quindi è stato naturale aiutarla.
Lexy:" Vado a recuperarti quei cosi.
Anche se penso che non dovresti nascondere tanta bellezza naturale."
Sculetta andando via, lasciandomi con un sorriso amaro.
E da tanto che nascondo questi occhi.
L'unico dettaglio superficiale che mi rende diversa.
I bambini nell'orfanotrofio dicevano che ero maledetta.
In realtà, non si sono sbagliati così tanto.
Questi occhi sono il segno che il mio destino, era già scritto quando sono nata.
Sono stanca di pensarci, e essere demone aumenta la mia rabbia e la mia malinconia.
In un mix incontrollato e pericoloso.
Decido di lasciare stare il mio riflesso, tanto non cambierà.
Infilo l'intimo, pizzo nero che risalta ancora di più il mio seno.
Rendendomi volgare e demoniaca.
Prima che infili la maglia, entra senza permesso Lexy.
Che si ferma di colpo, a fissarmi.
All'inizio penso stia guardando i lividi di ieri.
O le cicatrici del mio passato.
O la voglia a forma di ali sul fianco.
E invece no, sta guardando il mio corpo.
Più precisamente il mio seno.
Si lecca il labbro superiore, con un scintillio di piacere negli occhi.
Mi guarda con desiderio.
Sbuffando, infilo velocemente la maglia.
Non posso negare che Lexy sia davvero bellissima e sexy, e un pensierino in un'altra vita ce l'avrei fatto.
Ma per ora, mi bastano i due fratelli.
Lilith:" Lo sai, così mi consumi."
Le sorrido tra il malizioso e il divertito.
Felice che lei ricambi allo stesso modo.
Non voglio avere inemicizie già da subito.
Lexy:" Non puoi negare che sei una bomba sexy.
Ma cercherò di trattenere i miei bollenti spiriti."
Mi sorride, lanciandomi una scatolina, che afferro al volo.
Finalmente le mie amate lenti.
Finisco di infilarmi il leggings, con fatica per la sua aderenza.
Per poi mettere le lenti marroni.
Così mi sento un po' meglio.
Posso nascondere a me stessa la mia natura contorta.
Lexy:" Andiamo baby.
Ti mostro l'inferno."
Con un sorriso, mi porge la mano, pronta all'avventura.
Accetto volentieri perché dovrò rimanere qui 15 giorni.
E di fare le ragnatele in camera non ne ho voglia.
Il castello è come lo ricordavo, per quel poco che ho visto la prima volta.
Un mix tra l'antico delle mura in pietra e il pavimento in marmo.
Mischiato allo stile moderno della mobilia.
In tutto questo una cosa è sicura, il diavolo non bada a spese.
Mentre percorriamo i diversi corridoi, Lexy mi spiega la funzione di ogni camera o il suo ospite.
Al terzo piano, il piano più alto, c'è la mia camera, quella di Lucifero e una vuota.
In teoria la camera degli ospiti.
In pratica la camera dove Lucifero consuma le sue relazioni clandestine e peccaminose.
Lilith:"Non ti dà fastidio essere una tra le tante?"
Mi mordo il labbro inferiore, per la mia incapacità di fermare la mia bocca.
Ma lei sorride, saltando da un gradino all'altro, verso il secondo piano.
Lexy:" No, per nulla.
Io non provo quel tipo di sentimento per il mio signore.
Lui è il mio re, il mio leader.
Condividiamo il peccato della lussuria, ma nulla di più."
Mi sorride mentre parla tranquilla.
Lasciandomi perplessa per la sua personalità rilassata e socievole.
Lilith:" Non ti immaginavo così."
Continuo a parlare, osservando le sette porte che popolano il corridoio.
Porte di legno massiccio, tutte di colore diverso.
Lexy:" Nulla è come sembra.
Mai giudicare una donna, dalla lunghezza della sua gonna."
Ammica con un occhiolino, percorendo il corridoio.
Questo è il piano dei sette peccati capitali.
Ognuna identifica perfettamente chi ci dorme.
Rossa, con un serpente che tiene tra i denti una rosa rossa.
Lussuria.
Viola, con un lupo che ringhia a chiunque voglia entrare.
Ira.
Gialla, con un corvo che custodisce con gelosia un sacchetto di monete.
Avarizia.
Azzurro, con un ratto che tranquillo riposa tra gli Allori.
Accidia.
Verde, con un rospo che lecca una rosa appassita.
Invidia.
Blu, con un pavone che si riflette in una pozza.
Superbia.
Marrone, con un porco che magia di tutto.
Gola.
Mi fermo a riflettere su ognuno di essa, con sguardo assente.
E Lexy sembra notarlo.
Lexy:" Qualcosa non va?"
Sospiro distogliendo lo sguardo, tornando a seguirla verso le scale.
Lilith:" Niente."
In realtà penso a tutto.
A tutto ciò che sono.
Chiedendomi a quale porta io appartenga.
In realtà mi sento lontana e vicina a tutti questi peccati.
E come se vivessi sulla soglia di ognuna di esse.
Ancora una volta nella mia vita, non so a cosa appartengo.
Nonostante ora sia demone, ciò non cambia ciò che sento.
La mia aurea sa di inferno, come il mio odore o il mio aspetto.
Ma dentro di me, non è cambiato nulla.
Come non è cambiato nulla quando ero in paradiso.
Speravo che la collana mi desse il mio posto nel mondo.
E quando mi sono sentita una estranea in paradiso, credevo che qui avrei avuto qualcosa.
E invece niente.
Rimango troppo sbagliata e troppo giusta in qualsiasi posto.
Raggiungiamo il piano terra.
Mi spiega le attività del altre stanze.
Cucina, sala da pranzo, sala riunioni, sala del trono e tante altre.
Ma io sono ancora nei miei pensieri contorti e senza risposte.
Almeno finché non vado a sbattere contro la sua schiena.
Lexy:" Mio signore."
Alzando gli occhi, la trovo piegata, davanti al suo sovrano.
Lucifero
Bello come sempre, nel suo completo elegante e semplicemente blu.
Nulla di troppo appariscente ed è questo a renderlo perfetto.
La sua capacità di essere bello, anche in un semplice completo.
Non la calcola minimamente, soffermandosi pochi secondi su di me.
Fissa i miei finti occhi, con disprezzo e amarezza.
Distogliendo quasi subito lo sguardo e andando via.
Nell'azione mi passa affianco, sussurando qualcosa solo per me.
Lucifero:" Odio la falsità.
Preferisco le bellezze naturali."
E senza darmi possibilità di rispondere, è già andato via.
Ho capito subito a cosa si riferisce.
Non gli piace che abbia nascosto i miei occhi.
Ma non mi interessa.
Non è lui a decidere, cosa io debba mostrare di me.
Orgogliosa come sono, mi impongo di non guardarlo.
Anche se il suo sguardo mi tormenta.
Anche se quegli occhi neri, mi smuovono qualcosa dentro.
Decidendo di distrarmi, torno a guardare Lexy.
Mentre tranquilla continua il suo tour, che io non sto seguendo.
Non ho dimenticato il suo cambio di "personalità" dinanzi a lucifero.
E incosciamente sorrido.
Anche lei come me, si nasconde dietro a una maschera.
Che indossa perfettamente, impersonificando la dama, e suddita, del diavolo.
La governatrice della lussuria.
Mi chiedo se tutti sono così.
Se lo fanno con tutti, o solo con Lucifero.
Lexy:" Non guardarmi così."
Si ferma di colpo, irrigidendo la schiena.
Come se il mio sguardo addosso avesse davvero un peso.
Lilith:" Non so a cosa ti riferisci."
Si volta di scatto verso di me.
Inchiodando con uno sguardo serio, e un po' triste.
Usando un tono basso, in modo da poterla sentire solo io.
Lexy:" Ascoltami.
So che spesso mi vedrai diversa
E forse non capirai molti miei gesti.
Ma sappi che non posso fare altrimenti."
Mi ridà le spalle.
Siamo arrivati al giardino suo retro.
Un giardino perfetto per il castello in cui dimoriamo.
Ancora una volta Lucifero si contraddistingue con la sua perfezione, anche nei dettagli.
Ci fermiamo in un piccolo gazebo, abbastanza lontane da orecchie indiscrete.
Lei si siede sbuffando a un piccolo tavolino da tè.
Invitandomi a fare altrettanto.
Non le faccio domande, perché non serve.
So che vuole dirmi qualcosa, sento il suo desiderio di confessione.
E non devo aspettare molto.
Lexy:" Come sai, io sono una dei sette consiglieri, per giunta l'unica donna.
La mia posizione ha dei privilegi, ma anche dei pericoli.
Essere caduta con Lucifero, non mi dà il mio posto per diritto.
E molti aspirano a essere più vicini al re."
Mi indica un punto poco lontano.
Dove posso notare uomini e donne, con atteggiamenti lussuriosi e sicuri, che si recano verso l'interno della dimora.
Lilith:" Come unica donna, sono ritenuta la più debole.
Quella facilmente sostituibile.
Per ciò non posso permettermi debolezze.
E spesso mi vedrai stronza e crudele."
Ecco perché porta questa maschera.
Ma non per lucifero, ma per tutti gli altri.
Che aspettano una sua mossa falsa, per tagliarle la testa.
Torno a guardare lei, che tranquilla richiama con la mano un'anima serva.
Ho notato che ce ne sono molte dentro il castello.
Se non sbaglio sono anime con peccati lievi che, come punizione, servono il re.
Finché non avranno la assoluzione dei peccati.
Ci viene servito del buon vino bianco, ottimo peccato di gola.
Per poi essere lasciate di nuovo sole.
Lilith:" Perché mi stai dicendo queste cose?
Infondo sono una sconosciuta."
Ondeggio il calice tra le dita, osservando ogni suo gesto o espressione.
Notando nei suoi occhi la piena sincerità.
Lexy:" Non lo so.
Qualcosa in te mi ha colpito, quando mi hai salvato."
In realtà non ricordo ogni dettaglio.
Durante i combattimenti, la mia parte demoniaca prevale, facendomi diventare battaglia.
Lexy:" Mi hai guardato, anche se per poco.
E dentro ai tuoi occhi, ho visto qualcosa
Un qualcosa che avevo visto solo una volta nella mia vita."
Fermo il movimento della mano, sentendo la curiosità che sprigiona in me il suo sguardo sicuro.
Lilith:" Cosa?"
Sorride, bevendo un sorso di vino, giusto per farmi stare sulle spine.
Lilith:" Durante la battaglia, che ci ha portato alla caduta, stavo per essere ferita.
Finché qualcuno non mi ha salvato.
E nei suoi occhi ho visto la stessa scintilla."
Si ferma ancora, buttando giù un altro sorso.
Senza mai lasciare i miei occhi.
Che chiedono con disperazione, senza saperne il perché, il nome di quella persona.
Lexy:" Lucifero."