IV

3205 Parole

IVIl segaligno sacerdote, o sacrestano che fosse, il mio accusatore insomma, parlava con enfasi, ma, fortunatamente, adagio; assai più adagio di quando mi era sorto dinanzi, terribile, all’uscita dal Tempio, al momento del mio arresto. Parlava secondo una cadenza lenta e solenne, quasi scandendo le sillabe; sicché io potevo seguire e intendere facilmente quasi tutto ciò che egli andava esponendo al Grande Giudice, cioè al Principe di Làvar, il Sublime Kanfed; nel cui palazzo si celebrava il processo contro di me. Contrariamente alla agitazione dei giorni precedenti, io ero abbastanza tranquillo, quasi che quanto accadeva nella sala non mi riguardasse. Man mano che, seguendo il discorso dell’Accusatore, acquistavo coscienza delle colpe che mi si attribuivano, la paura scompariva e subentra

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