Codesti ricordi, e altri che confluivano velocemente nei pensieri commossi della mia attesa, mi confermavano la misteriosità del personaggio; che sentivo in qualche modo legato alla mia sorte e che in qualche modo invocavo, come avesse il potere di liberarmi. Mi chiedevo, tra l’altro, ancora una volta, quale potesse essere l’età di Javahan. Lo consideravo mio coetaneo, forse per quell’inganno della somiglianza con un mio compagno di scuola; tuttavia io mi rivolgevo a lui come fosse molto più vecchio di me; con un rispetto, intendo dire, che in mancanza di altri attributi prestigiosi, non poteva essere motivato se non dall’età. Invece l’aspetto di Javahan non dice nulla, quanto all’età. È una carta muta, su cui si può scrivere indifferentemente quaranta o sessanta. Si può dire che è un uomo

