Chapter 3

792 Parole
Brasile, Stato di São Paulo – Litoral Sul Paulista. Città di Praia Grande – Mercoledì 17 maggio 2017 - “Studio dello scrittore Learco Learchi” Le riproduzioni di due carte gografiche antiche erano poste sullo scrittoio: rappresentavano quello che, attorno l’anno 1500, si credeva fosse il planisfero terracqueo. La prima di queste era la famosa mappa, considerata da Graham Hancock e altri appassionati di “misteri” la prova che l’Antartide era già conosciuta secoli prima della sua effettiva esplorazione ed era già stata misurata in modo preciso e pubblicata nel 1531 da Oronce Fine (chiamato Oronzio Fineo in italiano e Orontius Finaeus in latino), un importante matematico che disegnò anche carte geografiche basate su studi geometrici dei diversi tipi di proiezione sferica o cordiforme. La seconda era una carta geografica di epoca, poco anteriore. Rappresentava la mappa dell’ammiraglio turco Piri Re’is, scoperta nel 1929 quando il vecchio Palazzo Imperiale di Istambul venne trasformato in museo, era solo una parte della carta originale, che raffigurava tutto il mondo conosciuto. In questa porzione superstite si vedono l’oceano Atlantico, le coste occidentali dell’Europa e dell’Africa e quelle orientali dell’America. È datata “anno islamico 919” quindi il nostro 1513 (ma venne presentata al Sultano nel 1517). Nei prossimi mesi Learco avrebbe dovuto fare riferimento ai luoghi indicati dalle due mappe, anche se, geograficamente, ubicati con sommaria approssimazione. Nella mente dello scrittore si stavano aggirando molti pensieri che, macinati insiene alle nozioni accumulate nella propria vita e lubrificati dalla sua cretativa inventiva, sarebbero divenuti la creta con la quale plasmare la storia, dandogli corposità e forma. Era così che, usulamente, nascevano i romanzi di Learco. Rosicchiando il bocchino di una delle sei pipe che, ancora possedeva, la concentrazione gli era più facile. Quella delle pipe era una mania che gli era rimasta anche dopo aver smesso di fumare, più di venticinque anni addietro. Le custodiva con gelosa attenzione, ne aveva cura pulendole periodicamente. Quello del nettare le pipe era, per lui, un rito: ne raschiava il fornello carbonizzato da tempo, lo ungeva con una soluzione di Brandy spagnolo e del miele. Le caricava, quindi, con qualche presa di tabacco dolce e profumato che pressava con metodica attenzione, con l’apposito strumento. Quando metteva in bocca una delle sue pipe, così conciate, ne assaporava l’aroma dolciastro ma non accendeva il tabacco. Teneva la pipa in bocca più per vezzo che per effettiva voglia di fumare. Non ne sentiva più il bisogno ché la fase gestuale era ciò che, ormai, lo appagava in quanto il vizio del fumo l’aveva vinto per sempre. Aveva, però, il gusto di sorseggiare, ogni tanto, parte di quel Brandy spagnolo - il Cognac francese costava troppo, in Brasile - e ciò lo riportava, con la mente, ai ricordi di quando viveva in Europa. L’aroma di quel distillato di vino con gradazione alcolica dal 36 al 40% era, per lui, decisamente migliore dei Whiskeys scozzesi, irlandesi o del Bourbon americano. Quanto alla Cachaça brasiliana che ogni tanto assaggiava, questa, era paragonabile alla Grappa italiana od alla Vodka polacca o russa, anche se di sapori decisamente differenti. Non che Learco fosse un bevitore: si accontentava di un bicchiere di buon vino rosso pranzando -ma solo con determinate pietanze e versato in un appropriato bicchiere di cristallo che permettesse di sentirne, appieno, gli aromi - gli piaceva la Birra brasiliana perché, non pastorizzata, non gonfiava la pancia e la sua gradazione era di molto inferiore a quella europea. Learco lo si poteva definire, più un gaudente, che un bevitore nel vero senso della parola ed anche della vita e delle donne, gli piaceva godere ancora. In Brasile la vita è differente così come diverse sono le donne brasiliane, le frutta, il clima e la luce dei panorami: quella luce apprezzata da fotografi e pittori. In Italia, a Learco veniva da comporre, romanticamente, in versi mentre, sotto le stelle della Croce del Sud, era più congeniale al proprio carattere, dipingere i colori di quel pezzo di paradiso caduto in terra e scrivere i suoi fantasiosi romanzi nel quale, per lo più, erano ambientati. Quando poetava si rifaceva ai propri amori perduti, Quando romanzava si calava nei personaggi da lui inventati ed iniziava, ogni volta, un’avventura alla quale partecipava come esserci dal vivo. Era questa una particolarità del proprio modo di raccontare, dove i personaggi pareva vivessero di vita propria, ribellandosi a chi ne aveva stabilito i ruoli e le battute del copione. Learco descriveva quello che i protagonisti facevano e, sovente, si sorprendeva a spiarne i comportamenti attendendo l’evoluzione e l’epilogo di quel romanzo il cui finale non poteva, mai, prevedere. Quando lo scrittore iniziò a scrivere “Davanti alle Bianche Scogliere” sapeva, già, tutto questo ed era pronto a viverlo, accettando ogni imprevisto.
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