England (UK) – Contea Bedfordshire. Città di Luton – Domenica 21 maggio 2017 - “Giovane, libero ed attraente”
Richard Penton stava avviandosi al posteggio delle autovetture riservato al personale di volo: era atterrato da circa mezz’ora e smontato dal proprio turno di lavoro. Non vedeva l’ora di giungere a casa per prendere una doccia calda e, poi, mettersi a letto. Quello di pilotare aeromobili di linea intercontinentale era una fatica che la responsabilità faceva molto pesare. Fortunatamente, i prossimi sarebbero stati i tre giorni di riposo che gli spettavano.
Luton è una città con status di “borough “amministrata in maniera indipendente dalla contea del Bedfordshire. In quel centro situato a 51 chilometri a nord di Londra, vi è anche il “London Luton Airport” dal quale partivano ed arrivavano i voli delle linee interne ed europee.
A Luton, Richard era giunto piccolino, con la famiglia, quando Rex, suo padre, vi ci si era trasferito perché assunto, come Capo reparto dell’azienda automobilistica “Vauxhall Motors” (sussidiaria della General Motors), nata nel 1905, e fino al 2000 vi aveva lavorato tutti i giorni feriali fino a quello nel quale era entrato in quiescenza.
Richard era un uomo di quasi 36 anni - che avrebbe compiuto di lì a poco - divorziato senza figli, alto e longilineo, con capelli biondi, occhi azzurri come il cielo nel quale volava ed un aspetto decisamente piacente. Viveva, solo, nella casa ereditata anni prima da uno zio che non aveva né moglie né figli: era il fratello, molto più vecchio, del padre di Richard. Alle pulizie di casa badava una colf, ad ore, che si occupava anche del bucato e di stirare camicie ed indumenti.
Era appena entrato in casa quando il telefono squillò. Il nome apparve sul display: era Susan, una delle amiche di Richard, che stava chiamando. L’uomo sollevò la cornetta del ricevitore.
«Su-usa-a-an… sei puntuale e gentile, come sempre, mia cara!» disse Richard con voce cordiale.
Susan conosceva gli scali che Richard toccava e gli orari di partenza e di arrivo. Non mancava, mai, di telefonagli quando tornava a casa. Era un modo per far sentire la di lei presenza, discreta ma costante. Si era innamorata dell’uomo al loro primo incontro avvenuto, casualmente, ad un cocktail-party in casa di amici. Si erano, poi, rivisti iniziando a frequentarsi ed era nata una tenera amicizia ma, ancora, nulla di più c’era stato.
«Volevo, solo, darti il bentornato a casa… tesoro!» disse la voce, sensuale, della donna che poi aggiunse: «… mi sei mancato in questi due giorni ma ora ti lascio andare a dormire. Ricordati che Martedì sera sei a cena da me.» La comunicazione s’interruppe e Richard poté, finalmente, togliere l’uniforme di volo, la biancheria sudaticcia, mettendosi sotto il getto di quella doccia calda, che tanto aveva desiderato e che, finalmente, poteva godere rilassando muscolatura e cervello. Sembrava che pensieri e fatica venissero lavati via con il getto di quell’acqua profumata dallo shampoo tonificante che dalla testa gli scendeva sulla pelle lungo il corpo, accarezzandolo in maniera quasi voluttuosa. Sotto quel massaggio gli venne da pensare a Susan ed al desiderio che provava per il corpo di lei, ogni qual volta sentiva la sua voce per telefono. Non sapeva se la stessa cosa accadesse alla donna e si ripromise di decidersi, prima o poi, a dichiarare i propri sentimenti: occorreva, però, l’occasione giusta per farlo. Non che fosse timido, tutt’altro, con le donne ci sapeva fare. Con Susan sentiva, tuttavia, di doversi comportare in maniera differente che con le altre. Susan era una donna impegnativa e non era il tipo da “una botta e via”.
Avvolto nel suo accappatoio di morbida spugna, si era messo, poi, davanti al computer e stava scorrendo l’elenco della corrispondenza apparso sulla sua e-mail personale.
«Nulla di interessante, quelle lettere possono aspettare, le leggerò domani e digiterò le risposte» si disse, avviandosi verso la camera da letto. Chiuse le tapparelle in modo che la luce non filtrasse all’interno, tirò le cortine delle tende, s’infilò, nudo, tra le lenzuola. Il profumo sapeva di pulito, di buono, ed il tessuto avvolgendolo, accarezzava la sua pelle e l’immagine di Susan gli riapparve. Con quella sensazione chiuse gli occhi e piombò in un sonno profondo senza incubi né sogni.