Nord-Pas-de-Calais. Villaggio di Monchy – Lun 20 Giamon a.D. 446 - “In rotta verso la Penisola di Kernow”
Non avevano trovato, come sperato, nessuno dei loro sulla costa Bretone. Evidentemente il grosso del convoglio originario aveva voltato la prua verso le bianche scogliere, cercando un altro lido.
Ad Elék non rimase che fare ciò che, due anni prima, gli altri Celti, guidati dal vecchio Re Gradholon, avevano fatto prima di lui.
Il drakar costruito con il legno duro del Nuovo Mondo, attraccò il giorno dopo, a Sen Ostell, sulla parte Occidentale della Penisola di Kernow. In quel luogo ebbero la fortuna di trovare molti dei loro parenti: i Celti che, provenienti dall’isola che fu sommersa dalle acque della Manica, colà si erano stanziati. Sbarcati e riconosciuti, fu allestito un banchetto in onore degli uomini che, in molti, credevano ormai periti nella tempesta di allora. Più di trenta furono i cinghialetti messi allo spiedo e quattro le botti dalle quali spillare la buona birra scura. I maggiorenti locali accolsero Elék alla loro tavola e dalla sua voce vollero ascoltare la storia avventurosa nel Nuovo Mondo. Quando Elék prese la parola, il rumore di vasellame, coltelli, e bocche affaccendate a masticare, cessò. Il racconto fu lungo e dettagliato. Pareva una favola ed ognuno si trovò immerso in un sogno irreale. La descrizione della battaglia contro gli indios, per la conquista della spiaggia d’approdo, la pacificazione ed il matrimonio con le belle figlie di questi, avevano eccitato gli uomini del Villaggio di Sen Ostell. La spedizione nell’interno e la sottomissione di altre tribù, i cui uomini furono messi al lavoro per l’edificazione della “Città dalle Porte Rilucenti” con al centro la “Grande Piramide” mandò in visibilio gli attenti ascoltatori. La descrizione delle cerimonie dell’unzione nel “Fidnemid”, prima, e l’incoronazione nel “Tempio della Piramide”, dopo, ed il giuramento di obbedienza con l’atto di sottomissione fece nascere un’esclamazione di stupore compiaciuto: Galadon era divenuto, dunque, il “Re dei Celti di Tirn Aill” con tutti i crismi sanciti dal credo e dalle loro leggi. Differente fu la reazione quando Elék narrò il seguito di tutta la storia ed una vena di tristezza si trasmise a tutti gli astanti: qualche donna si mise a piangere.
Gli uomini di Elék, che non avevano famiglia in quel villaggio, si misero alla ricerca dei parenti in altri insediamenti della penisola e si sparsero un po’ dovunque. Fu così, che si propagò la leggenda di Re Galadon e l’impresa nel Nuovo Mondo entrò a far parte della storia dei Celti di Kernow.