41 Il dottor Zamboni afferrò Francesco per il collo con entrambe le mani, sbattendolo di peso contro lo stipite. Francesco tentò di attutire il colpo sporgendo le braccia all’indietro, ma urtò la maniglia con la punta delle dita incerottate. Il dolore fu atroce. Trattenne a stento un grido. «Cosa ti sei messo in testa, eh?» ringhiò il dottor Zamboni. Finalmente poteva sfogare la collera. Seppure gli mancasse il fiato, Francesco non tentò di difendersi e rimase con le braccia lungo i fianchi. I timori che l’avevano oppresso per tutta la sera si erano rivelati fondati. Non si era trattato di un’impressione: il dottor Zamboni aveva saputo, o forse solo intuito, l’accaduto. Non faceva differenza. Non c’era più nulla che Francesco potesse fare. Capì di essere perduto. «Allora? Hai un pe

