Mickey rallentò il cavallo e smontò quando si fermò. Tenne le redini con una mano e accese la lampada portatile nell’altra, puntandola verso il suolo. Con il fascio di luce setacciò il sottobosco innevato, studiando la zona, poi si inginocchiò e toccò la neve compressa nelle impronte di zoccoli diversi e rimosse la neve da un’altra. Davanti a quello il mio cuore soffrì per mio padre, il padre che conoscevo, quello che mi aveva insegnato che un vero esploratore si avvicina al suolo e mette le mani nella terra. «Sembra che due cavalli siano passati di qui oggi,» disse Mickey. Indicò davanti a noi, ma non riuscii a capire dove. Fissai il suolo e, nonostante l’addestramento di mio padre, vidi solo un ammasso di impronte di zoccoli. Dovevo fidarmi della parola di Mickey. Puntò la luce a terra

